Mazda MX-5 2.0 Skyactiv-G RF Automatica: stesso piacere di guida, diverso modo di affrontare l’asfalto [PROVA SU STRADA]

La rinuncia allo splendido manuale può avere un suo perché

Non a tutti piace aggredire la strada e stare sempre concentrati nelle guida, a coordinare i giri motore con l'andamento dell'asfalto e con la danza del piede destro tra acceleratore e freno, mentre il sinistro si deve occupare dell'ormai (per molti) desueta frizione. In quest'ottica, la MX-5, con il cambio automatico, diventa perfetta per godersi le belle passeggiate con il vento che accarezza i capelli, in totale relax. All'occorrenza, però, il comportamento in curva resta quello godurioso di sempre.

Tra i vari ingredienti che hanno contribuito alla ricetta perfetta della Mazda Mx-5, un mito longevo che l’anno prossimo festeggerà 30 anni di “passione per la guida”, c’è indubbiamente il cambio manuale. Si dalla NA (la prima serie con i fari a scomparsa), generazione dopo generazione, la Miata (così è conosciuta oltreoceano) ha vantato dei cambi manuali, “da manuale”. Leva cortissima, innesti secchi e precisi come un grilletto, un semplice movimento del polso per passare da una marcia all’altra con un godimento tale che ti ritrovi a cambiare più volte del dovuto, giusto per il piacere di sentire quella catena di ingranaggi così goduriosa che lavora sotto al palmo della propria mano. E così, ritrovarsi ad avere a che fare con una Mx-5 con cambio automatico, è un po’ come approcciarsi ad un hamburger senza carne, ad una pizza margherita senza mozzarella. Ma siccome i tempi cambiano, ed anche le mode ed i gusti della gente, così come impera la moda del Veg-Burger, ci sono quelli che, come per il Tofu con la carne, non vogliono più rinunciare alla comodità ed alla fluidità del cambio automatico, neanche a fronte di un comando sopraffino come il 6 rapporti della ND.

Design e Interni:  ★★★★½ 

Con il tetto retrattile, se possibile, guadagna ancora più fascino

Sin dal sua presentazione, a fine 2014, Mazda ha volto evidenziare come la Mx-5 ND volesse ritornare alle origini, ritrovare lo spirito della NA. E così, dopo la NC, la meno apprezzata dai puristi in quanto giudicata “troppo grande ed appesantita”, la ND si è fatta più compatta: ben 10 centimetri in meno in lunghezza, che si accompagnano ad un’altezza da terra davvero minima. Praticamente un go-kart circondato dalla jungla di suv e crossover che ormai imperano sulle strade. Lo stile, ennesima convincente interpretazione del “Kodo Design”, è decisamente moderno ma anche di rottura rispetto al passato. Le forme sono elaborate e le superfici meno lineari, molto più lavorate, a tutto favore di un dinamismo senza precedenti. Il frontale è davvero cattivissimo, con la grossa presa d’aria ed i fari dal taglio accigliato, incastonati nella carrozzeria, tanto da sembrare quasi scolpiti con una lama. Il cofano, lunghissimo, sovrasta gran parte della vettura, tanto che l’abitacolo risulta decisamente arretrato, con i (due) passeggeri che siedono praticamente sull’asse posteriore. L’andamento della fiancata è sinuoso come il corpo di una bella donna, con i parafanghi ed i passaruota molto pronunciati, che sembrano contenere a fatica le pur non enormi ruote da 17”.
Tra la ND con il soft top e la RF sono i gusti personali a dettare la scelta. Quest’ultima (la sigla RF sta per Retractable Fastback) mantiene infatti inalterato l’equilibrio e l’armonia delle forme della sorella roadster, guadagnando però il tetto retrattile in stile “targa”. All’occorrenza, comunque, il tetto, grazie ad un sofisticato meccanismo di apertura (assolutamente spettacolare da vedere in azione), scompare in appena 13 secondi nel retro della vettura, regalando il piacere della guida con il vento tra i capelli, senza peraltro rubare neanche un centimetro di spazio al bagagliaio.
Avendole provate entrambe, tuttavia, possiamo dirvi che la RF, sfilando per le vie di Milano, catturava davvero tanti sguardi di ammirazione (addirittura più della sorella con il tetto in tela).

Interni: strettamente per due, ma curato ed accogliente

L’emozione a bordo della Mx-5 RF inizia già aprendo la portiera. Specialmente chi è molto alto, dovrà mostrare delle buone doti di agilità per “calarsi” nel sedile praticamente rasoterra. Una volta seduti, però, si viene appagati da una sensazione old-style che colpisce sempre gli appassionati di auto sportive: i parafanghi ed il cofano motore sono così pronunciati da risultare visibili anche dal posto guida. A ciò si accompagna l’esaltazione di una seduta parecchio arretrata, praticamente sull’asse posteriore, con il lungo cofano (ed il motore che si cela sotto) a sovrastare la strada. Proprio il posto guida, però, non è esente da qualche critica: il volante, infatti, non risulta regolabile in profondità, e questo potrebbe creare qualche grattacapo ai più alti di statura. Ma non disperate: con il MY 2019 appena presentato, questo difetto è stato finalmente eliminato. Ciò che rimane, invece, è la cronica mancanza di vani porta-oggetti, cosicché si è in difficoltà per stivare oggetti come l’onnipresente smartphone o, ad esempio, le chiavi di casa e del box, sempre fastidiose da tenere in tasca mentre si è alla guida. Per il resto l’abitacolo della RF, per quanto votato alla sportività, è tutt’altro che povero o spartano. Non mancano attenzioni al confort ed alla tecnologia, come un sistema d’infotainment d’avanguardia, i sedili riscaldati, il blind spot indicator ed il lane departure warining. Il tutto, peraltro, risulta curato e ben fatto, pensato per durare nel tempo. A regalare un certo tono all’abitacolo ci pensano poi gli interni in pelle Nappa, che in abbinata al Machine Grey Metallic dell’esterno regalano un squisito equilibrio tra sportività ed eleganza che ci sentiamo fortemente di consigliarvi al momento dell’acquisto. Il bagagliaio, infine, per quanto risicato (127 litri di capienza) consente comunque di piazzare due borsoni morbidi per il week-end di coppia.

Comportamento su Strada:  ★★★★½ 

Il dinamismo in curva resta lo stesso, ma l’automatico cambia l’approccio alla guida

In un momento storico in cui i grossi temi per il mondo dell’auto sono la guida autonoma e l’elettrificazione, la Mx-5 è un po’ come una macchina del tempo, consente di tornare indietro e riassaporare un gusto e delle sensazioni dal sapore assolutamente old style. Un piacere di guida ancora analogico in un mondo che ormai è digitale. Pochi filtri, pochi artifizi elettronici, e la sola concessione alla modernità data dai dispositivi di sicurezza e dal tasto sport, la cui influenza resta comunque marginale. Per il resto la RF è una vettura capace di fare sentire la strada, di divertire sempre e comunque, senza doversi necessariamente impegnare raggiungendo velocità da ritiro patente. In curva, nella fase di percorrenza, comunica tutto, ed anche senza forzare esageratamente l’andatura, ci si gode una bellissima danza tra sotto e sovrasterzo, che rende la guida di un divertimento senza eguali. L’assetto è tendente al rigido ma ben lungi dall’essere piatto come una tavola. La RF, dopo un attimo di inerzia in inserimento, trova l’appoggio sulle ruote esterne, con il muso che resta sempre ben saldo. A quel punto, il bello, sta tutto nel giocare con l’acceleratore. Volendo, la Mx-5 la si fa curvare più usando il gas ed i trasferimenti di carico piuttosto che il volante. Volante che, dalla sua, è piuttosto pronto nella sua azione, e consente sempre di capire quello che sta succedendo alle ruote anteriori. Ciò che non ci ha particolarmente stupito, invece, sono i freni. Non esaltanti per mordente e potenza della frenata, e con un pedale che dopo qualche pestone deciso mostra presto qualche segnale di fatica. Nessuna fatica, invece, nell’uso quotidiano della vettura. Pur essendo marcatamente sportiva, infatti, la RF riesce al tempo stesso anche ad essere piacevolmente confortevole. Mai troppo rigida, più silenziosa in autostrada grazie al tetto rigido, finisce per non essere affaticante neanche nei lunghi viaggi.

Motore e Prestazioni:  ★★★★½ 

Il 2.0 spinge deciso ed ha vita facile grazie al peso contenuto

Il 2.0 da 160cv della vettura in prova (con il MY 2019 la potenza è salita a 184 cv), è un’unità ormai rara, dato che è rigorosamente aspirato. Una gioia rara in un mondo che ormai va di turbo sempre e comunque. Dotato della tecnologia SkyActiv-G, si sposa perfettamente con lo spirito della RF, che, dal canto suo, con poco più di 1000kg di peso, riesce sempre a farlo ben figurare. Si tratta di un motore dal temperamento vecchia scuola, che tira fuori la sua grinta in alto, come ogni aspirato con velleità sportive che si rispetti. In basso, infatti, gira molto lineare e regolare, ma per trovare lo spunto vero bisogna superare i 4000 giri/min. Mantenendo la lancetta del contagiri sopra quella soglia, infatti, il ritmo si fa decisamente interessante. Se cercate la prestazione pura, però, è alla versione manuale che dovete rivolgervi. Un dato su tutti. Se la manuale impiega 7.5 secondi per raggiungere i 100 km/h, la RF automatica ci mette esattamente un secondo netto in più. Basti questo dato per comprendere il tipo di trasmissione di cui è dotata la vettura. Non un pompatissimo doppia frizione per cambi di marcia alla velocità della luce, ma un tradizionale automatico con convertitore di coppia, morbido e fluido nella sua azione, ideale per godersi il vento tra i capelli nelle passeggiate al tramonto lungo la litoranea. Così, si riscopre un modo di guidare ed interpretare la Mx-5 diverso, assaporando la bella guida anche nel totale relax, lasciando fare tutto al convertitore di coppia. Certo, volendo ci sono anche i paddle al volante, che consentono di selezionare manualmente i rapporti. Divertente, ma anche così non si sfocia mai nella sportività del manuale. I passaggi da una marcia all’altra avvengono sì rapidamente, ma resta sempre presente il tipico effetto “trascinamento” della frizione dei cambi con convertitore tradizionale. Insomma, è tutta questione di gusti. C’è chi è appassionato di carne e non vi rinuncerebbe per nessuna ragione al mondo. C’è a chi piace la carne ma che assaggerebbe ben volentieri il tofu. E c’è chi, una volta assaggiato il tofu non vuole più saperne della carne (id est, il pedale della frizione).

Consumi e Costi:  ★★★★☆ 

L’automatico, in base al dichiarato, promette medie migliori del manuale

Il 2.0 della Mx-5 ND, grazie anche al peso particolarmente contenuto della vettura, mette a segno delle percorrenze quasi inaspettate: nell’extraurbano in particolare, il trip computer, durante la nostra prova, ha indicato medie che si assestavano tra i 13,5 ed i 14,5 km/lt. Soltanto il città, nel traffico più intenso, il dato è sceso a poco più di 12 km/lt. In base a quanto dichiarato dalla casa, perlatro, l’automatico dovrebbe consentire qualche risparmio rispetto al manuale. Per quanto riguarda i costi, come vi abbiamo già anticipato nelle nostre pagine in precedenti articoli, è in arrivo in questi giorni il MY 2019 che ha portato non poche novità alla vettura, che è già disponibile negli allestimenti Exceed, che comprende i rivestimenti in pelle, il sistema infotainment MZD Connect con navigatore integrato, l’impianto audio BOSE, i cerchi in lega e i fari full LED, e Sport, che aggiunge le sospensioni sportive Bilstein, la barra duomi anteriore, i sedili sportivi Recaro e il differenziale autobloccante di tipo meccanico. Il listino varia tra i 27.850 euro della più piccola 1.5 da 131 cv ed i 31.500 euro per la 2.0 roadster, mentre la versione RF prevede un sovrapprezzo di 2.500 euro.

Pro e Contro

Ci PiaceNon Ci Piace
Design decisamente riuscito, dinamica di guida coinvolgente dal sapore old style.Mancano vani porta-oggetti, l'automatico non è rapidissimo nella guida sportiva.

Mazda MX-5 RF Automatica: la Pagella di Motorionline



Motore:★★★★½ 
★★★★½ 
Ripresa:★★★★½ 
★★★☆☆ 
Frenata:★★★½☆ 
★★★★½ 
Tenuta di Strada:★★★★½ 
Comfort:★★★★☆ 
Infotainment:★★★★½ 
Abitabilità:★★★½☆ 
Bagagliaio:☆☆☆☆☆ 
Posizione di guida:★★★★☆ 
★★★★☆ 
Prezzo:★★★★☆ 
★★★★★ 
Finitura★★★★☆ 
Piacere di
guida:
★★★★½ 
Consumi:★★★★☆ 

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