Multe auto: la comunicazione dei dati del conducente ed il ricorso

Le differenze tra la circolare del Ministero e le ordinanze della Cassazione

Quando arriva a casa una multa per eccesso di velocità, il proprietario della vettura è tenuto a segnalare chi era effettivamente al volante, pena una seconda infrazione. Ma cosa accade in caso di ricorso?
Multe auto: la comunicazione dei dati del conducente ed il ricorso

Quando arriva via posta una multa per eccesso di velocità, l’intestatario del veicolo autore dell’infrazione deve pagare la sanzione, mentre per quanto riguarda la decurtazione dei punti deve venir comunicato chi era al volante in quel momento, entro 60 giorni. Ma, se viene inoltrato un ricorso, deve venire effettuata comunque la comunicazione oppure no?

Cosa dice la circolare del Ministero

Una circolare del Ministero dell’interno del 29 aprile 2011 aveva giustificato, in caso di ricorso, l’omissione dei dati del conducente, senza far scattare l’applicazione della seconda multa (da 282 a 1.142 euro), perché “il destinatario dell’invito non può ritenersi obbligato a fornire i dati personali e della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi“.

Le sentenze della Corte di Cassazione

Tuttavia, le interpretazioni date alla circolare da parte della Corte di Cassazione sono diverse e non sono mancate delle pronunce di segno opposto. Ad esempio, con l’ordinanza 28136/2017, in cui ha affermato che le due condotte sanzionabili (infrazione e omessa comunicazione) sono autonome e, di conseguenza, l’obbligo di comunicazione “è indipendente dagli esiti di una concorrente impugnativa”.

Lo stesso è stato ripetuto nella più recente ordinanza 18027/2018, secondo cui la “richiesta rivolta al proprietario dall’autorità, è del tutto autonoma, rispetto all’effettiva commissione di un precedente illecito”. Di conseguenza, il rischio di ricevere una seconda multa, se non vengono comunicati i dati del conducente, resta piuttosto alto, nonostante ciò che scrisse il Ministero sette anni fa. Nel dubbio, dunque, è consigliabile comunicare i dati, anche in caso di ricorso.

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