Citroen: Linda Jackson promette elettrico e guida autonoma [INTERVISTA]

In arrivo anche una grande berlina erede della C5

Linda Jackson, CEO di Citroën, ci ha parlato durante il Salone di Parigi del futuro del brand del Double Chevron, che di recente sta conoscendo una nuova giovinezza. Questo futuro comprende tantissime novità: dall’elettrificazione alla guida autonoma, senza dimenticare la tradizione e una futura erede della C5 nel campo delle grandi berline, che potrebbe arrivare anche in Europa
Citroen: Linda Jackson promette elettrico e guida autonoma [INTERVISTA]

In occasione del Salone di Parigi 2018 abbiamo avuto l’occasione di parlare con Linda Jackson, CEO di Citroën, introducendo diversi discorsi molto interessanti dal punto di vista del futuro della casa francese. I temi più caldi del momento, come il diesel, l’elettrico e la guida autonoma, sono stati al centro della discussione, ma sono state fatte anche delle anticipazioni sul futuro immediato della gamma, come ad esempio l’arrivo di una futura grande berlina, idealmente erede della C5.

Avete degli obiettivi ambiziosi per quanto riguarda la gamma 100% elettrica all’interno del marchio Citroën. Può dirci cosa avete in serbo?

Andiamo con ordine. Il primo veicolo elettrificato sarà la C5 Aircross Plug-In Hybrid, che arriverà nel 2020. Ogni modello che lanceremo comunque avrà o una variante elettrica o una ibrida. Entro il 2025 il 100% della nostra gamma avrà sia diesel che una versione elettrificata. Se ibrida o 100% elettrica dipenderà dalla piattaforma. Le elettriche saranno sviluppate sulla piattaforma e-CMP. La C5 Aircross è stata sviluppata invece sulla piattaforma EMP2, che quindi ci permette di avere una motorizzazione PHEV. Queste basi sono state concepite comunque per essere multi-alimentazione, quindi potremo avere su tutte le auto queste varianti. Entro il 2025 avremo sì elettriche pure e ibride, ma anche benzina e diesel.

Avete sempre presentato Citroën come il marchio “relax” del gruppo, questa è la vostra filosofia. Alla luce di ciò, come vedete la questione della guida autonoma? Pensate che sia un’opportunità concreta sul medio periodo?

Come sapete bene la guida autonoma è divisa in diversi livelli fino al livello 5, che è il top assoluto che ci permetterà di andare a dormire mentre l’auto procede. Noi abbiamo già iniziato a introdurre su alcuni dei nostri prodotti elementi di questa tecnologia equivalenti al livello 1, come sulla C4 Spacetourer. Alcune sono anche già presenti sulla C5 Aircross. Essendo Citroën un brand mainstream, dobbiamo puntare a tecnologia il più avanzate possibile che però possano essere anche accessibili a tutti. Vogliamo essere sicuri di poter scegliere delle tecnologie che davvero facciano la differenza nella vita dei nostri clienti in termini di sicurezza e comfort. Non si tratta per Citroën di avere tutte le tecnologie in assoluto, anche perché quando queste saranno disponibili, arriveranno prima sulle auto premium. Ad un prezzo talmente alto che non saranno accessibili a tutti.
Stiamo però considerando molto seriamente la questione della guida autonoma nell’ambito del car sharing. Questo è un altro aspetto molto importante. Citroën deve capire bene cosa possa essere importante per la sua strategia futura. Quando ampli la tua visione al di là del marchio e inizi a valutare la società, chiedendoti in che modo la mobilità sarà in futuro, i marchi devono considerare anche il lontano futuro. Sul corto e sul medio termine ci concentreremo sulle tecnologie di guida autonoma tenendo anche in considerazione il car sharing. Stiamo tenendo in considerazione diverse città, come Lisbona o persino Parigi, e stiamo sperimentando anche le auto elettriche. Il prossimo anno presenteremo due nuove concept car e una di queste rappresenterà la nostra visione del futuro della mobilità urbana, che io penso sia strettamente legata alla guida autonoma.

Ci sarà un software Citroën “over the air” per la gestione? Se sì, quando?

Sì, avremo un software over the air che coinvolgerà tutto il Gruppo PSA. Per il lancio direi entro la fine del prossimo anno per il software e circa due anni per la tecnologia in sé. La guida autonoma richiede sempre una risposta molto lunga e complicata, anche perché non si tratta solamente di tecnologia, ma anche di legislazione. Si tratta di un dibattito molto interessante.

Invece la seconda concept car Citroën che cosa riguarderà?

La seconda concept car rappresenterà la nostra visione dell’ultra-comfort. Cosa significherà “comfort” non solo nell’immediato futuro, ma anche sul lungo periodo? Tra l’altro è un concetto che si lega a sua volta alla guida autonoma. Se dovremo passare sempre più tempo sulle nostre auto, allora sarà importante anche capire quanto lontano possiamo spingere il concetto di comfort per tutti coloro che saranno a bordo.

Nella strategia di Citroën il design è sempre stato molto importante. Cosa si aspetta dal suo nuovo direttore dello stile, Pierre Leclercq?

Siamo ovviamente molto emozionati. Penso che Pierre rappresenti per Citroën una grande opportunità per lavorare con qualcuno che viene da fuori dal Gruppo PSA. Quindi avremo a che fare con un paio di occhi nuovi e freschi. Questo però non vuol dire che cambieremo completamente la nostra filosofia di design alla quale stiamo lavorando da anni. Abbiamo una determinata visione di dove vogliamo andare. Conosciamo la nostra posizione e quali siano le chiavi di volta del nostro prodotto. Questo però non significa nemmeno che in futuro non vorremo evolverci ancora. Ne stavamo parlando giusto pochi giorni fa con Pierre. Questa è un’opportunità per rinfrescare ancora di più lo stile di Citroën. Non sarà quindi una rivoluzione, ma un’evoluzione. Lui si concentrerà su tutta la gamma, quindi sarà il responsabile del cuore di tutta la strategia di produzione. Dalle piccole ai SUV. Ovviamente i modelli che arriveranno il prossimo anno difficilmente saranno influenzati dalla sua visione, ma dopo questo potrà lavorare non solo sullo stile esterno, ma anche su quello interno. Per noi il comfort è importantissimo, soprattutto come si costruisce l’approccio moderno alla comodità. Nel passato Citroën era molto famosa per le sospensioni, per esempio. ora, però, abbiamo nuove tecnologie che continuano a creare il famoso effetto “tappeto volante” sulla nuova C4 Cactus e sulla C5 Aircross. Anche i sedili sono dotati di nuovi dispositivi. Ora, però, il comfort ha finito per comprendere un’enorme serie di fattori, come la connettività e la spaziosità. Questo è uno dei motivi per cui sulla C5 Aircross abbiamo puntato molto sullo spazio e sulla modularità. Per questo è l’unico SUV sul mercato con i tre sedili indipendenti. Pierre potrà influenzare direttamente tutti questi aspetti. Come detto, ormai le due concept car sono in arrivo, ma forse c’è ancora tempo per lui per metterci velocemente la sua firma.

Tornando al presente, cosa risponde Citroën ad un cliente ormai scettico nei confronti del diesel?

È il motivo per cui offriamo un motore a benzina pluripremiato. Del resto questa non è una cosa nuova, sono già tre o quattro anni che avviene un declino nella richiesta dei motori diesel. Cinque anni fa il 70% delle nostre vendite europee era con motore diesel, ora è sceso al 50%. Sulla C3 Aircross il 75% delle vendite è con il benzina. Quindi abbiamo già visto che tipo di decisione stanno facendo i clienti. Il punto è che i clienti privati stanno oggettivamente cambiando, ma i clienti flotte no. Siccome le flotte aziendali devono fare dei ragionamenti economicamente più profondi, alla luce delle fluttuazioni del mercato del gasolio, per loro ha ancora senso puntare molto sulle meccaniche diesel. Quindi al cliente Citroën non dà alcuna risposta al cliente, ma gli lascia la libertà di scelta quello che preferisce. Poi è compito nostro fornirgli la soluzione migliore per le sue esigenze.

Com’è la situazione di Citroën sui grandi mercati esteri come la Cina?

Prendiamo i nostri dati come punto di partenza. Nel 2017 abbiamo venduto nel mondo 1,1 milioni di esemplari. Nel 2020 vogliamo arrivare a 1,6 milioni. Ci sono numerosi modi per ottenere questo obiettivo. Ovviamente tra questi vi è il lancio di nuovi prodotti di qualità. Ma vi è anche quello che noi chiamiamo il “recupero” in Cina. Nel 2017 su questo mercato non abbiamo avuto un grande anno e quindi abbiamo effettuato molti cambiamenti. Abbiamo cambiato il team marketing, abbiamo lanciato due SUV (C3 Aircross e C5 Aircross) e da allora abbiamo già visto una crescita relativa del 50%. Ovviamente si tratta di dati parziali, ma si vede che stiamo andando avanti.
Vogliamo comunque far crescere le nostre vendite in generale in tutti i mercati extraeuropei. Entro il 2020-2021 il mio obiettivo è di crescere del 45% in queste zone. La scorsa settimana mi trovavo in Brasile, dove stiamo lanciando la nuova C4 Cactus, che per loro è un’offensiva prodotto completamente inedita. Questa è un’altra regione dove eravamo tradizionalmente molto forti e dove dobbiamo ricostruire la nostra posizione. Tutte le regioni quindi sono importanti, ma noi vogliamo avere anche un portfolio equilibrato. L’Europa naturalmente rimane molto importante per noi, ma dobbiamo essere sicuri di poter aumentare e bilanciare in Cina e in altri Paesi. Tutto il Gruppo PSA deve diventare più internazionale e Citroën giocherà la sua parte.

Come sta andando la nuova sinergia tra Citroën e Opel?

In termini di posizionamento del prodotto, approccio marketing, strategia aziendale e simili, non c’è stato un impatto particolare. Noi siamo rimasti con la stessa strategia che avevamo in mente. Nel back-office, comunque, abbiamo guadagnato molto. Per esempio, alla luce delle economie di scala, abbiamo dovuto acquistare molti più componenti per più auto. Abbiamo prodotto più veicoli sulla stessa piattaforma e conseguentemente è stata influenzata anche la sezione Ricerca & Sviluppo. Abbiamo acquisito la competenza preziosi dei tecnici di Rüsselsheim nel campo dei motori. Inoltre, ora che ci penso, abbiamo guadagnato anche un elemento molto importante dal punto di vista del front-office: in molti Paesi diversi concessionari hanno iniziato a vendere Citroën e Opel insieme. Questo ha portato degli indubbi vantaggi in fatto di diffusione. Inoltre stiamo già lavorando sulle stesse piattaforme: quella della C3 Aircross, ad esempio, è la stessa della Crossland X. Sono entrambe costruite a Saragozza, nel medesimo stabilimento. Avevamo quindi già esperienza insieme e ora stiamo andando avanti. Quindi in definitiva è stato un cambiamento positivo, che ci ha permesso di tagliare anche dei costi in back-office e non ha nessun impatto negativo sul posizionamento. Ognuno dei marchi ha la sua fetta di mercato e se la tiene. Quando abbiamo iniziato a pensare di acquistare Opel abbiamo valutato anche il livello di “esitazione” del pubblico davanti alla scelta di compare una vettura del marchio oppure una del Gruppo PSA. Abbiamo così verificato che vi era un’incidenza davvero molto piccola di dubbi tra modelli dei quattro marchi. Ciò significa che abbiamo anche quattro diversi tipi di pubblico molto diversi tra loro.

Nell’offerta futura di Citroën ci sarà spazio anche per una grande berlina?

È più di una possibilità. È una decisione già presa. Per essere un marchio globale di successo abbiamo bisogno di una gamma completa. Ciò non significa che occorra avere un modello in ogni segmento, ma piuttosto che serve averne uno in ogni settore dove esista un volume di mercato interessante. Se in Europa il segmento delle grandi berline è relativamente piccolo, in Cina nonostante la crescita dei SUV le grandi berline rimangono ancora oggi una parte davvero molto importante del mercato. Quindi posso dire che sicuramente ci sarà una grande berlina marchiata Citroën per il mercato cinese e comunque penso che ci sia ancora un leggero interesse, seppur minore, pure in Europa. Tra l’altro questo è il motivo per cui al Salone di Parigi 2016 presentammo la concept car C-Experience, che voleva proprio essere un esempio di come una simile vettura Citroën potesse essere. Non vogliamo comunque fare una berlina tradizionale come erede della C5, ma un tipo di auto diverso.

Negli ultimi anni Citroën ha rivoluzionato la propria immagine, tornando a essere più vicina alla sua personalità originale. Che cosa ha portato come clientela? Dove questo cambiamento è stato più apprezzato?

Posso dire che Citroën ha effettivamente compiuto una rivoluzione profonda nell’immagine e nei prodotti ultimamente. Siamo tornati in un certo modo all’originale freschezza del marchio, ma al tempo stesso aprendoci ad un nuovo target di pubblico. Quando abbiamo provato ad essere come gli altri non è mai andata bene. Quando invece abbiamo seguito la nostra filosofia, allora abbiamo ottenuto risultati. Prendiamo la C3 come esempio. Abbiamo introdotto la personalizzazione , che vuol dire che il cliente può scegliere qualsiasi forma di vettura, compresa la variante senza Airbump e con colori più posati e tradizionali. Oppure si può preferire qualcosa di più sbarazzino e originale. Quello che stiamo cercando di fare, quindi, è più offrire una gamma di personalizzazioni più ampia possibile ad ogni tipologia di cliente. Con il lancio della C3 abbiamo avuto un abbassamento della media di età dei clienti di conquista (ovvero provenienti da un altro brand, N.d.R.) di 9 anni. Quindi stiamo prendendo anche la clientela più giovane. Abbiamo però conservato allo stesso tempo lo zoccolo duro dei nostri appassionati. Penso quindi che la nostra strategia stia funzionando.

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