WP_Post Object ( [ID] => 598114 [post_author] => 40 [post_date] => 2019-02-07 16:53:50 [post_date_gmt] => 2019-02-07 15:53:50 [post_content] => Studio, ricerca, una sperimentazione costante e funzionale, considerando determinati criteri. In particolare una forma a goccia d'acqua suggerita dall'ingegnere André Lefebvre. La DS disegnata, o meglio, scolpita da Flaminio Bertoni, continua ad essere riconoscibile e nota proprio perché plasmata come un'opera d'arte viaggiante.

La DS 19

Il designer varesino era già noto per aver posto la firma sulla Citroën Traction Avant, poi divenuta storica con il nome 2CV. Sul progetto DS iniziò a lavorare nel 1938 e originariamente si pensava a un restyling della già citata Traction Avant, ma poi, a cavallo del Secondo Conflitto Mondiale, si pensò a qualcosa di nuovo. Un progetto diverso siglato VDG, ovvero una "Vettura a Grande Diffusione". Concordando ogni scelta con l’ingegnere André Lefebvre, figura responsabile del progetto, Bertoni iniziò a dare forma a una vettura con una caratteristica forma a goccia d'acqua, valutando l'aspetto assunto da un liquido per fendere in modo efficace l'aria. Principi dell'aerodinamica che già suggerivano una visione avanzata di questa vettura. Ma la voglia di affinare e sperimentare non cessò, tanto che tra il 1953 e il 1954 il designer italiano diede una forma pressoché definita a quella che sarebbe poi stata la DS 19, utilizzando un blocco di gesso e ispirato da un pesce, secondo quanto si racconta. L'auto risultò piuttosto lunga per gli standard del tempo e, a pochi mesi dal debutto, il centro stile lavorò ancora sulla forma definitiva. Lo stesso Bertoni accorciò immediatamente la sua prima ipotesi di circa un metro, impiegando dei coni di plastica o in acciaio inox nello stesso punto del taglio, dove trovarono posto anche gli indicatori di direzione retrostanti. Fu ridimensionato anche lo sbalzo posteriore. Scelta compatibile con quanto pensato da Lefebvre sulla presente delle ruote in prossimità degli angoli della carrozzeria, da quanto segnalato.

Un'opera di affinamento

La voglia di sperimentare di Flaminio Bertoni non si esaurì ancora, anzi, continuò a lavorare sul design della DS, pensando a come affinarne ulteriormente l'aspetto. Lui stesso, nel lontano dicembre 1963 da quanto si narra, lavorò nel proprio laboratorio su un muso della DS utilizzando plastilina, plexiglass e martello, dando finalmente forma all'ormai noto "muso da squalo", adottato sulle future DS dal 1967 in avanti. Mentre la zona retrostante, nonostante le ipotesi del designer, a parte qualche differenza e dettaglio restò sostanzialmente simile a quello iniziale. Purtroppo Bertoni fu colto da un malore nel febbraio del 1964, mentre si trovava con degli amici. Morì dopo poco e a Robert Opron, uno dei due assistenti giunti dalla Simca assieme a Henri Dargent, fu affidato il compito di proseguire il lavoro intrapreso dal geniale designer al centro stile del Doppio Chevron. Questo lavorò su diverse vetture di Citroën (AMI8, GS, SM e CX) e tentò di affinare l'intera DS. Nonostante gli sforzi non solo di Opron, ma anche di altri stilisti come Gromik, Franchiset, Dargent e altri nomi legati al costruttore francese, testimoniati oggi da alcune maquette e qualche foto, la firma di Bertoni continuò ad essere visibile sulla DS. Un'evoluzione distinguibile dal frontale, che rimanda a quello scolpito nel 1963. Resta la "Dea" plasmata dal grande designer varesino. [post_title] => DS: la firma di Flaminio Bertoni e le ipotesi di rinnovamento [FOTO] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => ds-la-firma-di-flaminio-bertoni-e-le-ipotesi-di-rinnovamento-foto [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-02-07 16:53:50 [post_modified_gmt] => 2019-02-07 15:53:50 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=598114 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

DS: la firma di Flaminio Bertoni e le ipotesi di rinnovamento [FOTO]

Il restyling della storica "Dea"

Una dedica alla genialità creativa dello storico stilista dell'auto e scultore italiano, che ha dato forma all'iconica DS

Studio, ricerca, una sperimentazione costante e funzionale, considerando determinati criteri. In particolare una forma a goccia d’acqua suggerita dall’ingegnere André Lefebvre. La DS disegnata, o meglio, scolpita da Flaminio Bertoni, continua ad essere riconoscibile e nota proprio perché plasmata come un’opera d’arte viaggiante.

La DS 19

Il designer varesino era già noto per aver posto la firma sulla Citroën Traction Avant, poi divenuta storica con il nome 2CV. Sul progetto DS iniziò a lavorare nel 1938 e originariamente si pensava a un restyling della già citata Traction Avant, ma poi, a cavallo del Secondo Conflitto Mondiale, si pensò a qualcosa di nuovo. Un progetto diverso siglato VDG, ovvero una “Vettura a Grande Diffusione”.
Concordando ogni scelta con l’ingegnere André Lefebvre, figura responsabile del progetto, Bertoni iniziò a dare forma a una vettura con una caratteristica forma a goccia d’acqua, valutando l’aspetto assunto da un liquido per fendere in modo efficace l’aria. Principi dell’aerodinamica che già suggerivano una visione avanzata di questa vettura. Ma la voglia di affinare e sperimentare non cessò, tanto che tra il 1953 e il 1954 il designer italiano diede una forma pressoché definita a quella che sarebbe poi stata la DS 19, utilizzando un blocco di gesso e ispirato da un pesce, secondo quanto si racconta.
L’auto risultò piuttosto lunga per gli standard del tempo e, a pochi mesi dal debutto, il centro stile lavorò ancora sulla forma definitiva. Lo stesso Bertoni accorciò immediatamente la sua prima ipotesi di circa un metro, impiegando dei coni di plastica o in acciaio inox nello stesso punto del taglio, dove trovarono posto anche gli indicatori di direzione retrostanti. Fu ridimensionato anche lo sbalzo posteriore. Scelta compatibile con quanto pensato da Lefebvre sulla presente delle ruote in prossimità degli angoli della carrozzeria, da quanto segnalato.

Un’opera di affinamento

La voglia di sperimentare di Flaminio Bertoni non si esaurì ancora, anzi, continuò a lavorare sul design della DS, pensando a come affinarne ulteriormente l’aspetto. Lui stesso, nel lontano dicembre 1963 da quanto si narra, lavorò nel proprio laboratorio su un muso della DS utilizzando plastilina, plexiglass e martello, dando finalmente forma all’ormai noto “muso da squalo”, adottato sulle future DS dal 1967 in avanti. Mentre la zona retrostante, nonostante le ipotesi del designer, a parte qualche differenza e dettaglio restò sostanzialmente simile a quello iniziale.
Purtroppo Bertoni fu colto da un malore nel febbraio del 1964, mentre si trovava con degli amici. Morì dopo poco e a Robert Opron, uno dei due assistenti giunti dalla Simca assieme a Henri Dargent, fu affidato il compito di proseguire il lavoro intrapreso dal geniale designer al centro stile del Doppio Chevron. Questo lavorò su diverse vetture di Citroën (AMI8, GS, SM e CX) e tentò di affinare l’intera DS. Nonostante gli sforzi non solo di Opron, ma anche di altri stilisti come Gromik, Franchiset, Dargent e altri nomi legati al costruttore francese, testimoniati oggi da alcune maquette e qualche foto, la firma di Bertoni continuò ad essere visibile sulla DS. Un’evoluzione distinguibile dal frontale, che rimanda a quello scolpito nel 1963. Resta la “Dea” plasmata dal grande designer varesino.

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