WP_Post Object ( [ID] => 613894 [post_author] => 40 [post_date] => 2019-03-21 17:51:06 [post_date_gmt] => 2019-03-21 16:51:06 [post_content] => Dal lontano 1959, dall'introduzione della cintura di sicurezza a tre punti, Volvo Cars ha mostrato un'attenzione particolare per la sicurezza condividendo quella scoperta per il benessere collettivo e il "progresso sociale". Quell'attitudine è confermata ancora oggi, a distanza di 60 anni, consentendo l'accesso al proprio sapere in tema di sicurezza sempre perseguendo un vantaggio comune. Da qui il "Progetto E.V.A.".

Un'iniziativa digitale

Ricordando quella condivisione, il costruttore svedese ha proposto il citato Progetto E.V.A., ossia un modo per sottolineare di nuovo l'importanza della sicurezza nello sviluppo delle vetture e festeggiare proprio la scelta di allora a beneficio di tanti. In base ai dati ottenute dalle ricerche svolte da Volvo e secondo altri studi dedicati alla tematica, si è scoperto che il rischio di lesioni o gravi traumi da incidente d'auto risulta maggiore per le donne. Probabilità che sembrano legate alle stesse differenze anatomiche. Proprio l'analisi sui dati d’impatto ha consentito a Volvo Cars di realizzare dei "manichini per crash test virtuali", analizzando minuziosamente le dinamiche dei vari incidenti e realizzando sistemi che tutelino uomini e donne. Un primo risultato è il sistema di protezione WHIPS proposto da Volvo già dal 1998, prevenendo possibili danni da colpo di frusta. L'impegno del brand di Göteborg si è tradotto negli anni in varie soluzioni. Ad esempio, negli anni '80 l'attenzione sulle lesioni derivanti da impatto laterale, hanno spinto allo sviluppo di dispositivi proposti nei successivi anni '90, come diversi tipi di airbag o un sistema di protezione SIPS. Volvo si è anche concentrata sulle possibili lesioni che interessano in particolare base della schiena e zona lombare, quindi sui possibili danni legati a un'uscita di strada, introducendo un sofisticato sistema di assorbimento dell'energia da impatto nei sedili, già proposto su XC90 e sui veicoli realizzati sul pianale SPA, da quanto segnalato. Una condivisione dunque che può rappresentare un segno di “progresso sociale”. Riprendendo quanto indicato da Lotta Jakobsson, professore e responsabile tecnico senior presso il Centro Sicurezza di Volvo Cars, la casa dispone di numerosi dati utili sugli incidenti. Elementi di ricerca per sviluppare soluzioni di protezioni per tutti gli occupanti, a prescindere da dimensioni, peso e sesso, quindi non considerando semplicemente come parametro di riferimento un manichino da impatto, che raffigura una "persona media". [post_title] => Volvo Cars: 60 anni di sapere condiviso sulla sicurezza e una “biblioteca” digitale per tutti [FOTO E VIDEO] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => volvo-cars-60-anni-di-sapere-condiviso-sulla-sicurezza-e-una-biblioteca-digitale-per-tutti-foto-e-video [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-03-21 17:51:06 [post_modified_gmt] => 2019-03-21 16:51:06 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=613894 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

Volvo Cars: 60 anni di sapere condiviso sulla sicurezza e una “biblioteca” digitale per tutti [FOTO E VIDEO]

Il Progetto E.V.A.

La casa svedese rende accessibili le proprie conoscenze in tema di sicurezza stradale, a favore della comunità

Dal lontano 1959, dall’introduzione della cintura di sicurezza a tre punti, Volvo Cars ha mostrato un’attenzione particolare per la sicurezza condividendo quella scoperta per il benessere collettivo e il “progresso sociale”. Quell’attitudine è confermata ancora oggi, a distanza di 60 anni, consentendo l’accesso al proprio sapere in tema di sicurezza sempre perseguendo un vantaggio comune. Da qui il “Progetto E.V.A.”.

Un’iniziativa digitale

Ricordando quella condivisione, il costruttore svedese ha proposto il citato Progetto E.V.A., ossia un modo per sottolineare di nuovo l’importanza della sicurezza nello sviluppo delle vetture e festeggiare proprio la scelta di allora a beneficio di tanti.
In base ai dati ottenute dalle ricerche svolte da Volvo e secondo altri studi dedicati alla tematica, si è scoperto che il rischio di lesioni o gravi traumi da incidente d’auto risulta maggiore per le donne. Probabilità che sembrano legate alle stesse differenze anatomiche.
Proprio l’analisi sui dati d’impatto ha consentito a Volvo Cars di realizzare dei “manichini per crash test virtuali”, analizzando minuziosamente le dinamiche dei vari incidenti e realizzando sistemi che tutelino uomini e donne. Un primo risultato è il sistema di protezione WHIPS proposto da Volvo già dal 1998, prevenendo possibili danni da colpo di frusta.
L’impegno del brand di Göteborg si è tradotto negli anni in varie soluzioni. Ad esempio, negli anni ’80 l’attenzione sulle lesioni derivanti da impatto laterale, hanno spinto allo sviluppo di dispositivi proposti nei successivi anni ’90, come diversi tipi di airbag o un sistema di protezione SIPS.
Volvo si è anche concentrata sulle possibili lesioni che interessano in particolare base della schiena e zona lombare, quindi sui possibili danni legati a un’uscita di strada, introducendo un sofisticato sistema di assorbimento dell’energia da impatto nei sedili, già proposto su XC90 e sui veicoli realizzati sul pianale SPA, da quanto segnalato.
Una condivisione dunque che può rappresentare un segno di “progresso sociale”. Riprendendo quanto indicato da Lotta Jakobsson, professore e responsabile tecnico senior presso il Centro Sicurezza di Volvo Cars, la casa dispone di numerosi dati utili sugli incidenti. Elementi di ricerca per sviluppare soluzioni di protezioni per tutti gli occupanti, a prescindere da dimensioni, peso e sesso, quindi non considerando semplicemente come parametro di riferimento un manichino da impatto, che raffigura una “persona media”.

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