WP_Post Object ( [ID] => 624881 [post_author] => 40 [post_date] => 2019-04-24 17:30:31 [post_date_gmt] => 2019-04-24 15:30:31 [post_content] => Peugeot, nel corso della sua storia, ha pensato alla realizzazione di un'unità a 8 cilindri. Un frazionamento importante, corposo che offre un carattere incisivo alle vetture che anima. Un posto di rilievo però è stato occupato nel corso degli anni '70 da un più compatto motore PRV, un V6 con bancate di 90°. Una caratteristica che rimanda proprio a un originario V8.

Un'idea di metà anni '30

La progettazione di un motore V8 marchiato Peugeot prese forma da due unità impiegate sulla storica 402. Furono assemblate sullo stesso basamento, spronate da uno stesso e dedicato albero motore. Due serie di cilindri, pistoni, teste e bielle delle citate unità a quattro cilindri. Si era a metà degli anni '30. Dopo averne definito l'ossatura, si passò alla sperimentazione su strada tramite alcuni muletti, intanto i tecnici stavano studiando un nuovo potenziale modello. Una vettura disegnata seguendo i presupposti del cosiddetto "Fuseau Sochaux", conosciuto nel periodo, sino a dare forma a un esemplare non troppo diverso dalla già nota 402, sebbene più voluminoso. Un modello chiamato 802, considerando il tipo di cuore impiegato, come già fatto nel caso della 601 dotata di un'unità a sei cilindri. Il numero 2 segnalava la seconda generazione di queste vetture denominate con uno 0 centrale. Tutto era già definito, nome e marchiatura compresa, ma la forte somiglianza con la 402 frenò la sua introduzione, quindi scoppiò anche la guerra che bloccò ogni altra decisione. Quasi tutte le unità realizzate furono distrutte o non sono state più trovate a parte una, da quanto riferito, associata in passato a una funivia e attualmente visibile al Museo de l’Aventure Peugeot.

Si pensa a un V8 anche durante gli anni '50

Si torna a parlare di un V8 solo nella seconda metà degli anni '50, quando i tecnici studiano una 404 progettata per il mercato statunitense. In quel periodo la casa francese intavola una partnership con l'altro costruttore francese Renault, per esportare le vetture dei rispettivi marchi oltre oceano attraverso un'unica rete di distribuzione e assistenza. Il compito risulta comunque impegnativo per i diversi parametri richiesti. Anche nel caso della 404, come per l'antesignana 802, il motore V8 prese vita da due quattro cilindri del modello, associando su un solo basamento bancate, teste e pistoni dei motori. Non mutava però la carrozzeria del modello, che doveva ospitare questo nuovo cuore considerando la generosità del vano motore ampio, proprio ipotizzando una simile opportunità. Il motore sarebbe stato montato direttamente per ottimizzare i costi produttivi. Furono realizzati alcuni prototipi, distinguibili da un'ampia presa d'aria frontale, sospensioni anteriori irrobustire, freni a disco e due terminali di scarico. Ma anche in questa occasione alcune difficoltà della filiale americana, secondo quanto ricorda la casa, costrinsero a rivedere la strategia. Sembra, in ogni caso, che due versioni di prova della 404 V8 siano sopravvissute.

Lo sviluppo di un V6 PVR

Il richiamo dei mercati oltre oceano rappresentarono ancora stimolanti presupposti per tentare un nuovo sbarco e oltre a Peugeot e Renault, volle provarci anche Volvo. Si pensò sempre a modelli con motori a otto cilindri, ma stavolta si iniziò da un foglio bianco per dare forma a un propulsore in lega leggera con bancate da 90°. Pure stavolta, però, un altro evento ne condizionò lo sviluppo: la crisi petrolifera del 1973. Le case rividero i loro piani a causa dell’innalzamento del prezzo dei carburanti, sebbene restò chiaro l'obiettivo di approdare sul mercato americano. Proprio in quel momento si decise di tagliare due cilindri, mantenendo l’impostazione di base, sino a definire un V6 noto come PRV, l'acronimo delle iniziali di Peugeot, Renault e Volvo. Un motore considerato robusto, dotato di una catena di distribuzione rispetto a una cinghia di gomma, montato anche sotto il cofano di diverse vetture, pure alcune italiane, ma in particolare su una delle più iconiche rappresentanti della produzione statunitense degli anni ottanta, ovvero l'auto protagonista della saga di "Ritorno al Futuro": la DeLorean DMC-12. I primi esemplari di Peugeot ad essere spinte da questo V6 PRV furono una 504 coupé e 504 cabriolet. Quindi risultò connotativa per il modello 604, l’ammiraglia risalente al 1975 e animò anche la 505 V6 prima della 605, inizialmente equipaggiata con questa unità prima di essere dotata di un V6 pensato per la 406. Le prime unità variavano dai 2.664 cm3 ai 3 litri di cubatura, con alimentazioni a carburatori per poi accogliere sistemi a iniezione meccanica e successivamente elettronica. Unità che offrivano originariamente 130 cavalli di potenza, sino ai 200 della Peugeot 605 3.0 V6 24V, come ricordato dal costruttore. [post_title] => Peugeot: dalla progettazione di un motore 8 cilindri allo storico V6 PRV [FOTO] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => peugeot-storia-motore-8-cilindri-e-v6-prv [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-04-24 17:30:31 [post_modified_gmt] => 2019-04-24 15:30:31 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=624881 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

Peugeot: dalla progettazione di un motore 8 cilindri allo storico V6 PRV [FOTO]

Ricerca di potenza e prestigio

Una parte della storia di Peugeot è legata allo sviluppo di un'unità V8, sino alla definizione di un V6 contrassegnato PRV e legato a diversi modelli, in particolare alla 604. Ma ha spinto anche l'iconica DeLorean

Peugeot, nel corso della sua storia, ha pensato alla realizzazione di un’unità a 8 cilindri. Un frazionamento importante, corposo che offre un carattere incisivo alle vetture che anima. Un posto di rilievo però è stato occupato nel corso degli anni ’70 da un più compatto motore PRV, un V6 con bancate di 90°. Una caratteristica che rimanda proprio a un originario V8.

Un’idea di metà anni ’30

La progettazione di un motore V8 marchiato Peugeot prese forma da due unità impiegate sulla storica 402. Furono assemblate sullo stesso basamento, spronate da uno stesso e dedicato albero motore. Due serie di cilindri, pistoni, teste e bielle delle citate unità a quattro cilindri. Si era a metà degli anni ’30. Dopo averne definito l’ossatura, si passò alla sperimentazione su strada tramite alcuni muletti, intanto i tecnici stavano studiando un nuovo potenziale modello. Una vettura disegnata seguendo i presupposti del cosiddetto “Fuseau Sochaux”, conosciuto nel periodo, sino a dare forma a un esemplare non troppo diverso dalla già nota 402, sebbene più voluminoso. Un modello chiamato 802, considerando il tipo di cuore impiegato, come già fatto nel caso della 601 dotata di un’unità a sei cilindri. Il numero 2 segnalava la seconda generazione di queste vetture denominate con uno 0 centrale. Tutto era già definito, nome e marchiatura compresa, ma la forte somiglianza con la 402 frenò la sua introduzione, quindi scoppiò anche la guerra che bloccò ogni altra decisione. Quasi tutte le unità realizzate furono distrutte o non sono state più trovate a parte una, da quanto riferito, associata in passato a una funivia e attualmente visibile al Museo de l’Aventure Peugeot.

Si pensa a un V8 anche durante gli anni ’50

Si torna a parlare di un V8 solo nella seconda metà degli anni ’50, quando i tecnici studiano una 404 progettata per il mercato statunitense. In quel periodo la casa francese intavola una partnership con l’altro costruttore francese Renault, per esportare le vetture dei rispettivi marchi oltre oceano attraverso un’unica rete di distribuzione e assistenza. Il compito risulta comunque impegnativo per i diversi parametri richiesti.
Anche nel caso della 404, come per l’antesignana 802, il motore V8 prese vita da due quattro cilindri del modello, associando su un solo basamento bancate, teste e pistoni dei motori. Non mutava però la carrozzeria del modello, che doveva ospitare questo nuovo cuore considerando la generosità del vano motore ampio, proprio ipotizzando una simile opportunità. Il motore sarebbe stato montato direttamente per ottimizzare i costi produttivi. Furono realizzati alcuni prototipi, distinguibili da un’ampia presa d’aria frontale, sospensioni anteriori irrobustire, freni a disco e due terminali di scarico. Ma anche in questa occasione alcune difficoltà della filiale americana, secondo quanto ricorda la casa, costrinsero a rivedere la strategia. Sembra, in ogni caso, che due versioni di prova della 404 V8 siano sopravvissute.

Lo sviluppo di un V6 PVR

Il richiamo dei mercati oltre oceano rappresentarono ancora stimolanti presupposti per tentare un nuovo sbarco e oltre a Peugeot e Renault, volle provarci anche Volvo. Si pensò sempre a modelli con motori a otto cilindri, ma stavolta si iniziò da un foglio bianco per dare forma a un propulsore in lega leggera con bancate da 90°. Pure stavolta, però, un altro evento ne condizionò lo sviluppo: la crisi petrolifera del 1973. Le case rividero i loro piani a causa dell’innalzamento del prezzo dei carburanti, sebbene restò chiaro l’obiettivo di approdare sul mercato americano. Proprio in quel momento si decise di tagliare due cilindri, mantenendo l’impostazione di base, sino a definire un V6 noto come PRV, l’acronimo delle iniziali di Peugeot, Renault e Volvo.
Un motore considerato robusto, dotato di una catena di distribuzione rispetto a una cinghia di gomma, montato anche sotto il cofano di diverse vetture, pure alcune italiane, ma in particolare su una delle più iconiche rappresentanti della produzione statunitense degli anni ottanta, ovvero l’auto protagonista della saga di “Ritorno al Futuro”: la DeLorean DMC-12.
I primi esemplari di Peugeot ad essere spinte da questo V6 PRV furono una 504 coupé e 504 cabriolet. Quindi risultò connotativa per il modello 604, l’ammiraglia risalente al 1975 e animò anche la 505 V6 prima della 605, inizialmente equipaggiata con questa unità prima di essere dotata di un V6 pensato per la 406. Le prime unità variavano dai 2.664 cm3 ai 3 litri di cubatura, con alimentazioni a carburatori per poi accogliere sistemi a iniezione meccanica e successivamente elettronica. Unità che offrivano originariamente 130 cavalli di potenza, sino ai 200 della Peugeot 605 3.0 V6 24V, come ricordato dal costruttore.

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