WP_Post Object ( [ID] => 628492 [post_author] => 70 [post_date] => 2019-05-14 16:43:45 [post_date_gmt] => 2019-05-14 14:43:45 [post_content] => Il ‘Progetto S’ fu avviato per creare una versione sportiva della DS19. Ma come nacque questa idea? Il protagonista fu il progettista italiano Walter Becchia, colui che progettò anche il motore della storica 2CV, oltre ovviamente allo storico ingegnere capo André Lefebvre. Non mancarono i problemi e le criticità, ma nel 1970 venne alla luce la coupé SM.

La DS19 e la richiesta per una versione sportiva

Quando iniziarono i lavori di progettazione della ‘Voiture a Grand Diffusion’ (la futura DS19), i modelli dovevano essere due: uno più economico, da equipaggiare con un motore a 4 cilindri ed un altro più potente e sportivo, che avrebbe dovuto montare un inedito motore a sei cilindri. Quest’ultimo fu affidato, appunto a Becchia, dopo aver progettato motori ad alte prestazioni alla Talbot-Lago ed aver realizzato il motore della 2CV. A causa della linea filante della nuova ammiraglia, per ridurre l’ingombro verticale del motore previsto inizialmente a sbalzo rispetto all’avantreno, Becchia optò per un motore a sei cilindri orizzontali, tipo boxer, raffreddato ad aria. La stessa soluzione della 2CV, ma in questo caso i cilindri erano sei e non quattro.

I problemi al motore sei cilindri per la DS19

Il motore in lega d’alluminio fu pronto per la seconda metà degli anni ’40, ma palesò immediatamente problemi di raffreddamento degli ultimi due cilindri. A nulla servirono condotti speciali e nemmeno il raffreddamento ad acqua, così il progetto fu accantonato. La DS19, così, debuttò nel 1955 con una versione aggiornata del 1.911cc quattro cilindri della Traction Avant, con 75 cavalli di potenza ed una velocità massima di 140 km/h. Lefebvre fu comunque soddisfatto, perché il motore percorreva sempre più di 10 km al litro e la revisione era necessaria solamente dopo mezzo milione di chilometri percorsi.

La nascita della SM

La sportiva DS non fu però abbandonata, visto che negli anni ’60 cambiarono le necessità ed era cambiato il panorama automobilistico. Così fu avviato il Progetto S (come Sport) per creare quella versione sportiva pensata sin dall’inizio. Durò dieci anni e portò alla nascita di qualcosa di completamente nuovo: la coupé SM. Il nome è l’acronimo di Sport Maserati, visto che fu realizzata dopo l’acquisizione del marchio italiano da parte di Citroen e diventò anche una vettura di successo in ambito sportivo, con vittorie importanti nei rally, come il Rally del Marocco 1971. [post_title] => DS19 e la versione sportiva: origine e nascita del ‘Progetto S’ [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => ds19-e-la-versione-sportiva-origine-e-nascita-del-progetto-s [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-05-14 16:43:45 [post_modified_gmt] => 2019-05-14 14:43:45 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=628492 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

DS19 e la versione sportiva: origine e nascita del ‘Progetto S’

I problemi di raffreddamento e la nascita della SM

La DS19 doveva venire alla luce sia nella versione classica che sportiva. Ma i problemi di raffreddamento del motore rallentarono quest'ultima versione, fino alla nascita della SM del 1970.
DS19 e la versione sportiva: origine e nascita del ‘Progetto S’

Il ‘Progetto S’ fu avviato per creare una versione sportiva della DS19. Ma come nacque questa idea? Il protagonista fu il progettista italiano Walter Becchia, colui che progettò anche il motore della storica 2CV, oltre ovviamente allo storico ingegnere capo André Lefebvre. Non mancarono i problemi e le criticità, ma nel 1970 venne alla luce la coupé SM.

La DS19 e la richiesta per una versione sportiva

Quando iniziarono i lavori di progettazione della ‘Voiture a Grand Diffusion’ (la futura DS19), i modelli dovevano essere due: uno più economico, da equipaggiare con un motore a 4 cilindri ed un altro più potente e sportivo, che avrebbe dovuto montare un inedito motore a sei cilindri. Quest’ultimo fu affidato, appunto a Becchia, dopo aver progettato motori ad alte prestazioni alla Talbot-Lago ed aver realizzato il motore della 2CV.

A causa della linea filante della nuova ammiraglia, per ridurre l’ingombro verticale del motore previsto inizialmente a sbalzo rispetto all’avantreno, Becchia optò per un motore a sei cilindri orizzontali, tipo boxer, raffreddato ad aria. La stessa soluzione della 2CV, ma in questo caso i cilindri erano sei e non quattro.

I problemi al motore sei cilindri per la DS19

Il motore in lega d’alluminio fu pronto per la seconda metà degli anni ’40, ma palesò immediatamente problemi di raffreddamento degli ultimi due cilindri. A nulla servirono condotti speciali e nemmeno il raffreddamento ad acqua, così il progetto fu accantonato.

La DS19, così, debuttò nel 1955 con una versione aggiornata del 1.911cc quattro cilindri della Traction Avant, con 75 cavalli di potenza ed una velocità massima di 140 km/h. Lefebvre fu comunque soddisfatto, perché il motore percorreva sempre più di 10 km al litro e la revisione era necessaria solamente dopo mezzo milione di chilometri percorsi.

La nascita della SM

La sportiva DS non fu però abbandonata, visto che negli anni ’60 cambiarono le necessità ed era cambiato il panorama automobilistico. Così fu avviato il Progetto S (come Sport) per creare quella versione sportiva pensata sin dall’inizio. Durò dieci anni e portò alla nascita di qualcosa di completamente nuovo: la coupé SM.

Il nome è l’acronimo di Sport Maserati, visto che fu realizzata dopo l’acquisizione del marchio italiano da parte di Citroen e diventò anche una vettura di successo in ambito sportivo, con vittorie importanti nei rally, come il Rally del Marocco 1971.

DS19 e la versione sportiva: origine e nascita del ‘Progetto S’
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