WP_Post Object ( [ID] => 629937 [post_author] => 80 [post_date] => 2019-05-19 23:01:36 [post_date_gmt] => 2019-05-19 21:01:36 [post_content] => Il consumo di carburante è un argomento molto sentito, soprattutto qui in Italia dove il costo di benzina e gasolio sono sempre piuttosto alti. Per rendere le auto più efficienti le case propongono da anni varie soluzioni sia legate alla riduzione dell'energia necessaria per far muovere i propri veicoli, sia legate all'incremento di efficienza vero e proprio dei propulsori offerti in gamma. Concentrandosi maggiormente sull'incremento di efficienza dei motori una soluzione che viene proposta da quasi tutte le case è quella che viene definita downsizing, cioè la riduzione della cilindrata mantenendo però le prestazioni delle versioni con cubatura maggiore.

Downsizing: ridurre la cilindrata riduce anche i consumi?

Con la riduzione della cilindrata risulta necessaria la sovralimentazione, ottenuta per esempio tramite turbo-compressore, per ottenere prestazioni tipiche di motori con cubatura più elevata. Ridurre la capacità di un motore ne migliora l'efficienza, perché tutti i componenti sono più piccoli e leggeri, gli attriti interni minori e spesso si passa per esempio da quattro cilindri a tre, se non addirittura a due, come nel caso del motore Twin Air di FCA. I test ufficiali per le prove relative al consumo danno ragione a questo tipo di soluzione, confermando risultati molto buoni, ma spesso nell'uso quotidiano si notano differenze molto elevate tra i valori dichiarati e i valori effettivi nonostante appunto questi accorgimenti.

Uso quotidiano e test per l'omologazione: due scenari molto differenti

Il motivo è da ricercare sicuramente nelle modalità di esecuzione dei test per l'omologazione. I cicli attuali prevedono infatti andature molto blande ed accelerazioni ridottissime, dove la richiesta di potenza è piuttosto limitata e per periodi ridotti. Per ottenere quindi un buon risultato è importante progettare dei motori che abbiano ottimi consumi con questo tipo di utilizzo, che però non rispecchia il reale uso dell'auto sulle strade di tutti i giorni. Il consumo di un'auto infatti è legato a moltissimi fattori, come per esempio la resistenza aerodinamica o il rotolamento degli pneumatici, unita alla reale efficienza del motore stesso.

L'efficienza di un motore è funzione di molte variabili

Il valore del rendimento varia continuamente al variare del numero dei giri e del carico applicato, cioè quanto viene premuto l'acceleratore. Riportando su un grafico l'andamento di queste variabili si ottengono le cosiddette curve del consumo specifico, dove in pratica si vede il reale rendimento del motore, la sua resa. Osservando questi grafici si può notare come i valori siano molti diversi tra vari punti, punti che rappresentano le diverse condizioni di utilizzo del motore (per esempio 2000 giri/minuto e acceleratore a metà). Può succedere quindi che un motore con forte downsizing abbia un rendimento elevato, e quindi un basso consumo, nelle condizioni di guida del test ma nell'uso normale lavora in punti dove il rendimento è basso. Viceversa un motore con cilindrata maggiore può avere una resa scarsa se utilizzato nelle condizioni dei test, ma essere più efficiente rispetto ad un motore più piccolo nell'uso quotidiano, dove le richieste di potenza sono sicuramente maggiori. Quindi a volte anche avere un motore troppo piccolo per il tipo di auto che deve muovere non è sinonimo di efficienza e risparmio. [post_title] => Piccoli motori e grandi consumi: perché non conta solo la cilindrata [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => piccoli-motori-e-grandi-consumi-perche-non-conta-solo-la-cilindrata [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-05-19 23:01:36 [post_modified_gmt] => 2019-05-19 21:01:36 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=629937 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

Piccoli motori e grandi consumi: perché non conta solo la cilindrata

Il downsizing non sempre ha gli effetti desiderati

La cilindrata non è l'unico fattore che caratterizza i reali consumi di un'auto
Piccoli motori e grandi consumi: perché non conta solo la cilindrata

Il consumo di carburante è un argomento molto sentito, soprattutto qui in Italia dove il costo di benzina e gasolio sono sempre piuttosto alti. Per rendere le auto più efficienti le case propongono da anni varie soluzioni sia legate alla riduzione dell’energia necessaria per far muovere i propri veicoli, sia legate all’incremento di efficienza vero e proprio dei propulsori offerti in gamma. Concentrandosi maggiormente sull’incremento di efficienza dei motori una soluzione che viene proposta da quasi tutte le case è quella che viene definita downsizing, cioè la riduzione della cilindrata mantenendo però le prestazioni delle versioni con cubatura maggiore.

Downsizing: ridurre la cilindrata riduce anche i consumi?

Con la riduzione della cilindrata risulta necessaria la sovralimentazione, ottenuta per esempio tramite turbo-compressore, per ottenere prestazioni tipiche di motori con cubatura più elevata. Ridurre la capacità di un motore ne migliora l’efficienza, perché tutti i componenti sono più piccoli e leggeri, gli attriti interni minori e spesso si passa per esempio da quattro cilindri a tre, se non addirittura a due, come nel caso del motore Twin Air di FCA. I test ufficiali per le prove relative al consumo danno ragione a questo tipo di soluzione, confermando risultati molto buoni, ma spesso nell’uso quotidiano si notano differenze molto elevate tra i valori dichiarati e i valori effettivi nonostante appunto questi accorgimenti.

Uso quotidiano e test per l’omologazione: due scenari molto differenti

Il motivo è da ricercare sicuramente nelle modalità di esecuzione dei test per l’omologazione. I cicli attuali prevedono infatti andature molto blande ed accelerazioni ridottissime, dove la richiesta di potenza è piuttosto limitata e per periodi ridotti. Per ottenere quindi un buon risultato è importante progettare dei motori che abbiano ottimi consumi con questo tipo di utilizzo, che però non rispecchia il reale uso dell’auto sulle strade di tutti i giorni. Il consumo di un’auto infatti è legato a moltissimi fattori, come per esempio la resistenza aerodinamica o il rotolamento degli pneumatici, unita alla reale efficienza del motore stesso.

L’efficienza di un motore è funzione di molte variabili

Il valore del rendimento varia continuamente al variare del numero dei giri e del carico applicato, cioè quanto viene premuto l’acceleratore. Riportando su un grafico l’andamento di queste variabili si ottengono le cosiddette curve del consumo specifico, dove in pratica si vede il reale rendimento del motore, la sua resa. Osservando questi grafici si può notare come i valori siano molti diversi tra vari punti, punti che rappresentano le diverse condizioni di utilizzo del motore (per esempio 2000 giri/minuto e acceleratore a metà). Può succedere quindi che un motore con forte downsizing abbia un rendimento elevato, e quindi un basso consumo, nelle condizioni di guida del test ma nell’uso normale lavora in punti dove il rendimento è basso. Viceversa un motore con cilindrata maggiore può avere una resa scarsa se utilizzato nelle condizioni dei test, ma essere più efficiente rispetto ad un motore più piccolo nell’uso quotidiano, dove le richieste di potenza sono sicuramente maggiori. Quindi a volte anche avere un motore troppo piccolo per il tipo di auto che deve muovere non è sinonimo di efficienza e risparmio.

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