WP_Post Object ( [ID] => 637179 [post_author] => 60 [post_date] => 2019-06-17 22:26:47 [post_date_gmt] => 2019-06-17 20:26:47 [post_content] => Intercettato dai nostri microfoni durante l’ultimo Rally Italia Sardegna, ottavo appuntamento del FIA World Rally Championship 2019, Gabriele Tarquini ha svelato alcuni retroscena legati alla sua carriera nel motorsport e al suo attuale impegno con Hyundai nel mondiale WTCR, sottolineando come questa nuova esperienza nel mondiale Turismo con la I30 N WTCR gli stia regalando una nuova giovinezza. Dopo lo splendido titolo conquistato nella passata stagione, infatti, l’italiano è tornato nell’olimpo dei campioni mondiali, confermando come la carta d’identità non sia assolutamente un problema quando si può contare sul talento, capacità che di certo non manca al ‘Cinghio’, e sulla forza di volontà. Tarquini, ricordiamo, da due anni sta portando avanti il progetto Hyundai nel mondiale Turismo, con risultati assolutamente straordinari, visto che la I30 N WTCR, vettura sviluppata proprio grazie all’italiano, è riuscita a conquistare il campionato turismo all’esordio assoluto nella categoria, vincendo un bellissimo duello ravvicinato in vetta alla classifica (come svelato dallo stesso Tarquini, ben cinque piloti avevano tra le mani la possibilità di conquistare il titolo a una gara dalla fine.ndr). Una soddisfazione incredibile per un pilota che può contare ben quattro titoli iridati, ovvero un World Touring Car Cup (2009), un World Touring Car (2003), un European Touring Car (1994) e un British Touring Car (1994). Da notare che nell’intervista, rilasciata all’interno del service Hyundai Motorsport di Alghero, vengono toccati argomenti estremamente importanti come l’avvicinamento dei giovani verso il motorsport (Tarquini invita i ragazzi a guardare oltre la Formula 1.ndr) e alcune curiosità di carattere tecnico/regolamentare, come ad esempio il B.O.P nel WTCR, aspetto che sta fortemente penalizzando la Casa coreana in questo campionato 2019, e la normativa del rientro in pista che ha costretto Sebastian Vettel a cedere la vittoria a Lewis Hamilton durante l’ultimo Gran Premio del Canada di Formula 1. Allora Gabriele, intanto Ti ringrazio per la tua disponibilità. Personalmente è un grandissimo piacere poterti intervistare e lo stesso vale a nome della redazione. Per cominciare questa ‘chiacchierata’, volevo chiederti come sta andando il tuo campionato WTCR. Chiaramente il tuo obiettivo è vincere, ma c’è qualcos’altro che puoi dirci? Ma, diciamo che è una stagione caratterizzata da un equilibrio prestazionale delle macchine che ha raggiunto dei livelli sopraffini. Durante l’ultima gara, ad esempio, c’erano 21-22 macchine nell’arco di 1 secondo in qualifica. Possiamo dire, quindi, che il range di ottimizzazione del mezzo si è ristretto a tal punto che un decimo, un decimo e mezzo, ti permette di primeggiare sugli altri. Da questo punto di vista penso che il B.O.P abbia garantito un equilibrio prestazionale delle macchine. Il campionato è difficile appunto per questo, visto che una caratteristica di questo tipo non ti permette di scappare. Questo mondiale è fatto per garantire incertezza fino alla fine. L’anno scorso, ad esempio, l’ho vinto per soli 3 punti su 309 e penso che anche quest’anno verrà deciso all’ultimo giro dell’ultima gara. Hai accennato poco fa al B.o.P e chiaramente parliamo di un aspetto importante nella vostra categoria. Cosa ne pensi tu di questa normativa e quanto vi sta sfavorendo rispetto alla scorsa stagione. Come sappiamo bene, infatti, Hyundai è riuscita a creare una vettura estremamente competitiva e proprio questo aspetto, visto il BOP, vi sta rallentando quest’anno nel confronto con i vostri competitor. Il B.o.P è un sistema creato per garantire, dal punto di vista dello spettacolo, gare sempre molto aperte. Permette a delle macchine che non sarebbero competitive di raggiungere le prestazioni della Hyundai. Parliamo di un artifizio che arriva dal mondo del Gran Turismo e che aiuta a compensare le performance. E’ stato introdotto anche nel WTCR e devo dire che dal punto di vista regolamentare e sportivo sta funzionando molto bene. E’ chiaro che a noi l’anno scorso ci ha riempito di orgoglio arrivare nel campionato e dominare a tal punto da penalizzarci durante tutto l’arco della stagione, prima dandoci del peso aggiuntivo e successivamente togliendoci potenza. Ci hanno inoltre alzato l’altezza della vettura. Chiaramente quando sei in pista e vuoi vincere tutto ciò non ti fa piacere, ma dal punto di vista del team è una cosa che ci ha riempito d’orgoglio. Tutto questo, infatti, conferma la bontà della vettura e il fatto che gli altri hanno potuto raggiungere le nostre performance solo grazie al B.O.P. Il lavoro di preparazione di questa I30N WTCR è stato fantastico da questo punto di vista. Ti piacciono i rally? Si. Da quando sono in Hyundai li seguo con più passione, visto che sono molto più coinvolto, ma parliamo di una categoria ce ho sempre seguito. Vedere un prototipo che unisce una meccanica eccelsa alla preparazione dal punto di vista elettronico è straordinario. Le WRC sono dei mezzi che ti permettono di andar forte in tutte le superfici possibili, ovvero neve, asfalto e terra. Personalmente rimango incantato dalla macchina e dalle operazioni di riparazione e smontaggio, visto che in quindici minuti riescono a fare tutti quei lavori. Guardarle nel parco assistenza mi affascina. Probabilmente domani (il test ha già avuto luogo.ndr) testerai la I20 Coupé WRC su sterrato. Cosa ti aspetti? Quali sensazioni pensi di provare a bordo di questa vettura, visto che parliamo di un concept estremamente diverso rispetto a quello che guidi. Tu, infatti, gareggi su pista, mentre loro su sterrato. Parliamo di due condizioni di grip completamente differenti. Si, sono molto curioso perché non ho mai guidato una macchina sulla terra e la i20 di certo è molto prestazionale su questo tipo di fondo. L’ho guidata per qualche giro in Corea, precisamente nella scorsa stagione, ma il test si è tenuto su asfalto e quindi non ho avuto quel tipo di sensazione incredibile che ti aspetti da una vettura rally. Le nostre auto (le WTCR.ndr) sono fatte per la pista e in quelle condizioni vanno molto più forte rispetto alle WRC. Personalmente mi incuriosisce molto il metodo di guida e lo stile che attuano nello sterrato, il quale per me è completamente nuovo. Per me sarà una novità scoprire quanto forte può andare una vettura di questo tipo su terra e che tipo di grip avrà. Piccola domanda personale, ovviamente sempre riferita allo sport. Quale è stata la vittoria più bella nell’arco della tua intera carriera? Per ogni pilota, chiaramente, ci sono diversi successi più importanti, ma tu riusciresti a fare una scelta? Ma, la vittoria più bella è sempre l’ultima (ride.ndr). Personalmente ho avuto la fortuna di correre in auto per tantissimo tempo e penso che la soddisfazione più grande sia arrivata lo scorso anno, vuoi sia per l’età e sia per il fatto che a questo punto della carriera certe cose si apprezzano in maniera diversa. Ho vinto il mio primo campionato a 27/28 anni e su certe cose non ci pensi moltissimo. La scorsa stagione, al contrario, è arrivata una soddisfazione che mi sono gustato molto, visto che a questa età riesci a capire quello che stai facendo e come lo stai facendo. Cosa vuoi consigliare ai giovani che vogliono intraprendere questo sport? Il consiglio che do sempre è quello di non guardare sempre l’apice di tutti gli sport. Adesso i piloti si formano sui kart, la quale è l’unica scuola formativa per l’attività automobilistica sportiva. Da ragazzo ti devi avvicinare al kart e fare 5, 6 o 7 stagioni prima affacciarti a una disciplina. Diciamo che i piloti della mia generazione guardavano solo la Formula 1, ma adesso c’è la possibilità, per chi è appassionato, di fare del professionismo anche al di fuori di quel contesto. Lì ci sono solo venti piloti e di italiano ne abbiamo solo uno. Addirittura negli anni scorsi non avevamo nemmeno quello, ragion per cui parliamo di un mondo difficile da raggiungere. Al contrario, però, ci sono tante altre categorie che possono regalarti delle soddisfazioni, anche enormi, e sono molto più raggiungibili. Si può fare del professionismo nel DTM, nel WTCR o nel GT, il quale è un mondo estremamente bello. A un ragazzo che si affaccia a questo mondo, quindi, dico di non guardare esclusivamente alla Formula 1. Hai accennato alla Formula 1 e ti faccio la mia ultima domanda proprio su questo argomento. Chiaramente tutti abbiamo visto l’ultimo episodio riguardante Sebastian Vettel e Lewis Hamilton. Tu, da pilota, cosa ne pensi? Secondo te c’è la necessità di cambiare approccio verso un certo tipo di manovre? Oppure è giusto sanzionare, così da tenere bene d’occhio la sicurezza? Ci sono due aspetti fondamentali. Uno è quello sportivo, ovvero il regolamento, mentre l’altro è passionale. In Italia, siccome una delle macchine in questione era rossa, questa cosa ha creato molto scompiglio, ma in passato ci sono stati altri episodi simili che sono passati sotto traccia. E come protagonista non c’era una vettura rossa. Io penso che i regolamenti ci siano e vadano applicati. Vettel ha sbagliato e ritengo che alle sue spalle ci sia un problema prettamente psicologico, visto che ultimamente ha commesso degli errori. Da appassionato mi viene in mente il duello ruota a ruota con Hamilton a Monza oppure Hockenheim. Tornando all’episodio, quando si abbandona la sede stradale con tutte e quattro le ruote bisogna rientrare in pista dando una precedenza, così da non generare un pericolo. E’ vero che Vettel aveva poca scelta, come d’altronde il fatto che rientrava dall’erba, ma allo stesso tempo bisogna dire che ha anche accelerato in frangente. Se fosse rientrato con parsimonia non saremmo qui a parlarne, ma ciò non è avvenuto. Da pilota avrei fatto anch’io quella manovra, ma c’è un regolamento che va applicato e quindi la penalità è stata giusta. Cinque, tre o due secondi non importa. Perfetto. Grazie Gabriele Si ringrazia Hyundai Italia e Hyundai Motorsport per l’intervista [post_title] => Hyundai Motorsport, Tarquini senza limiti: "La vittoria più bella? Sempre l'ultima" [INTERVISTA] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => hyundai-motorsport-tarquini-senza-limiti-la-vittoria-piu-bella-sempre-lultima-intervista [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-06-18 09:06:33 [post_modified_gmt] => 2019-06-18 07:06:33 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=637179 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

Hyundai Motorsport, Tarquini senza limiti: “La vittoria più bella? Sempre l’ultima” [INTERVISTA]

"Consigli per i giovani? Non guardare solamente alla Formula 1", ha affermato l'italiano

Tarquini si è concesso ai nostri microfoni durante l'ultimo Rally Italia Sardegna, appuntamento a cui ha presenziato come ospite Hyundai Motorsport, toccando diversi argomenti tra cui la sua avventura nel mondiale turismo e l'avvicinamento dei giovani verso il motorsport

Intercettato dai nostri microfoni durante l’ultimo Rally Italia Sardegna, ottavo appuntamento del FIA World Rally Championship 2019, Gabriele Tarquini ha svelato alcuni retroscena legati alla sua carriera nel motorsport e al suo attuale impegno con Hyundai nel mondiale WTCR, sottolineando come questa nuova esperienza nel mondiale Turismo con la I30 N WTCR gli stia regalando una nuova giovinezza.

Dopo lo splendido titolo conquistato nella passata stagione, infatti, l’italiano è tornato nell’olimpo dei campioni mondiali, confermando come la carta d’identità non sia assolutamente un problema quando si può contare sul talento, capacità che di certo non manca al ‘Cinghio’, e sulla forza di volontà.

Tarquini, ricordiamo, da due anni sta portando avanti il progetto Hyundai nel mondiale Turismo, con risultati assolutamente straordinari, visto che la I30 N WTCR, vettura sviluppata proprio grazie all’italiano, è riuscita a conquistare il campionato turismo all’esordio assoluto nella categoria, vincendo un bellissimo duello ravvicinato in vetta alla classifica (come svelato dallo stesso Tarquini, ben cinque piloti avevano tra le mani la possibilità di conquistare il titolo a una gara dalla fine.ndr).

Una soddisfazione incredibile per un pilota che può contare ben quattro titoli iridati, ovvero un World Touring Car Cup (2009), un World Touring Car (2003), un European Touring Car (1994) e un British Touring Car (1994). Da notare che nell’intervista, rilasciata all’interno del service Hyundai Motorsport di Alghero, vengono toccati argomenti estremamente importanti come l’avvicinamento dei giovani verso il motorsport (Tarquini invita i ragazzi a guardare oltre la Formula 1.ndr) e alcune curiosità di carattere tecnico/regolamentare, come ad esempio il B.O.P nel WTCR, aspetto che sta fortemente penalizzando la Casa coreana in questo campionato 2019, e la normativa del rientro in pista che ha costretto Sebastian Vettel a cedere la vittoria a Lewis Hamilton durante l’ultimo Gran Premio del Canada di Formula 1.

Allora Gabriele, intanto Ti ringrazio per la tua disponibilità. Personalmente è un grandissimo piacere poterti intervistare e lo stesso vale a nome della redazione. Per cominciare questa ‘chiacchierata’, volevo chiederti come sta andando il tuo campionato WTCR. Chiaramente il tuo obiettivo è vincere, ma c’è qualcos’altro che puoi dirci?
Ma, diciamo che è una stagione caratterizzata da un equilibrio prestazionale delle macchine che ha raggiunto dei livelli sopraffini. Durante l’ultima gara, ad esempio, c’erano 21-22 macchine nell’arco di 1 secondo in qualifica. Possiamo dire, quindi, che il range di ottimizzazione del mezzo si è ristretto a tal punto che un decimo, un decimo e mezzo, ti permette di primeggiare sugli altri. Da questo punto di vista penso che il B.O.P abbia garantito un equilibrio prestazionale delle macchine. Il campionato è difficile appunto per questo, visto che una caratteristica di questo tipo non ti permette di scappare. Questo mondiale è fatto per garantire incertezza fino alla fine. L’anno scorso, ad esempio, l’ho vinto per soli 3 punti su 309 e penso che anche quest’anno verrà deciso all’ultimo giro dell’ultima gara.

Hai accennato poco fa al B.o.P e chiaramente parliamo di un aspetto importante nella vostra categoria. Cosa ne pensi tu di questa normativa e quanto vi sta sfavorendo rispetto alla scorsa stagione. Come sappiamo bene, infatti, Hyundai è riuscita a creare una vettura estremamente competitiva e proprio questo aspetto, visto il BOP, vi sta rallentando quest’anno nel confronto con i vostri competitor.
Il B.o.P è un sistema creato per garantire, dal punto di vista dello spettacolo, gare sempre molto aperte. Permette a delle macchine che non sarebbero competitive di raggiungere le prestazioni della Hyundai. Parliamo di un artifizio che arriva dal mondo del Gran Turismo e che aiuta a compensare le performance. E’ stato introdotto anche nel WTCR e devo dire che dal punto di vista regolamentare e sportivo sta funzionando molto bene. E’ chiaro che a noi l’anno scorso ci ha riempito di orgoglio arrivare nel campionato e dominare a tal punto da penalizzarci durante tutto l’arco della stagione, prima dandoci del peso aggiuntivo e successivamente togliendoci potenza. Ci hanno inoltre alzato l’altezza della vettura. Chiaramente quando sei in pista e vuoi vincere tutto ciò non ti fa piacere, ma dal punto di vista del team è una cosa che ci ha riempito d’orgoglio. Tutto questo, infatti, conferma la bontà della vettura e il fatto che gli altri hanno potuto raggiungere le nostre performance solo grazie al B.O.P. Il lavoro di preparazione di questa I30N WTCR è stato fantastico da questo punto di vista.

Ti piacciono i rally?
Si. Da quando sono in Hyundai li seguo con più passione, visto che sono molto più coinvolto, ma parliamo di una categoria ce ho sempre seguito. Vedere un prototipo che unisce una meccanica eccelsa alla preparazione dal punto di vista elettronico è straordinario. Le WRC sono dei mezzi che ti permettono di andar forte in tutte le superfici possibili, ovvero neve, asfalto e terra. Personalmente rimango incantato dalla macchina e dalle operazioni di riparazione e smontaggio, visto che in quindici minuti riescono a fare tutti quei lavori. Guardarle nel parco assistenza mi affascina.

Probabilmente domani (il test ha già avuto luogo.ndr) testerai la I20 Coupé WRC su sterrato. Cosa ti aspetti? Quali sensazioni pensi di provare a bordo di questa vettura, visto che parliamo di un concept estremamente diverso rispetto a quello che guidi. Tu, infatti, gareggi su pista, mentre loro su sterrato. Parliamo di due condizioni di grip completamente differenti.
Si, sono molto curioso perché non ho mai guidato una macchina sulla terra e la i20 di certo è molto prestazionale su questo tipo di fondo. L’ho guidata per qualche giro in Corea, precisamente nella scorsa stagione, ma il test si è tenuto su asfalto e quindi non ho avuto quel tipo di sensazione incredibile che ti aspetti da una vettura rally. Le nostre auto (le WTCR.ndr) sono fatte per la pista e in quelle condizioni vanno molto più forte rispetto alle WRC. Personalmente mi incuriosisce molto il metodo di guida e lo stile che attuano nello sterrato, il quale per me è completamente nuovo. Per me sarà una novità scoprire quanto forte può andare una vettura di questo tipo su terra e che tipo di grip avrà.

Piccola domanda personale, ovviamente sempre riferita allo sport. Quale è stata la vittoria più bella nell’arco della tua intera carriera? Per ogni pilota, chiaramente, ci sono diversi successi più importanti, ma tu riusciresti a fare una scelta?
Ma, la vittoria più bella è sempre l’ultima (ride.ndr). Personalmente ho avuto la fortuna di correre in auto per tantissimo tempo e penso che la soddisfazione più grande sia arrivata lo scorso anno, vuoi sia per l’età e sia per il fatto che a questo punto della carriera certe cose si apprezzano in maniera diversa. Ho vinto il mio primo campionato a 27/28 anni e su certe cose non ci pensi moltissimo. La scorsa stagione, al contrario, è arrivata una soddisfazione che mi sono gustato molto, visto che a questa età riesci a capire quello che stai facendo e come lo stai facendo.

Cosa vuoi consigliare ai giovani che vogliono intraprendere questo sport?
Il consiglio che do sempre è quello di non guardare sempre l’apice di tutti gli sport. Adesso i piloti si formano sui kart, la quale è l’unica scuola formativa per l’attività automobilistica sportiva. Da ragazzo ti devi avvicinare al kart e fare 5, 6 o 7 stagioni prima affacciarti a una disciplina. Diciamo che i piloti della mia generazione guardavano solo la Formula 1, ma adesso c’è la possibilità, per chi è appassionato, di fare del professionismo anche al di fuori di quel contesto. Lì ci sono solo venti piloti e di italiano ne abbiamo solo uno. Addirittura negli anni scorsi non avevamo nemmeno quello, ragion per cui parliamo di un mondo difficile da raggiungere. Al contrario, però, ci sono tante altre categorie che possono regalarti delle soddisfazioni, anche enormi, e sono molto più raggiungibili. Si può fare del professionismo nel DTM, nel WTCR o nel GT, il quale è un mondo estremamente bello. A un ragazzo che si affaccia a questo mondo, quindi, dico di non guardare esclusivamente alla Formula 1.

Hai accennato alla Formula 1 e ti faccio la mia ultima domanda proprio su questo argomento. Chiaramente tutti abbiamo visto l’ultimo episodio riguardante Sebastian Vettel e Lewis Hamilton. Tu, da pilota, cosa ne pensi? Secondo te c’è la necessità di cambiare approccio verso un certo tipo di manovre? Oppure è giusto sanzionare, così da tenere bene d’occhio la sicurezza?
Ci sono due aspetti fondamentali. Uno è quello sportivo, ovvero il regolamento, mentre l’altro è passionale. In Italia, siccome una delle macchine in questione era rossa, questa cosa ha creato molto scompiglio, ma in passato ci sono stati altri episodi simili che sono passati sotto traccia. E come protagonista non c’era una vettura rossa. Io penso che i regolamenti ci siano e vadano applicati. Vettel ha sbagliato e ritengo che alle sue spalle ci sia un problema prettamente psicologico, visto che ultimamente ha commesso degli errori. Da appassionato mi viene in mente il duello ruota a ruota con Hamilton a Monza oppure Hockenheim. Tornando all’episodio, quando si abbandona la sede stradale con tutte e quattro le ruote bisogna rientrare in pista dando una precedenza, così da non generare un pericolo. E’ vero che Vettel aveva poca scelta, come d’altronde il fatto che rientrava dall’erba, ma allo stesso tempo bisogna dire che ha anche accelerato in frangente. Se fosse rientrato con parsimonia non saremmo qui a parlarne, ma ciò non è avvenuto. Da pilota avrei fatto anch’io quella manovra, ma c’è un regolamento che va applicato e quindi la penalità è stata giusta. Cinque, tre o due secondi non importa.

Perfetto. Grazie Gabriele

Si ringrazia Hyundai Italia e Hyundai Motorsport per l’intervista

Hyundai Motorsport, Tarquini senza limiti: “La vittoria più bella? Sempre l’ultima” [INTERVISTA]
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