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Una DS con cuore Maserati

Si stabilì l'introduzione dell'ammiraglia in occasione del Salone di Ginevra del 1970, nel mese di marzo. Lo sviluppo del progetto interessò i tecnici di Parigi e anche quelli modenesi di Maserati. SM rappresenta la sintesi o meglio l'unione di un telaio "S" ovvero "Sport" con un'unità motrice firmata da Maserati, legata al Gruppo Citroën dopo l'acquisizione nel 1967. Appunto una Sport Maserati, una SM. Si arrivò progressivamente alla definizione di due muletti dell'auto, attivi anche dopo la presentazione a Ginevra grazie al reparto corse legato ai coniugi Marlene e René Cotton, considerando ad esempio il notevole risultato di uno di questi alla Ronde Hivernale de Chamonix del 1972, dove fu protagonista l'abile Björn Waldegård che giunse al traguardo su tre ruote, come ricorda il costruttore. I muletti con carrozzeria DS circolarono anche in Italia per testare e affinare proprio il motore. Si provò sul tratto dell'Autostrada del Sole, tra Modena e Firenze. I prototipi inizialmente rientravano a Modena su un carro attrezzi, ma in modo progressivo le unità divennero più consistenti e affidabili, riprendendo le indicazioni legate al periodo. Tornando dunque al principio, nelle intenzioni di Pierre Bercot, all'epoca presidente e direttore generale del Gruppo Citroën, figurava un'ammiraglia da proporre nelle versioni coupé e berlina, spinte da un'unità a sei cilindri ma anche da un propulsore rotativo Wankel composto da tre pistoni. Gli investimenti affrontati dalla casa francese dal 1965 a fine decennio, ossia l’acquisto di Maserati nel 1967 e i patti con NSU per lo sviluppo di un motore Wankel e la costruzione della società Comotor a capitale misto Citroën e NSU, quindi la realizzazione di un nuovo impianto periferico a Parigi ad alta automazione, che avrebbe preso il posto di quello storico al Quai de Javel, localizzato a Aulnay sous Bois; risultavano dunque tutti legati al progetto "S". La richiesta dei referenti parigini all’ingegner Alfieri, quando raggiunsero l'impianto dei fratelli Maserati, fu semplice: un motore composto da sei cilindri e di tre litri circa, capace di spingere un tipo di vettura con una massa media di circa 1.400 kg a una velocità costante di duecento chilometri orari. Un'unità da sviluppare in soli sei mesi, secondo quanto ricordato. Alfieri Maserati iniziò a studiare questo cuore partendo da un V8 sviluppato per un esemplare Indy, privato di due cilindri. Ottenne un propulsore da 2,7 litri circa, la cui potenza ammontava a 200 cavalli. Una spinta successivamente ridimensionata del 10% per favorirne l'affidabilità d'esercizio. Intanto a Parigi i progettisti francesi diedero forma ai citati "muletti" dotati di carrozzeria DS "coupé", su un telaio plasmato dal progetto S unito alle unità giunte da Modena. Il telaio della SM risultava innovativo per l'epoca, sopratutto perché poteva sostenere un Wankel tri-rotore, testimoniato da qualche esemplare in fase di prova, un'unità composta da quattro cilindri ripresa da un esemplare DS, quindi un V6 come detto. Le diverse componenti dai supporti del motore, alla sospensione dell'unità, quindi la flangia del cambio derivata dalla DS erano compatibili con gli accennati propulsori, sebbene nel 1969 fu subito eliminata l'ipotesi di una berlina così come si evitò l'eventuale impiego di un cuore a quattro cilindri, secondo quanto ricordato dal costruttore. Foto: DS Automobiles [post_title] => DS Automobiles: l'interessante sviluppo del progetto SM [FOTO] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => ds-automobiles-informazioni-sviluppo-progetto-storica-sm [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-06-27 17:31:35 [post_modified_gmt] => 2019-06-27 15:31:35 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=640077 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

DS Automobiles: l’interessante sviluppo del progetto SM [FOTO]

Un telaio “S” unito a un motore Maserati

Una sintesi dello storico percorso che portò alla realizzazione di un'erede di DS19 e DS21

La SM risale agli anni ’70. Il progetto iniziò ad essere delineato già nella seconda metà degli anni ’60, per dare seguito al filone costruttivo degli esemplari DS19 e DS21, nel pieno fermento vitale di questi ricercati modelli storici.

Una DS con cuore Maserati

Si stabilì l’introduzione dell’ammiraglia in occasione del Salone di Ginevra del 1970, nel mese di marzo. Lo sviluppo del progetto interessò i tecnici di Parigi e anche quelli modenesi di Maserati. SM rappresenta la sintesi o meglio l’unione di un telaio “S” ovvero “Sport” con un’unità motrice firmata da Maserati, legata al Gruppo Citroën dopo l’acquisizione nel 1967. Appunto una Sport Maserati, una SM.
Si arrivò progressivamente alla definizione di due muletti dell’auto, attivi anche dopo la presentazione a Ginevra grazie al reparto corse legato ai coniugi Marlene e René Cotton, considerando ad esempio il notevole risultato di uno di questi alla Ronde Hivernale de Chamonix del 1972, dove fu protagonista l’abile Björn Waldegård che giunse al traguardo su tre ruote, come ricorda il costruttore.
I muletti con carrozzeria DS circolarono anche in Italia per testare e affinare proprio il motore. Si provò sul tratto dell’Autostrada del Sole, tra Modena e Firenze. I prototipi inizialmente rientravano a Modena su un carro attrezzi, ma in modo progressivo le unità divennero più consistenti e affidabili, riprendendo le indicazioni legate al periodo.
Tornando dunque al principio, nelle intenzioni di Pierre Bercot, all’epoca presidente e direttore generale del Gruppo Citroën, figurava un’ammiraglia da proporre nelle versioni coupé e berlina, spinte da un’unità a sei cilindri ma anche da un propulsore rotativo Wankel composto da tre pistoni.
Gli investimenti affrontati dalla casa francese dal 1965 a fine decennio, ossia l’acquisto di Maserati nel 1967 e i patti con NSU per lo sviluppo di un motore Wankel e la costruzione della società Comotor a capitale misto Citroën e NSU, quindi la realizzazione di un nuovo impianto periferico a Parigi ad alta automazione, che avrebbe preso il posto di quello storico al Quai de Javel, localizzato a Aulnay sous Bois; risultavano dunque tutti legati al progetto “S”.
La richiesta dei referenti parigini all’ingegner Alfieri, quando raggiunsero l’impianto dei fratelli Maserati, fu semplice: un motore composto da sei cilindri e di tre litri circa, capace di spingere un tipo di vettura con una massa media di circa 1.400 kg a una velocità costante di duecento chilometri orari. Un’unità da sviluppare in soli sei mesi, secondo quanto ricordato.
Alfieri Maserati iniziò a studiare questo cuore partendo da un V8 sviluppato per un esemplare Indy, privato di due cilindri. Ottenne un propulsore da 2,7 litri circa, la cui potenza ammontava a 200 cavalli. Una spinta successivamente ridimensionata del 10% per favorirne l’affidabilità d’esercizio. Intanto a Parigi i progettisti francesi diedero forma ai citati “muletti” dotati di carrozzeria DS “coupé”, su un telaio plasmato dal progetto S unito alle unità giunte da Modena.
Il telaio della SM risultava innovativo per l’epoca, sopratutto perché poteva sostenere un Wankel tri-rotore, testimoniato da qualche esemplare in fase di prova, un’unità composta da quattro cilindri ripresa da un esemplare DS, quindi un V6 come detto. Le diverse componenti dai supporti del motore, alla sospensione dell’unità, quindi la flangia del cambio derivata dalla DS erano compatibili con gli accennati propulsori, sebbene nel 1969 fu subito eliminata l’ipotesi di una berlina così come si evitò l’eventuale impiego di un cuore a quattro cilindri, secondo quanto ricordato dal costruttore.

Foto: DS Automobiles

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