WP_Post Object ( [ID] => 640944 [post_author] => 18 [post_date] => 2019-07-03 14:04:06 [post_date_gmt] => 2019-07-03 12:04:06 [post_content] => Toyota Supra, GT86, Yaris GRMN. Tutte schierate lì, pronte ad aspettarci per entrare in pista a Vairano. Un tracciato particolare, molto tecnico, pensato appositamente per mettere alla frusta ogni vettura che si ritrova a danzare tra un cordolo e l’altro. Una pista pensata per consentire di percepire ogni sfumatura del comportamento dinamico, nel bene e nel male, nei pregi come anche nei difetti. Insomma, una giornata di quelle giuste. Una di quelle che la sera prima ti prudono le mani al solo pensiero. Ed è curioso che a stimolare tali emozioni, tali sensazioni, siano delle vetture appartenenti ad un brand che ha fatto dell’ibrido e dell’ecologia il proprio marchio di fabbrica. Stiamo parlando, ovviamente, di Toyota. Ma qualsiasi appassionato di motorsport sa bene che accanto alla Prius ed alla Yaris Hybrid che spopolano nelle nostre città, ci sono la vittoria alla 24 Ore di Le Mans, il titolo costruttori nel mondiale rally ed anni ed anni di storia nel mondo delle sportive. Perché Toyota crede nel motorsport per affermare il proprio brand, ma anche per trasferire le tecnologie ed il know how acquisito nel mondo delle corse sulle vetture che si guidano ogni giorno. Supra, semplicemente "Supra...ffina". Ed è proprio alla storia delle sportive - ed in particolare delle cosiddette “JDM” - che appartiene la Toyota Supra. Un mito che ritorna in vita dopo ben 17 anni, conosciutissimo anche da noi in Europa, grazie all’invincibilità a “Gran Turismo”, fortunata serie di simulatori di guida per Play Station, ed ai ruoli da protagonista in numerosi film, che l’hanno fatta “sognare” a qualsiasi adolescente degli anni 90. Ma adesso è tutto nuovo - e la Supra si è evoluta - adattandosi ai tempi moderni. E’ il frutto di un progetto condiviso con BMW, ed in particolare con la più recente Z4. Entrambe le auto escono dalla stessa fabbrica e condividono pianale e meccanica (al giorno d’oggi sinergie come questa sono ormai d’obbligo se si vogliono presidiare determinate nicchie di mercato). Qualcuno ha storto il naso per tale scelta, ma le critiche le trovo difficilmente comprensibili. BMW, in tema di sei cilindri in linea, è pressoché insuperabile e la Z4 non è di certo una brutta auto da guidare, anzi. Se a ciò si aggiunge che gli ingegneri di Toyota hanno lavorato di fino per rendere la vettura sostanzialmente più affilata e meno turistica della sorella bavarese, ecco che gli ingredienti per un pacchetto sopraffino ci sono tutti. Che la Supra abbia tutte le carte in regola per essere una vera driver’s car, infatti, lo si capisce già guardandola. Cofano lunghissimo, abitacolo arretrato, corpo vettura basso e piuttosto compatto. Il che vuol dire baricentro altrettanto basso, una perfetta distribuzione dei pesi al 50:50 tra l’asse anteriore e posteriore, nonché una massa relativamente contenuta. La trazione, manco a dirlo, è rigorosamente sulle ruote posteriori, dove troviamo anche un graditissimo autobloccante a controllo elettronico, mentre la trasmissione è solo ed esclusivamente automatica, affidata al sempre convincente ZF ad 8 rapporti. Il sei in linea di cui accennavamo poc’anzi, invece, eroga la bellezza di 340 Cv e 500 Nm di coppia. Dotato di turbina a geometria variabile e della fasatura variabile delle valvole, porta la Supra a 100 km/h in appena 4.3 secondi. Uno scatto bruciante che promette di continuare fino alla velocità di punta, limitata elettronicamente a 250 km/h. Ma passiamo dai numeri alle sensazioni, che sono ciò che davvero conta quando si ha a che fare con un’auto così speciale. Pronti via, la Supra stupisce anzitutto per il motore. In particolare nelle marce basse la progressione è di quelle che entusiasmano, incollandoti letteralmente al sedile. Ed a rendere il tutto ancora più esaltante ci sono le squisite note che filtrano nell’abitacolo, inconfondibilmente da sei in linea. Ma il motore, ovviamente, non è tutto. A questo si deve accompagnare una dinamica in curva coinvolgente ed appagante. Anche sotto questo aspetto la Supra convince appieno. La senti sempre composta, cucita addosso, grazie anche al posto guida sartoriale, molto raccolto e particolarmente vicino all’asfalto. Reattiva ma sincera, la Supra ha la dote di riuscire ad essere comunicativa e progressiva nelle reazioni, fatto non sempre scontato parlando delle sportive moderne (specialmente se poggiano su delle enormi ruote da 20” al posteriore). Un contributo non indifferente a cotanto piacere di guida arriva anche dallo sterzo, pronto, progressivo e sincero nella sua azione, capace di offrire sempre il giusto feedback di ciò che sta accadendo alle ruote anteriori. Soltanto note positive anche dall’assetto adattivo, che una volta settato in modalità sport, tra i cordoli della pista, riesce sostanzialmente ad azzerare i movimenti della scocca, riducendo al minimo rollio e beccheggio. Così la Supra riesce ad essere agile e lesta nei rapidi cambi di direzione della parte denominata “misto rally” del circuito, ma al tempo stesso stabile e precisa nei velocissimi curvoni in percorrenza, in appoggio sulle ruote esterne. Il cambio ZF ad 8 rapporti convince (quasi) appieno anche nell’uso estremo su pista, con dei passaggi di marcia istantanei e cattivi, accompagnati da un bel calcetto nella schiena. Soltanto nelle scalate più aggressive risulta forse un po’ troppo conservativo nel “chiamare” la marcia inferiore, ma sono piccole sfumature. Come anche l’attacco del pedale del freno non mi ha convinto al 100%. Beninteso, la Surpa frena eccome, ma la prima parte della corsa del pedale mi sarebbe piaciuta un filo più consistente. Toyota GT86: è come il vino. La Toyota GT86 non è di certo una novità, ma ritrovarla è sempre una gioia. Anzi, ogni volta che la guidi la adori sempre più. Non sarà la più veloce, non sarà la più potente, ma le sensazioni che riesce a regalare sono pressoché uniche. Un' auto vecchia scuola, ancora analogica in un mondo sempre più digitale. Non ci sono miriadi di setting di guida, non ci sono assetti adattivi ed elettronica a mortificare la guida. C'è solo quello che serve: trazione posteriore, autobloccante, cambio manuale ed un quattro cilindri aspirato. Quest'ultimo, con i suoi 205 Cv, non sarà un mostro di potenza e coppia, ma è davvero godurioso spremerlo, facendo danzare la lancetta del contagiri sempre vicino alla zona rossa. Il cambio manuale, poi, è semplicemente una chicca deliziosa. Un piacere sempre più raro, che passa da una leva dagli innesti cortissimi, secchi e precisi come un cecchino. Al resto, ci pensa l'assetto studiato appositamente per divertire. La GT86 non monta delle gomme extra-large, non aspira ad avere grip sempre e comunque, e proprio per questo risulta così divertente. In pista, uno splendido giocattolo che asseconda alla perfezione ogni tuo pensiero. Guida sporca, cercando qualche coreografica scodata, guida pulita ed efficace, lei c'è sempre. L'assetto non è piatto come una tavola, ma i movimenti della scocca non la rendono affatto impacciata. Anzi, aiutano a giocare e sfruttare i trasferimenti di carico, mantenendo una dinamica di guida sempre sincera, reattiva, prevedibile. Un vero masterpiece che ogni appassionato di auto dovrebbe provare almeno una volta nella vita. Toyota Yaris GRMN: una piccola peste Arriviamo, almeno sulla carta, a quella che dovrebbe essere la "piccolina" del trio. Avete in mente le silenziosissime Yaris Hybrid che si aggirano nelle nostre città? Ecco, dimenticate tutto, perché qui sembra proprio di mettersi alla guida della WRC di Ott Tanak. La piccola belva vanta un 1.8 con compressore volumetrico (soluzione molto particolare e piuttosto rara), capace di sviluppare ben 212 Cv. Una potenza considerevole, che lo diviene ancora di più tenendo a mente il peso di poco superiore ai 1000 kg. Insomma, un bel missilino, capace di bruciare lo 0-100 km/h in appena 6,3 secondi, raggiungendo i 230 km/h come velocità di punta. Ovviamente, a fronte di questi numeri, gli ingeneri di Toyota sono intervenuti in maniera incisiva sull'assetto della vettura, ribassato ed irrigidito ad hoc, con l'aggiunta, ad esempio, di un'ulteriore barra duomi all'anteriore, per assicurarsi una maggiore rigidità della scocca e, di conseguenza, una migliore precisione di guida. Non può mancare, neanche in questo caso, un differenziale autobloccante "vero", ovvero meccanico e non simulato dall'elettronica (prodotto dalla Torsen). La Yaris GRMN mette le cose in chiaro già dalla prima accensione, con una tonalità di scarico decisa, rabbiosa. Una volta in pista la confidenza è subito buona. Il motore spinge in maniera davvero sorprendente, lasciandosi strapazzare ben volentieri anche addentrandosi nella parte più alta del contagiri. Soprattutto nelle marce basse, piuttosto ravvicinate, la progressione entusiasma davvero, in particolar modo se si tiene a mente che siamo alla guida di una Yaris. Una volta arrivate le curve, sia in quelle veloci che sul guidato, la GRMN non finisce di entusiasmare con la sua agilità. Dimensioni compatte e peso contenuto le giocano a favore, e così è un attimo inserirla, con la coda libera di muoversi quel tanto che basta da consentirti di giocare, anche in questo caso, con rilasci e trasferimenti di carico. Lo sterzo ed i freni ben figurano, mentre in uscita dalla curve si apprezza moltissimo il lavoro del Torsen, che consente di scaricare a terra la potenza dell'irruento propulsore senza accusare troppi pattinamenti. 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Toyota Gazoo Racing “party”: a Vairano, per un triplice test [PROVA IN PISTA]

Uno splendido mènage a trois con Supra, GT86 e Yaris GRMN

Una giornata all'insegna della sportività by Toyota, che cala il tris con la Supra, la GT86, la Yaris GRMN. Insomma, non solo ecologia e ibrido per la casa giapponese, ma sportive DOC, in grado di convincere ed entusiasmare, senza riserve.

Toyota Supra, GT86, Yaris GRMN. Tutte schierate lì, pronte ad aspettarci per entrare in pista a Vairano. Un tracciato particolare, molto tecnico, pensato appositamente per mettere alla frusta ogni vettura che si ritrova a danzare tra un cordolo e l’altro. Una pista pensata per consentire di percepire ogni sfumatura del comportamento dinamico, nel bene e nel male, nei pregi come anche nei difetti.
Insomma, una giornata di quelle giuste. Una di quelle che la sera prima ti prudono le mani al solo pensiero. Ed è curioso che a stimolare tali emozioni, tali sensazioni, siano delle vetture appartenenti ad un brand che ha fatto dell’ibrido e dell’ecologia il proprio marchio di fabbrica. Stiamo parlando, ovviamente, di Toyota.
Ma qualsiasi appassionato di motorsport sa bene che accanto alla Prius ed alla Yaris Hybrid che spopolano nelle nostre città, ci sono la vittoria alla 24 Ore di Le Mans, il titolo costruttori nel mondiale rally ed anni ed anni di storia nel mondo delle sportive. Perché Toyota crede nel motorsport per affermare il proprio brand, ma anche per trasferire le tecnologie ed il know how acquisito nel mondo delle corse sulle vetture che si guidano ogni giorno.

Supra, semplicemente “Supra…ffina”.

Ed è proprio alla storia delle sportive – ed in particolare delle cosiddette “JDM” – che appartiene la Toyota Supra. Un mito che ritorna in vita dopo ben 17 anni, conosciutissimo anche da noi in Europa, grazie all’invincibilità a “Gran Turismo”, fortunata serie di simulatori di guida per Play Station, ed ai ruoli da protagonista in numerosi film, che l’hanno fatta “sognare” a qualsiasi adolescente degli anni 90.
Ma adesso è tutto nuovo – e la Supra si è evoluta – adattandosi ai tempi moderni.
E’ il frutto di un progetto condiviso con BMW, ed in particolare con la più recente Z4. Entrambe le auto escono dalla stessa fabbrica e condividono pianale e meccanica (al giorno d’oggi sinergie come questa sono ormai d’obbligo se si vogliono presidiare determinate nicchie di mercato). Qualcuno ha storto il naso per tale scelta, ma le critiche le trovo difficilmente comprensibili. BMW, in tema di sei cilindri in linea, è pressoché insuperabile e la Z4 non è di certo una brutta auto da guidare, anzi. Se a ciò si aggiunge che gli ingegneri di Toyota hanno lavorato di fino per rendere la vettura sostanzialmente più affilata e meno turistica della sorella bavarese, ecco che gli ingredienti per un pacchetto sopraffino ci sono tutti.

Che la Supra abbia tutte le carte in regola per essere una vera driver’s car, infatti, lo si capisce già guardandola. Cofano lunghissimo, abitacolo arretrato, corpo vettura basso e piuttosto compatto. Il che vuol dire baricentro altrettanto basso, una perfetta distribuzione dei pesi al 50:50 tra l’asse anteriore e posteriore, nonché una massa relativamente contenuta. La trazione, manco a dirlo, è rigorosamente sulle ruote posteriori, dove troviamo anche un graditissimo autobloccante a controllo elettronico, mentre la trasmissione è solo ed esclusivamente automatica, affidata al sempre convincente ZF ad 8 rapporti.
Il sei in linea di cui accennavamo poc’anzi, invece, eroga la bellezza di 340 Cv e 500 Nm di coppia. Dotato di turbina a geometria variabile e della fasatura variabile delle valvole, porta la Supra a 100 km/h in appena 4.3 secondi. Uno scatto bruciante che promette di continuare fino alla velocità di punta, limitata elettronicamente a 250 km/h.
Ma passiamo dai numeri alle sensazioni, che sono ciò che davvero conta quando si ha a che fare con un’auto così speciale. Pronti via, la Supra stupisce anzitutto per il motore. In particolare nelle marce basse la progressione è di quelle che entusiasmano, incollandoti letteralmente al sedile.

Ed a rendere il tutto ancora più esaltante ci sono le squisite note che filtrano nell’abitacolo, inconfondibilmente da sei in linea. Ma il motore, ovviamente, non è tutto. A questo si deve accompagnare una dinamica in curva coinvolgente ed appagante. Anche sotto questo aspetto la Supra convince appieno. La senti sempre composta, cucita addosso, grazie anche al posto guida sartoriale, molto raccolto e particolarmente vicino all’asfalto. Reattiva ma sincera, la Supra ha la dote di riuscire ad essere comunicativa e progressiva nelle reazioni, fatto non sempre scontato parlando delle sportive moderne (specialmente se poggiano su delle enormi ruote da 20” al posteriore). Un contributo non indifferente a cotanto piacere di guida arriva anche dallo sterzo, pronto, progressivo e sincero nella sua azione, capace di offrire sempre il giusto feedback di ciò che sta accadendo alle ruote anteriori. Soltanto note positive anche dall’assetto adattivo, che una volta settato in modalità sport, tra i cordoli della pista, riesce sostanzialmente ad azzerare i movimenti della scocca, riducendo al minimo rollio e beccheggio. Così la Supra riesce ad essere agile e lesta nei rapidi cambi di direzione della parte denominata “misto rally” del circuito, ma al tempo stesso stabile e precisa nei velocissimi curvoni in percorrenza, in appoggio sulle ruote esterne. Il cambio ZF ad 8 rapporti convince (quasi) appieno anche nell’uso estremo su pista, con dei passaggi di marcia istantanei e cattivi, accompagnati da un bel calcetto nella schiena. Soltanto nelle scalate più aggressive risulta forse un po’ troppo conservativo nel “chiamare” la marcia inferiore, ma sono piccole sfumature. Come anche l’attacco del pedale del freno non mi ha convinto al 100%. Beninteso, la Surpa frena eccome, ma la prima parte della corsa del pedale mi sarebbe piaciuta un filo più consistente.

Toyota GT86: è come il vino.

La Toyota GT86 non è di certo una novità, ma ritrovarla è sempre una gioia. Anzi, ogni volta che la guidi la adori sempre più. Non sarà la più veloce, non sarà la più potente, ma le sensazioni che riesce a regalare sono pressoché uniche. Un’ auto vecchia scuola, ancora analogica in un mondo sempre più digitale. Non ci sono miriadi di setting di guida, non ci sono assetti adattivi ed elettronica a mortificare la guida. C’è solo quello che serve: trazione posteriore, autobloccante, cambio manuale ed un quattro cilindri aspirato. Quest’ultimo, con i suoi 205 Cv, non sarà un mostro di potenza e coppia, ma è davvero godurioso spremerlo, facendo danzare la lancetta del contagiri sempre vicino alla zona rossa. Il cambio manuale, poi, è semplicemente una chicca deliziosa. Un piacere sempre più raro, che passa da una leva dagli innesti cortissimi, secchi e precisi come un cecchino. Al resto, ci pensa l’assetto studiato appositamente per divertire. La GT86 non monta delle gomme extra-large, non aspira ad avere grip sempre e comunque, e proprio per questo risulta così divertente. In pista, uno splendido giocattolo che asseconda alla perfezione ogni tuo pensiero. Guida sporca, cercando qualche coreografica scodata, guida pulita ed efficace, lei c’è sempre. L’assetto non è piatto come una tavola, ma i movimenti della scocca non la rendono affatto impacciata. Anzi, aiutano a giocare e sfruttare i trasferimenti di carico, mantenendo una dinamica di guida sempre sincera, reattiva, prevedibile. Un vero masterpiece che ogni appassionato di auto dovrebbe provare almeno una volta nella vita.

Toyota Yaris GRMN: una piccola peste

Arriviamo, almeno sulla carta, a quella che dovrebbe essere la “piccolina” del trio. Avete in mente le silenziosissime Yaris Hybrid che si aggirano nelle nostre città? Ecco, dimenticate tutto, perché qui sembra proprio di mettersi alla guida della WRC di Ott Tanak. La piccola belva vanta un 1.8 con compressore volumetrico (soluzione molto particolare e piuttosto rara), capace di sviluppare ben 212 Cv. Una potenza considerevole, che lo diviene ancora di più tenendo a mente il peso di poco superiore ai 1000 kg. Insomma, un bel missilino, capace di bruciare lo 0-100 km/h in appena 6,3 secondi, raggiungendo i 230 km/h come velocità di punta. Ovviamente, a fronte di questi numeri, gli ingeneri di Toyota sono intervenuti in maniera incisiva sull’assetto della vettura, ribassato ed irrigidito ad hoc, con l’aggiunta, ad esempio, di un’ulteriore barra duomi all’anteriore, per assicurarsi una maggiore rigidità della scocca e, di conseguenza, una migliore precisione di guida. Non può mancare, neanche in questo caso, un differenziale autobloccante “vero”, ovvero meccanico e non simulato dall’elettronica (prodotto dalla Torsen).

La Yaris GRMN mette le cose in chiaro già dalla prima accensione, con una tonalità di scarico decisa, rabbiosa. Una volta in pista la confidenza è subito buona. Il motore spinge in maniera davvero sorprendente, lasciandosi strapazzare ben volentieri anche addentrandosi nella parte più alta del contagiri. Soprattutto nelle marce basse, piuttosto ravvicinate, la progressione entusiasma davvero, in particolar modo se si tiene a mente che siamo alla guida di una Yaris. Una volta arrivate le curve, sia in quelle veloci che sul guidato, la GRMN non finisce di entusiasmare con la sua agilità. Dimensioni compatte e peso contenuto le giocano a favore, e così è un attimo inserirla, con la coda libera di muoversi quel tanto che basta da consentirti di giocare, anche in questo caso, con rilasci e trasferimenti di carico. Lo sterzo ed i freni ben figurano, mentre in uscita dalla curve si apprezza moltissimo il lavoro del Torsen, che consente di scaricare a terra la potenza dell’irruento propulsore senza accusare troppi pattinamenti.

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