WP_Post Object ( [ID] => 644414 [post_author] => 40 [post_date] => 2019-07-12 17:47:48 [post_date_gmt] => 2019-07-12 15:47:48 [post_content] => Giro più veloce in 2.28.5 a una velocità media di 158.594 km/h, al volante il fuoriclasse Stirling Moss, la vettura in gara era una Maserati Tipo 60, la vittoria tra le Sport a Rouen del lontano 12 luglio 1959 solo il primo capitolo di un'avventura costruttiva di successo.

Perché il soprannome “Birdcage”

La famiglia Orsi, allora proprietaria della casa emiliana, nel 1958 assegnò all’ingegnere Giulio Alfieri, il responsabile tecnico del periodo, lo studio di nuove soluzioni tecniche funzionali nell'attività sportiva. L'ingegnere ricevette carta bianca e all'inizio si orientò la progettazione pensando a un esemplare monoscocca, per poi optare verso un altro fronte. I collaborati e lo stesso Giulio Alfieri continuarono a discutere nell'ottobre del 1958, cercando di trovare una soluzione opportuna che consentisse un'elevata rigidità torsionale ma, allo stesso tempo, non gravasse troppo in termini di peso. Due fattori importanti dal punto di vista prestazionale. Quindi si diede forma a un telaio composto da un ramificato intreccio di circa 200 tubi d'acciaio che variavano tra i 10 e i 15 millimetri. Una trama talmente articolata che ricordava una gabbia d'uccello, una "Birdcage". Da qui appunto il simpatico appellativo. La spinta è proposta da un motore di 2.0 litri composto da quattro cilindri, derivato dal cuore della Maserati 200S, ma comunque ridefinito. In particolare fu rivista la testa, localizzando diversamente lo scarico, ora posizionato a destra. Mutato anche il rapporto alesaggio/corsa da 1,226:1 (92x75mm) a 1,302:1 (93,8x72mm). Presente una coppia di carburatori Weber 45 DCO3, così come doppia è l'accensione a batteria con distributore Marelli, raggiungendo i 200 cavalli di potenza. Un'unità compatta disposta centralmente ma anche inclinata di 45°, ridimensionando l'ingombro anteriore e il baricentro della vettura. Trasmissione a cinque marce, oltre alla retromarcia in blocco con la scatola del differenziale. Particolarmente curate sia l'aerodinamica, sia la distribuzione dei pesi. La massa segnalata ammonta a 570 kg e la meccanica include una soluzione sospensiva anteriore a molle elicoidali, mentre dietro figura un ponte posteriore De Dion con balestra trasversale, riprendendo sempre le indicazioni sul modello.

Dalla Tipo 60 alla Tipo 61

A maggio del 1959 fu assemblato il primo modello basato sul citato telaio costituito da tubi con un acciaio al cromo di alta qualità e indeformabile, secondo le iniziali specifiche. Fu affidato a Stirling Moss per diversi test effettuati all’Aeroautodromo di Modena e sull'impegnativo tracciato del Nürburgring, che segnalarono però un insidioso problema. Data la particolarità dell'acciaio utilizzato di qualità elevata e “scarsa deformabilità”, affiorarono nelle saldature diverse e pericolose fratture, non subito percepibili. Alfieri se ne accorse e, sebbene tra un certo scetticismo, scelse di sostituire quel materiale con un acciaio di qualità inferiore, che sostenne meglio le sollecitazioni. Una decisione di successo come le altre applicate, confermate dal successo immediato a Rouen tra le vetture Sport, battendo due esemplari di Lotus 15, come ricordato nell'occasione. Quel sigillo catturò le attenzioni di scuderie private e Gentleman Drivers facoltosi, anche formazioni impegnate negli Stati Uniti e che gareggiavano con esemplari Sport sebbene dotati di unità 3.0 litri. Maserati allora valutò l'adozione di un propulsore più voluminoso, sempre a quattro cilindri ma ora di 2.890 cc, in grado di produrre ulteriori 50 cavalli rispetto a quelli già proposti dall'unità di 2.0 litri proiettando la vettura sino a 285 km/h, riprendendo il dato segnalato. Questa variante denominata Tipo 61 ed equipaggiata con un nuovo e maggiorato albero di trasmissione, risultò un po' più pesante avvicinando i 600 kg. Secondo le indicazioni, anche i valori di consumo non apparvero mai eccessivi, fornendo dei vantaggi durante le gare di durata contenendo il numero di soste in rapporto alla costanza di marcia. Maserati sostenne la squadra statunitense Camoradi di Lloyd Casner nel 1960, con l'impiego di due Tipo 61 alla 1.000 km del Nürburgring. In quell'occasione vinse l'equipaggio composto da Stirling Moss e Dan Gurney e nel 1961, sempre alla maratona teutonica, furono Masten Gregory - Lloyd Casner a imporsi, sempre a bordo di una Maserati Tipo 61 del team Camoradi. Ad affermare le notevoli prestazioni della Sport di 3.0 litri del Tridente anche il picco massimo raggiunto all'epoca da una vettura della medesima classe durante la 24 Ore di Le Mans: 270 km/h. Nel periodo tra gennaio e febbraio del 1961 furono assemblate le ultime due Maserati Tipo 61 e nello stesso anno tre unità motrici denominate Tipo 61/76. Tornando alla Tipo 60, nel suo palmares figurano ben quattro Campionati Italiani della Montagna tra 1960 e 1963 (i primi tre firmati Odoardo Govoni, l'ultimo da Nino Todaro), quindi due titoli italiani di velocità in pista di Mennato Boffa nel 1960 e Nino Todaro nel 1963. Foto: Maserati [post_title] => Maserati Tipo 60: l'acuto della “Birdcage” a Rouen quel lontano 12 luglio 1959 [FOTO] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => maserati-tipo-60-caratteristiche-ricordo-vittoria-rouen-12-luglio-1959 [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-07-12 17:47:48 [post_modified_gmt] => 2019-07-12 15:47:48 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=644414 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

Maserati Tipo 60: l’acuto della “Birdcage” a Rouen quel lontano 12 luglio 1959 [FOTO]

Un successo firmato da Stirling Moss

Sessanta anni fa, alla prima apparizione in gara tra le vetture Sport, la vettura del Tridente si aggiudicò il successo nella località francese. Uno di diversi trionfi. Prestigiosi anche i risultati degli esemplari Tipo 61

Giro più veloce in 2.28.5 a una velocità media di 158.594 km/h, al volante il fuoriclasse Stirling Moss, la vettura in gara era una Maserati Tipo 60, la vittoria tra le Sport a Rouen del lontano 12 luglio 1959 solo il primo capitolo di un’avventura costruttiva di successo.

Perché il soprannome “Birdcage”

La famiglia Orsi, allora proprietaria della casa emiliana, nel 1958 assegnò all’ingegnere Giulio Alfieri, il responsabile tecnico del periodo, lo studio di nuove soluzioni tecniche funzionali nell’attività sportiva. L’ingegnere ricevette carta bianca e all’inizio si orientò la progettazione pensando a un esemplare monoscocca, per poi optare verso un altro fronte. I collaborati e lo stesso Giulio Alfieri continuarono a discutere nell’ottobre del 1958, cercando di trovare una soluzione opportuna che consentisse un’elevata rigidità torsionale ma, allo stesso tempo, non gravasse troppo in termini di peso. Due fattori importanti dal punto di vista prestazionale. Quindi si diede forma a un telaio composto da un ramificato intreccio di circa 200 tubi d’acciaio che variavano tra i 10 e i 15 millimetri. Una trama talmente articolata che ricordava una gabbia d’uccello, una “Birdcage”. Da qui appunto il simpatico appellativo.
La spinta è proposta da un motore di 2.0 litri composto da quattro cilindri, derivato dal cuore della Maserati 200S, ma comunque ridefinito. In particolare fu rivista la testa, localizzando diversamente lo scarico, ora posizionato a destra. Mutato anche il rapporto alesaggio/corsa da 1,226:1 (92x75mm) a 1,302:1 (93,8x72mm). Presente una coppia di carburatori Weber 45 DCO3, così come doppia è l’accensione a batteria con distributore Marelli, raggiungendo i 200 cavalli di potenza. Un’unità compatta disposta centralmente ma anche inclinata di 45°, ridimensionando l’ingombro anteriore e il baricentro della vettura. Trasmissione a cinque marce, oltre alla retromarcia in blocco con la scatola del differenziale. Particolarmente curate sia l’aerodinamica, sia la distribuzione dei pesi. La massa segnalata ammonta a 570 kg e la meccanica include una soluzione sospensiva anteriore a molle elicoidali, mentre dietro figura un ponte posteriore De Dion con balestra trasversale, riprendendo sempre le indicazioni sul modello.

Dalla Tipo 60 alla Tipo 61

A maggio del 1959 fu assemblato il primo modello basato sul citato telaio costituito da tubi con un acciaio al cromo di alta qualità e indeformabile, secondo le iniziali specifiche. Fu affidato a Stirling Moss per diversi test effettuati all’Aeroautodromo di Modena e sull’impegnativo tracciato del Nürburgring, che segnalarono però un insidioso problema. Data la particolarità dell’acciaio utilizzato di qualità elevata e “scarsa deformabilità”, affiorarono nelle saldature diverse e pericolose fratture, non subito percepibili. Alfieri se ne accorse e, sebbene tra un certo scetticismo, scelse di sostituire quel materiale con un acciaio di qualità inferiore, che sostenne meglio le sollecitazioni. Una decisione di successo come le altre applicate, confermate dal successo immediato a Rouen tra le vetture Sport, battendo due esemplari di Lotus 15, come ricordato nell’occasione.
Quel sigillo catturò le attenzioni di scuderie private e Gentleman Drivers facoltosi, anche formazioni impegnate negli Stati Uniti e che gareggiavano con esemplari Sport sebbene dotati di unità 3.0 litri. Maserati allora valutò l’adozione di un propulsore più voluminoso, sempre a quattro cilindri ma ora di 2.890 cc, in grado di produrre ulteriori 50 cavalli rispetto a quelli già proposti dall’unità di 2.0 litri proiettando la vettura sino a 285 km/h, riprendendo il dato segnalato. Questa variante denominata Tipo 61 ed equipaggiata con un nuovo e maggiorato albero di trasmissione, risultò un po’ più pesante avvicinando i 600 kg. Secondo le indicazioni, anche i valori di consumo non apparvero mai eccessivi, fornendo dei vantaggi durante le gare di durata contenendo il numero di soste in rapporto alla costanza di marcia.
Maserati sostenne la squadra statunitense Camoradi di Lloyd Casner nel 1960, con l’impiego di due Tipo 61 alla 1.000 km del Nürburgring. In quell’occasione vinse l’equipaggio composto da Stirling Moss e Dan Gurney e nel 1961, sempre alla maratona teutonica, furono Masten GregoryLloyd Casner a imporsi, sempre a bordo di una Maserati Tipo 61 del team Camoradi. Ad affermare le notevoli prestazioni della Sport di 3.0 litri del Tridente anche il picco massimo raggiunto all’epoca da una vettura della medesima classe durante la 24 Ore di Le Mans: 270 km/h. Nel periodo tra gennaio e febbraio del 1961 furono assemblate le ultime due Maserati Tipo 61 e nello stesso anno tre unità motrici denominate Tipo 61/76. Tornando alla Tipo 60, nel suo palmares figurano ben quattro Campionati Italiani della Montagna tra 1960 e 1963 (i primi tre firmati Odoardo Govoni, l’ultimo da Nino Todaro), quindi due titoli italiani di velocità in pista di Mennato Boffa nel 1960 e Nino Todaro nel 1963.

Foto: Maserati

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