WP_Post Object ( [ID] => 645422 [post_author] => 18 [post_date] => 2019-07-17 14:51:47 [post_date_gmt] => 2019-07-17 12:51:47 [post_content] => Renualt ed il mondo delle corse. Un legame indissolubile che passa dalla Formula 1, ai rally, alle vetture turismo, tutte discipline in cui la casa francese ha scritto indimenticabili pagine di storia. Proprio in pista, nel fantastico mondo dei monomarca, il marchio della losanga è sempre stato un assoluto riferimento, sin dai tempi della gloriosa Renault “5”, per giungere ai tempi moderni con la Clio Cup. Trofei che, anno dopo anno, hanno visto sportellare in pista centinaia, forse migliaia di giovani talenti sulla rampa di lancio nel mondo delle competizioni come anche piloti navigati e gentleman driver. E per una volta, anche il sottoscritto… La piccola-grande belva Ma prima parliamo un po’ di lei, della Clio Cup. Già la base di partenza – ovvero la vettura stradale – è una macchinetta bella tosta. Motore cattivo, telaio iper specialistico e reattivo come pochi, per un comportamento dinamico particolarmente esaltante sul guidato. Ecco, a questo idillio “di base” aggiungete un ulteriore step di preparazione del 1.6 turbo, che così raggiunge circa 220 Cv, e sottraete un bel po’ di chilogrammi, grazie all’opera di alleggerimento. La Clio viene infatti letteralmente “spogliata” di tutto ciò che in gara non serve. Via rivestimenti interni, infotainment, climatizzatore, airbag, persino la strumentazione viene sostituita dal cruscottino digitale dove vedere i parametri essenziali della vettura, nonché i tempi sul giro. Così, la bilancia, si ferma ad appena 1080 kg, per un rapporto peso/potenza squisitamente interessante. Se poi si aggiungono il cambio sequenziale Sadev con paddle al volante, il differenziale autobloccante meccanico, freni da competizione (no servofreno, no ABS), un assetto specifico interamente regolabile, ecco che si capisce in fretta perché la Clio Cup è considerata da tutti una vera arma da pista. Esordio con auto e circuito: le libere 1 sono una disfatta La “convocazione” per prendere parte ad una tappa della Press League, il trofeo organizzato da Renault Italia, con 2 giornalisti che ad ogni appuntamento del campionato si alternano alla guida della vettura, arriva per Misano. Bello, anzi bellissimo. Il circuito dedicato a Marco Simoncelli, soprattutto grazie alla Moto GP, è ormai tra i più famosi al mondo e varcarne i cancelli sarà una grandissima emozione. Il week end della Clio Cup sarà peraltro un duplice debutto: tra i cordoli del “Santa Monica” ed alla guida di una Clio da trofeo. Insomma, una bella sfida: prima volta con la vettura, prima volta su quella pista. Si parte dalle libere 1. Un turno da 25 minuti da divedere con il mio compagno di vettura (e di avventura), il collega Gianluca Sepe. Se nella vita di ogni giorno 25 minuti possono sembrare tanti, vi assicuro che in pista il tempo è tiranno con non mai. Vorresti fare “il mondo”. Capire la pista, capire come risponde la vettura, ed invece neanche il tempo di capire dove ti trovi, chi sei, se sei sveglio o stai sognando, che già è il momento di rientrare ai box per cedere il volante al collega. Il mio turno di libere dura appena 4 giri. Il tempo di farne uno di lancio, un secondo per capire come “gira” la pista, ed il terzo e quarto per fare due belle asinate. La Clio Cup, come tutte le vetture da gara, deve scaldare le gomme posteriori. Ed i primi due giri “a spasso” per la pista non sono stati affatto sufficienti allo scopo. Lo scopro presto non appena, al terzo giro, provo a dare un pelo di confidenza alla “mia” Clio nera e gialla. Curva 6, in uscita dalla Rio, nel cambio di direzione, non appena cerco l’appoggio sulle ruote esterne, via il posteriore. Full gas, controsterzo fino a fondo corsa, sufficiente per evitare un imbarazzante 360° ma non per evitare di ritrovarsi “di traverso” a centro pista. Non contento, al giro successivo, dopo essere stato più guardingo alla Rio, il posteriore mi gioca un altro scherzetto in ingresso al Tramonto. Lì si arriva forte, e frenare con la vettura perfettamente dritta è tutt’altro che facile. Lo scopro nel momento in cui vado sul freno, ed il posteriore tenta nuovamente di sopravanzare le ruote anteriori. Insomma, esco dal primo turno di libere decisamente massacrato. Volevo imparare la pista, conoscere la vettura, ed invece mi ritrovo a non aver messo insieme un giro minimamente accettabile. Superfluo sottolineare che sono ultimo, a 9 secondi dalla vetta. Roba da tornare a casa a piedi. Per fortuna, comunque, tra libere 1 e libere 2 c’è tempo per riflettere e per ripassare mentalmente la pista. Nelle libere 2, tra l’altro, scenderà in pista per primo il mio omonimo collega, quindi spetterà a lui il lavoro “sporco” di scaldare le gomme. Ed effettivamente, una volta in auto, mi sento molto più a mio agio, sia con la pista che con la Clio. Ed alla fine, dal 2’01” del primo turno, riesco a migliorare fino a far segnare un 1’58. Un po’ meglio, ma ancora in fondo allo schieramento. La grande soddisfazione delle qualifiche: settimo crono Lo stacco tra libere al mattino e qualifiche al pomeriggio, risulterà quanto mai proficuo. Non tanto per mettere qualcosa nello stomaco (la tensione delle gare mi toglie sempre la fame), ma per studiare, riflettere, mettere insieme i vari tasselli. Grazie anche a qualche dritta del “mattatore” del campionato “Felice Jelimini”, nonché grazie all’aiuto da remoto del campione in carica Simone Di Luca “Deg” (ad entrambi, un sentitissimo ringraziamento), mi presento allo start del turno di qualificazione con la convinzione di potere fare meglio, avvicinandomi al resto del gruppo. In qualifica, peraltro, userò gomma nuova, la stessa con cui affronterò la gara 1 della domenica. Il turno per decidere la posizione in griglia dura 20 minuti, ma questa volta niente alternanza. L’asfalto più caldo rispetto al mattino “grippa” un po’ meno, ma mi sento finalmente in grado di dare del tu alla mia Clio. Sento finalmente “mio” anche il posteriore. E poi, sfruttando i preziosi consigli ricevuti, inizio a tagliare con più cattiveria. Misano “è la pista dei tagli”, e va sfruttato non solo l’asfalto ma ogni centimetro del verde oltre al cordolo. D’altronde, nel briefing pre-gara, dalla “direzione” hanno dato il loro benestare, l’importante è non esagerare andando addirittura sull’erba. Finalmente a mio agio, il cronometro fa segnare un 1’56” netto. Non me l’aspettavo, ma sono addirittura 7°, a centro gruppo, con i “piloti” veri, con quelli che corrono ogni gara, che conoscono bene la Clio (e magari anche la pista). Davvero niente male. Contentissimo, ma il grosso deve ancora venire. La gara è sempre una storia a sé, e la confidenza con la frenata non è ancora quella giusta. Tutte le volte che provo la staccata decisa, il bloccaggio è sempre in agguato [TO BE CONTINUED]. 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Renault Clio Cup: il nostro racconto in gara nella Press League [PARTE 1]

Sul circuito di Misano, libere e qualifiche con la Clio da trofeo

Cronaca di un week end di gara, alla guida della Clio Cup del Team Oregon, affidata ad ogni tappa a due giornalisti che concorrono per la competizione organizzata da Renault Italia tra le diverse testate. Ecco com'è andata la nostra tappa.
Renault Clio Cup: il nostro racconto in gara nella Press League [PARTE 1]

Renualt ed il mondo delle corse. Un legame indissolubile che passa dalla Formula 1, ai rally, alle vetture turismo, tutte discipline in cui la casa francese ha scritto indimenticabili pagine di storia. Proprio in pista, nel fantastico mondo dei monomarca, il marchio della losanga è sempre stato un assoluto riferimento, sin dai tempi della gloriosa Renault “5”, per giungere ai tempi moderni con la Clio Cup. Trofei che, anno dopo anno, hanno visto sportellare in pista centinaia, forse migliaia di giovani talenti sulla rampa di lancio nel mondo delle competizioni come anche piloti navigati e gentleman driver. E per una volta, anche il
sottoscritto…

La piccola-grande belva

Ma prima parliamo un po’ di lei, della Clio Cup. Già la base di partenza – ovvero la vettura stradale – è una macchinetta bella tosta. Motore cattivo, telaio iper specialistico e reattivo come pochi, per un comportamento dinamico particolarmente esaltante sul guidato. Ecco, a questo idillio “di base” aggiungete un ulteriore step di preparazione del 1.6 turbo, che così raggiunge circa 220 Cv, e sottraete un bel po’ di chilogrammi, grazie all’opera di alleggerimento. La Clio viene infatti letteralmente “spogliata” di tutto ciò che in gara non serve. Via rivestimenti interni, infotainment, climatizzatore, airbag, persino la strumentazione viene sostituita dal cruscottino digitale dove vedere i parametri essenziali della vettura, nonché i tempi sul giro. Così, la bilancia, si ferma ad appena 1080 kg, per un rapporto peso/potenza squisitamente interessante. Se poi si aggiungono il cambio sequenziale Sadev con paddle al volante, il differenziale autobloccante meccanico, freni da competizione (no servofreno, no ABS), un assetto specifico interamente regolabile, ecco che si capisce in fretta perché la Clio Cup è considerata da tutti una vera arma da pista.

Esordio con auto e circuito: le libere 1 sono una disfatta

La “convocazione” per prendere parte ad una tappa della Press League, il trofeo organizzato da Renault Italia, con 2 giornalisti che ad ogni appuntamento del campionato si alternano alla guida della vettura, arriva per Misano. Bello, anzi bellissimo. Il circuito dedicato a Marco Simoncelli, soprattutto grazie alla Moto GP, è ormai tra i più famosi al mondo e varcarne i cancelli sarà una grandissima emozione. Il week end della Clio Cup sarà peraltro un duplice debutto: tra i cordoli del “Santa Monica” ed alla guida di una Clio da trofeo. Insomma, una bella sfida: prima volta con la vettura, prima volta su quella pista.
Si parte dalle libere 1. Un turno da 25 minuti da divedere con il mio compagno di vettura (e di avventura), il collega Gianluca Sepe. Se nella vita di ogni giorno 25 minuti possono sembrare tanti, vi assicuro che in pista il tempo è tiranno con non mai. Vorresti fare “il mondo”. Capire la pista, capire come risponde la vettura, ed invece neanche il tempo di capire dove ti trovi, chi sei, se sei sveglio o stai sognando, che già è il momento di rientrare ai box per cedere il volante al collega. Il mio turno di libere dura appena 4 giri. Il tempo di farne uno di lancio, un secondo per capire come “gira” la pista, ed il terzo e quarto per fare due belle asinate. La Clio Cup, come tutte le vetture da gara, deve scaldare le gomme posteriori. Ed i primi due giri “a spasso” per la pista non sono stati affatto sufficienti allo scopo. Lo scopro presto non appena, al terzo giro, provo a dare un pelo di confidenza alla “mia” Clio nera e gialla. Curva 6, in uscita dalla Rio, nel cambio di direzione, non appena cerco l’appoggio sulle ruote esterne, via il posteriore. Full gas, controsterzo fino a fondo corsa, sufficiente per evitare un imbarazzante 360° ma non per evitare di ritrovarsi “di traverso” a centro pista. Non contento, al giro successivo, dopo essere stato più guardingo alla Rio, il posteriore mi gioca un altro scherzetto in ingresso al Tramonto. Lì si arriva forte, e frenare con la vettura perfettamente dritta è tutt’altro che facile. Lo scopro nel momento in cui vado sul freno, ed il posteriore tenta nuovamente di sopravanzare le ruote anteriori. Insomma, esco dal primo turno di libere decisamente massacrato. Volevo imparare la pista, conoscere la vettura, ed invece mi ritrovo a non aver messo insieme un giro minimamente accettabile. Superfluo sottolineare che sono ultimo, a 9 secondi dalla vetta. Roba da tornare a casa a piedi. Per fortuna, comunque, tra libere 1 e libere 2 c’è tempo per riflettere e per ripassare mentalmente la pista. Nelle libere 2, tra l’altro, scenderà in pista per primo il mio omonimo collega, quindi spetterà a lui il lavoro “sporco” di scaldare le gomme. Ed effettivamente, una volta in auto, mi sento molto più a mio agio, sia con la pista che con la Clio. Ed alla fine, dal 2’01” del primo turno, riesco a migliorare fino a far segnare un 1’58. Un po’ meglio, ma ancora in fondo allo schieramento.

La grande soddisfazione delle qualifiche: settimo crono

Lo stacco tra libere al mattino e qualifiche al pomeriggio, risulterà quanto mai proficuo. Non tanto per mettere qualcosa nello stomaco (la tensione delle gare mi toglie sempre la fame), ma per studiare, riflettere, mettere insieme i vari tasselli. Grazie anche a qualche dritta del “mattatore” del campionato “Felice Jelimini”, nonché grazie all’aiuto da remoto del campione in carica Simone Di Luca “Deg” (ad entrambi, un sentitissimo ringraziamento), mi presento allo start del turno di qualificazione con la convinzione di potere fare meglio, avvicinandomi al resto del gruppo. In qualifica, peraltro, userò gomma nuova, la stessa con cui affronterò la gara 1 della domenica. Il turno per decidere la posizione in griglia dura 20 minuti, ma questa volta niente alternanza. L’asfalto più caldo rispetto al mattino “grippa” un po’ meno, ma mi sento finalmente in grado di dare del tu alla mia Clio. Sento finalmente “mio” anche il posteriore. E poi, sfruttando i preziosi consigli ricevuti, inizio a tagliare con più cattiveria. Misano “è la pista dei tagli”, e va sfruttato non solo l’asfalto ma ogni centimetro del verde oltre al cordolo. D’altronde, nel briefing pre-gara, dalla “direzione” hanno dato il loro benestare, l’importante è non esagerare andando addirittura sull’erba. Finalmente a mio agio, il cronometro fa segnare un 1’56” netto. Non me l’aspettavo, ma sono addirittura 7°, a centro gruppo, con i “piloti” veri, con quelli che corrono ogni gara, che conoscono bene la Clio (e magari anche la pista). Davvero niente male. Contentissimo, ma il grosso deve ancora venire. La gara è sempre una storia a sé, e la confidenza con la frenata non è ancora quella giusta. Tutte le volte che provo la staccata decisa, il bloccaggio è sempre in agguato [TO BE CONTINUED].

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