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Un percorso fatto di sviluppi

Il concetto di trazione anteriore rimanda all'iconica Citroën Traction Avant, quindi al 1934. Rispetto alla trazione posteriore, ampiamente usata da altri costruttori, c'erano aspetti connotativi interessanti tra i quali una certa affinità e una certa semplicità, data l'esclusione di albero della trasmissione e differenziale posteriore, sebbene risultasse costosa sotto il profilo progettuale, come ricordato. Ma affiorava anche un dubbio sul limite di potenza sostenibile da questa impostazione. Perplessità diffuse tra gli esperti alla fine degli anni '60, come segnalato. I tecnici aumentarono la spinta su DS 19, divenuta successivamente DS 21, passando inizialmente da 75 a 115 cavalli quindi vicino ai 130 proprio sulla DS 21 e quasi 140 sulla variante a iniezione elettronica, la DS 23 IE. Poi c'era anche il progetto S, tradotto col tempo nella SM. Dei muletti realizzai da Citroën e da Maserati, allora legata al marchio francese, erano stati equipaggiati con unità propulsive in grado di sviluppare una potenza superiore ai 200 cavalli. Non si notava alcun limite, dato che la trazione restava anteriore. Gli stessi 180 cavalli delle più prestazionali SM testimoniarono che il margine poteva essere comunque ampio, ad ogni modo gli studi proseguirono su prototipi che poggiavano su basi sperimentali e accorciate del progetto S, con carrozzerie formate da materiali compositi e spinti da propulsori sviluppati da Maserati. Un primo prototipo, in piccola serie e su telaio a passo corto, era stato dotato di una scocca dedicata riconoscibile anche per la combinazione rossa, nera e gialla, oltre a disporre di un cuore di 2,67 litri e 4 assi a camme in testa, che consentiva all'auto di toccare i 240 km/h di velocità. I prototipi ricevettero anche un ponte anteriore autobloccante e un'unità quattro valvole per cilindro e alimentazione ad iniezione elettronica, in grado di proporre 340 cavalli e proiettarli al di là dei 285 km/h, tra il 1973 e il 1974. Un secondo veicolo sperimentale, segnalato con la cifra 2740, rappresentò poi un'evoluzione. Una vettura in grado di oltrepassare i 300 km/h, pur dotato di una veste quasi simile a quella di una SM. Tra gli altri aspetti interessanti, segnalati nell'occasione, spiccavano anche le qualità della tecnologia idropneumatica, valutando manovrabilità e tenuta. Foto: DS Automobiles [post_title] => DS Automobiles: la ricerca su performance, trazione anteriore e il progetto S [FOTO] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => ds-automobiles-storia-ricerca-preformance-trazione-anteriore-progetto-s [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-08-11 17:53:04 [post_modified_gmt] => 2019-08-11 15:53:04 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=650725 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

DS Automobiles: la ricerca su performance, trazione anteriore e il progetto S [FOTO]

La definizione della SM e altri test

I sospettati limiti tecnici legati ai veicoli a trazione anteriore e le prestazioni della storica SM e di alcuni prototipi

La verifica delle potenzialità espresse dalla trazione anteriore ha impegnato in passato gli ingegneri francesi, considerando l’impiego di motori sempre più prestanti su storici esemplari DS e alcuni prototipi realizzati su basi collegate al progetto S, da cui la SM, dotati di potenti unità motrici.

Un percorso fatto di sviluppi

Il concetto di trazione anteriore rimanda all’iconica Citroën Traction Avant, quindi al 1934. Rispetto alla trazione posteriore, ampiamente usata da altri costruttori, c’erano aspetti connotativi interessanti tra i quali una certa affinità e una certa semplicità, data l’esclusione di albero della trasmissione e differenziale posteriore, sebbene risultasse costosa sotto il profilo progettuale, come ricordato.
Ma affiorava anche un dubbio sul limite di potenza sostenibile da questa impostazione. Perplessità diffuse tra gli esperti alla fine degli anni ’60, come segnalato.
I tecnici aumentarono la spinta su DS 19, divenuta successivamente DS 21, passando inizialmente da 75 a 115 cavalli quindi vicino ai 130 proprio sulla DS 21 e quasi 140 sulla variante a iniezione elettronica, la DS 23 IE. Poi c’era anche il progetto S, tradotto col tempo nella SM.
Dei muletti realizzai da Citroën e da Maserati, allora legata al marchio francese, erano stati equipaggiati con unità propulsive in grado di sviluppare una potenza superiore ai 200 cavalli. Non si notava alcun limite, dato che la trazione restava anteriore. Gli stessi 180 cavalli delle più prestazionali SM testimoniarono che il margine poteva essere comunque ampio, ad ogni modo gli studi proseguirono su prototipi che poggiavano su basi sperimentali e accorciate del progetto S, con carrozzerie formate da materiali compositi e spinti da propulsori sviluppati da Maserati.
Un primo prototipo, in piccola serie e su telaio a passo corto, era stato dotato di una scocca dedicata riconoscibile anche per la combinazione rossa, nera e gialla, oltre a disporre di un cuore di 2,67 litri e 4 assi a camme in testa, che consentiva all’auto di toccare i 240 km/h di velocità.
I prototipi ricevettero anche un ponte anteriore autobloccante e un’unità quattro valvole per cilindro e alimentazione ad iniezione elettronica, in grado di proporre 340 cavalli e proiettarli al di là dei 285 km/h, tra il 1973 e il 1974.
Un secondo veicolo sperimentale, segnalato con la cifra 2740, rappresentò poi un’evoluzione. Una vettura in grado di oltrepassare i 300 km/h, pur dotato di una veste quasi simile a quella di una SM. Tra gli altri aspetti interessanti, segnalati nell’occasione, spiccavano anche le qualità della tecnologia idropneumatica, valutando manovrabilità e tenuta.

Foto: DS Automobiles

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