WP_Post Object ( [ID] => 653223 [post_author] => 40 [post_date] => 2019-08-29 12:28:18 [post_date_gmt] => 2019-08-29 10:28:18 [post_content] => I sistemi frenanti a disco sono arrivati a distanza di tempo sulle autovetture di serie, dopo la loro iniziale applicazione nell'industria. Il brevetto risale al 1902, come ricordato. Se si considera la storia legata alle vetture DS e SM, parlando proprio di freni a disco, il discorso risulta interessante come l'architettura del sistema stesso.

Un'altra appassionante storia di ricerca

La DS19 apparve in un periodo, a metà anni '50, quando su strada figuravano auto dotate di dispostivi frenanti ancora costituiti da tiranti e corde. Ma i progettisti francesi avevano lavorato a un progetto più articolato, basato sull'integrazione del sistema di arresto e la sospensione, valutando l'azione in base al carico esercitato sugli assali, tramite una sorgente di alta pressione verso diversi elementi dell'auto, scongiurando così il bloccaggio delle ruote retrostanti in anticipo rispetto a quelle frontali. Considerando sempre la sicurezza, i freni erano alimentati da due blocchi pneumatici. Inoltre, i dischi frenanti anteriori erano presenti "on board" all'uscita del differenziale, sgravando le masse non sospese, come segnalato. Il raffreddamento fu affidato a canali aerodinamici. Nel 1970, con l'introduzione della SM, furono inseriti anche altri due dischi freno legati alle ruote posteriori alleggerendo i bracci delle sospensioni, private proprio dei tamburi presenti su ID e DS. Tornando all'architettura del sistema, il fulcro della soluzione era composto da "un distributore di pressione" al posto di un pedale tradizionale dedicato alla frenata. Non una "pompa dei freni" con un'azione legata appunto alla pressione esercitata, ma "un dosatore" tramite cui sollecitare automaticamente i freni anteriori e posteriori, in grado di "misura" la pressione esercitata dal guidatore non l’escursione. Su DS ed SM comparve quindi un "bottone" circolare coperto da una superficie in gomma e non un pedale, presente sul pavimento tra gli elementi di frizione e acceleratore. I tempi di reazione risultavano contenuti, secondo quanto si ricorda, anche tramite il semplice tocco. Nel proporre la DS21 nel lontano 1965, i tecnici riplasmarono i blocchi frenanti della zona anteriore arricchiti da pinze a doppio pistone e non flottanti, come quelle impiegate dal '55, oltre a guarniture più ampie considerando le prestazioni più accentuate della vettura. Un'auto capace di raggiungere i 180 km/h. Inoltre la DS21 fu dotata di una spia d’usura delle guarniture frenanti. Un aspetto divenuto presente anche sulle autovetture proposte in commercio, che consentì di ottenere un primo riconoscimento a proposito di sicurezza stradale, come ricordato ancora nell'occasione. Foto: DS Automobiles [post_title] => DS Automobiles: i freni a disco e gli storici modelli DS e SM [FOTO] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => ds-automobiles-freni-disco-storiche-ds-sm [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-08-29 12:28:18 [post_modified_gmt] => 2019-08-29 10:28:18 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=653223 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

DS Automobiles: i freni a disco e gli storici modelli DS e SM [FOTO]

Un sistema articolato

Si ritorna agli studi sulle soluzioni frenanti adottate in passato su vetture DS e SM

I sistemi frenanti a disco sono arrivati a distanza di tempo sulle autovetture di serie, dopo la loro iniziale applicazione nell’industria. Il brevetto risale al 1902, come ricordato. Se si considera la storia legata alle vetture DS e SM, parlando proprio di freni a disco, il discorso risulta interessante come l’architettura del sistema stesso.

Un’altra appassionante storia di ricerca

La DS19 apparve in un periodo, a metà anni ’50, quando su strada figuravano auto dotate di dispostivi frenanti ancora costituiti da tiranti e corde. Ma i progettisti francesi avevano lavorato a un progetto più articolato, basato sull’integrazione del sistema di arresto e la sospensione, valutando l’azione in base al carico esercitato sugli assali, tramite una sorgente di alta pressione verso diversi elementi dell’auto, scongiurando così il bloccaggio delle ruote retrostanti in anticipo rispetto a quelle frontali. Considerando sempre la sicurezza, i freni erano alimentati da due blocchi pneumatici. Inoltre, i dischi frenanti anteriori erano presenti “on board” all’uscita del differenziale, sgravando le masse non sospese, come segnalato. Il raffreddamento fu affidato a canali aerodinamici.
Nel 1970, con l’introduzione della SM, furono inseriti anche altri due dischi freno legati alle ruote posteriori alleggerendo i bracci delle sospensioni, private proprio dei tamburi presenti su ID e DS.
Tornando all’architettura del sistema, il fulcro della soluzione era composto da “un distributore di pressione” al posto di un pedale tradizionale dedicato alla frenata. Non una “pompa dei freni” con un’azione legata appunto alla pressione esercitata, ma “un dosatore” tramite cui sollecitare automaticamente i freni anteriori e posteriori, in grado di “misura” la pressione esercitata dal guidatore non l’escursione.
Su DS ed SM comparve quindi un “bottone” circolare coperto da una superficie in gomma e non un pedale, presente sul pavimento tra gli elementi di frizione e acceleratore. I tempi di reazione risultavano contenuti, secondo quanto si ricorda, anche tramite il semplice tocco. Nel proporre la DS21 nel lontano 1965, i tecnici riplasmarono i blocchi frenanti della zona anteriore arricchiti da pinze a doppio pistone e non flottanti, come quelle impiegate dal ’55, oltre a guarniture più ampie considerando le prestazioni più accentuate della vettura. Un’auto capace di raggiungere i 180 km/h. Inoltre la DS21 fu dotata di una spia d’usura delle guarniture frenanti. Un aspetto divenuto presente anche sulle autovetture proposte in commercio, che consentì di ottenere un primo riconoscimento a proposito di sicurezza stradale, come ricordato ancora nell’occasione.

Foto: DS Automobiles

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