WP_Post Object ( [ID] => 653585 [post_author] => 18 [post_date] => 2019-08-31 08:53:38 [post_date_gmt] => 2019-08-31 06:53:38 [post_content] => Porsche Cayenne Coupé - È il mercato. Un mercato sempre più frenetico, dove nuove modelli e nicchie mai prima esistite nascono così, d’emblée. Proprio quello che era successo nel ormai lontanissimo 2003, con il lancio della prima Porsche Cayenne. Inizialmente uno shock. Sacrilega, blasfema per i puristi (che nel tempo hanno imparato ad accettarla, e comprarla…), eppure un successo enorme che ha portato il marchio di Stoccarda ad essere quello che è oggi. Ma siccome il mercato, al pari del denaro, non dorme mai, ecco che impazza la moda dei SUV-Coupé, con BMW X6, Mercedes GLE Coupé e Audi Q8 che fino ad oggi hanno “spadroneggiato” senza dover fare i conti la rivale più blasonata. La risposta di Porsche, insomma, non poteva mancare. E le differenze tra la “Cayenne” e la “Cayenne Coupé”, sebbene a primo acchito potrebbero sembrare confinate all’estetica del solo “lato b”, in realtà sono marcate anche nella tecnica, con il risultato di accentuare ed innalzare l’asticella della sportività. Coupé, nella forma e nella sostanza Sarebbe un errore pensare che le novità introdotte con la versione “Coupé” della Cayenne siano una mera questione estetica. Perché ad essere differenti sono proprio elementi “strutturali” della vettura. A partire dal montante A (quello anteriore), che risulta maggiormente inclinato. E lo si percepisce subito una volta nell’abitacolo, che restituisce grazie a ciò una maggiore sensazione di sportività. Insomma, sensazione di trovarsi appunto su di un coupé. Al posteriore, il tetto spiovente ed il lunotto inclinato fanno il resto, ma non si pensi che ciò sia andato a discapito dell’abitabilità posteriore. La seduta del divano (disponibile sia con due poltrone singole che con l’omologazione tre posti, senza sovrapprezzo), è stata ribassata di 3 cm, e così lo spazio interno è rimasto sostanzialmente invariato. Guardandola da fuori, invece, si nota la carrozzeria ribassata di 20 mm, nonché la carreggiata posteriore più larga di 18 mm. In opzione, per la prima volta, gli enormi cerchi da 22”, cui si accompagna la novità dell’ala posteriore adattiva, che fuoriesce superati i 90 km/h, continuando a variare la propria inclinazione in funzione della velocità. Non mancano poi chicche molto driver’s oriented come i freni carboceramici o il tetto in carbonio, che consente un risparmio di 21 kg. Possono sembrare pochi in termini assoluti, ma in realtà 21 kg, a quella altezza, sono un vero e proprio toccasana per la dinamica di guida e il baricentro. I risultati della dotazione driver's oriented L’interrogativo che sorge spontaneo, quando ci si mette alla guida di una vettura con il marchio Porsche, non può che essere uno soltanto: nonostante i 490 cm di lunghezza, nonostante le oltre 2 tonnellate di peso, terrà fede alla tradizione del marchio? La risposta è assolutamente sì. Nonostante tutto, si guida come una “vera” Porsche. La Cayenne Coupé sembra letteralmente azzerare le leggi della fisica. Questo grazie ad un telaio squisito, cui si aggiungono gli ultimi ritrovati tecnologici in termini di tecnica, che la rendono una sportiva doc anche nel misto stretto. Parliamo dell’assetto adattivo con sospensioni pneumatiche, del torque vectoring, delle barre antirollio adattive (nel gergo “Porsche Dynamic Chassis Control”), dell'asse posteriore sterzante, dotato addirittura di una propria cremagliera anche al retrotreno. Insomma, sulla strada giusta, basta selezionare la modalità “Sport” o “Sport +”, che la Cayenne Coupè diventa tremendamente “Porsche” nel modo in cui dialoga con l’asfalto. Agilità sbalorditiva, inserimento immediato, appoggio infinito, e un grandissimo grip meccanico in uscita dalle curve. È sbalorditivo come si possa sentire cucita addosso una vettura così grossa e pesante, che eppure riesce ad essere incredibilmente reattiva, comunicativa, ma anche sincera e mai nervosa nelle reazioni. Lo sterzo è da apoteosi, pronto già dai piccolissimi angoli, consente di sentire tutto ma proprio tutto quello che accade alle ruote anteriori. Ed i freni, infaticabili nella versione “tradizionale”, diventano portentosi se la vettura è dotata dei carboceramici”. Vera Porsche, anche nel misto stretto Il nostro test della Cayenne Coupé è partito dalla cattivissima Turbo. Un 4.0 V8 sovralimentato da 550 Cv e 770 nm di coppia. Insomma, un motore infinito, capace di offrire una spinta in grado di far polverizzare lo 0-100 km/h in appena 3.9 secondi. Un tempo da supercar vera. Ma ad essere sbalorditiva, più che la spinta in sé, è la poderosa progressione e l’infinita riserva di potenza che ci si ritrova avere in ogni condizione ed in ogni frangente di guida. Basta mettere giù tutto, questione di attimi, e ci si ritrova a velocità da ritiro patente con tanto di articolo sul giornale. Fortuna che si può fare affidamento sui carboceramici, sempre utili quando ci si lascia prendere un attimo la mano. Scesi dalla “Cayenne Turbo” passiamo a quella che, almeno sulla carta, dovrebbe essere la entry level, chiamata semplicemente “Cayenne”. In questo caso si ha a che fare con un 3.0 V6 sovralimentato da 340 Cv, comunque in grado di portare la vettura a 100 km/h in 6 secondi netti, con una velocità di punta che supera di slancio i 240 km/h. Insomma, versione base “si fa per dire”, perché ce n’è comunque in abbondanza per togliersi parecchie soddisfazioni. Anche perché il 3.0 ha un bel temperamento, prende giri con vivacità e vigore, ed è sempre un piacere addentarsi con il contagiri verso la zona rossa. Difetti? Difficili da trovare. Uno, anche se la colpa non è di Porsche, è sicuramente il superbollo, che grava (ingiustamente) vetture come queste Cayenne. Sulla “Turbo”, selezionando la modalità sportiva, non ci sarebbe dispiaciuta una tonalità di scarico più accentuata e prorompente. Per carità, non appena si aprono le valvole il sound non manca, ma non c’è quel guizzo come scoppiettii e backfire in cambiata ed in rilascio, che aggiungono un filo di emozionalità in più che non guasta mai. A completare la gamma, già ordinabili in questi giorni, ci sono la “Cayenne E-Hybrid Coupé” con il 3.0 V6 che, grazie all’aggiunta del propulsore elettrico, raggiunge una potenza complessiva di 462 Cv, nonché l’ancora più spaventosa “Cayenne Turbo S E-Hybrid Coupè”. In questo caso, l’unità termica 4.0 V8, è affiancata dall’elettrico per raggiungere addirittura 680 Cv totali e 900 Nm! Da ultimo, la “Cayenne S Coupè”, dotata del 2.9 da 440 cv. I prezzi, partono dagli 86.692,00 Euro necessari per portarsi a casa la versione d’ingresso. 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Porsche Cayenne Coupé: nella vita…ci vuole sempre un po’ di “lato b” [PROVA SU STRADA]

Sportività accentuata, non solo nell'estetica ma anche nella tecnica!

Porsche, dopo aver lanciato il concetto di Suv premium sportiva con il Cayenne, lancia il guanto della sfida alle competitor che avevano occupato la nuova nicchia delle Suv-Coupè. Tetto spiovente e linea dei finestrini e montante C in pieno stile 911, per una grande sensazione di sportività a livello estetico. Ma le modifiche sono anche di natura tecnica, per rendere la Cayenne una vera Porsche anche dal punto di vista della dinamica di guida.
Porsche Cayenne Coupé: nella vita…ci vuole sempre un po’ di “lato b” [PROVA SU STRADA]

Porsche Cayenne Coupé – È il mercato. Un mercato sempre più frenetico, dove nuove modelli e nicchie mai prima esistite nascono così, d’emblée. Proprio quello che era successo nel ormai lontanissimo 2003, con il lancio della prima Porsche Cayenne. Inizialmente uno shock. Sacrilega, blasfema per i puristi (che nel tempo hanno imparato ad accettarla, e comprarla…), eppure un successo enorme che ha portato il marchio di Stoccarda ad essere quello che è oggi. Ma siccome il mercato, al pari del denaro, non dorme mai, ecco che impazza la moda dei SUV-Coupé, con BMW X6, Mercedes GLE Coupé e Audi Q8 che fino ad oggi hanno “spadroneggiato” senza dover fare i conti la rivale più blasonata. La risposta di Porsche, insomma, non poteva mancare. E le differenze tra la “Cayenne” e la “Cayenne Coupé”, sebbene a primo acchito potrebbero sembrare confinate all’estetica del solo “lato b”, in realtà sono marcate anche nella tecnica, con il risultato di accentuare ed innalzare l’asticella della sportività.

Coupé, nella forma e nella sostanza

Sarebbe un errore pensare che le novità introdotte con la versione “Coupé” della Cayenne siano una mera questione estetica. Perché ad essere differenti sono proprio elementi “strutturali” della vettura. A partire dal montante A (quello anteriore), che risulta maggiormente inclinato. E lo si percepisce subito una volta nell’abitacolo, che restituisce grazie a ciò una maggiore sensazione di sportività. Insomma, sensazione di trovarsi appunto su di un coupé. Al posteriore, il tetto spiovente ed il lunotto inclinato fanno il resto, ma non si pensi che ciò sia andato a discapito dell’abitabilità posteriore. La seduta del divano (disponibile sia con due poltrone singole che con l’omologazione tre posti, senza sovrapprezzo), è stata ribassata di 3 cm, e così lo spazio interno è rimasto sostanzialmente invariato. Guardandola da fuori, invece, si nota la carrozzeria ribassata di 20 mm, nonché la carreggiata posteriore più larga di 18 mm. In opzione, per la prima volta, gli enormi cerchi da 22”, cui si accompagna la novità dell’ala posteriore adattiva, che fuoriesce superati i 90 km/h, continuando a variare la propria inclinazione in funzione della velocità. Non mancano poi chicche molto driver’s oriented come i freni carboceramici o il tetto in carbonio, che consente un risparmio di 21 kg. Possono sembrare pochi in termini assoluti, ma in realtà 21 kg, a quella altezza, sono un vero e proprio toccasana per la dinamica di guida e il baricentro.

I risultati della dotazione driver’s oriented

L’interrogativo che sorge spontaneo, quando ci si mette alla guida di una vettura con il marchio Porsche, non può che essere uno soltanto: nonostante i 490 cm di lunghezza, nonostante le oltre 2 tonnellate di peso, terrà fede alla tradizione del marchio? La risposta è assolutamente sì. Nonostante tutto, si guida come una “vera” Porsche. La Cayenne Coupé sembra letteralmente azzerare le leggi della fisica. Questo grazie ad un telaio squisito, cui si aggiungono gli ultimi ritrovati tecnologici in termini di tecnica, che la rendono una sportiva doc anche nel misto stretto. Parliamo dell’assetto adattivo con sospensioni pneumatiche, del torque vectoring, delle barre antirollio adattive (nel gergo “Porsche Dynamic Chassis Control”), dell’asse posteriore sterzante, dotato addirittura di una propria cremagliera anche al retrotreno. Insomma, sulla strada giusta, basta selezionare la modalità “Sport” o “Sport +”, che la Cayenne Coupè diventa tremendamente “Porsche” nel modo in cui dialoga con l’asfalto. Agilità sbalorditiva, inserimento immediato, appoggio infinito, e un grandissimo grip meccanico in uscita dalle curve. È sbalorditivo come si possa sentire cucita addosso una vettura così grossa e pesante, che eppure riesce ad essere incredibilmente reattiva, comunicativa, ma anche sincera e mai nervosa nelle reazioni. Lo sterzo è da apoteosi, pronto già dai piccolissimi angoli, consente di sentire tutto ma proprio tutto quello che accade alle ruote anteriori. Ed i freni, infaticabili nella versione “tradizionale”, diventano portentosi se la vettura è dotata dei carboceramici”.

Vera Porsche, anche nel misto stretto

Il nostro test della Cayenne Coupé è partito dalla cattivissima Turbo. Un 4.0 V8 sovralimentato da 550 Cv e 770 nm di coppia. Insomma, un motore infinito, capace di offrire una spinta in grado di far polverizzare lo 0-100 km/h in appena 3.9 secondi. Un tempo da supercar vera. Ma ad essere sbalorditiva, più che la spinta in sé, è la poderosa progressione e l’infinita riserva di potenza che ci si ritrova avere in ogni condizione ed in ogni frangente di guida. Basta mettere giù tutto, questione di attimi, e ci si ritrova a velocità da ritiro patente con tanto di articolo sul giornale. Fortuna che si può fare affidamento sui carboceramici, sempre utili quando ci si lascia prendere un attimo la mano. Scesi dalla “Cayenne Turbo” passiamo a quella che, almeno sulla carta, dovrebbe essere la entry level, chiamata semplicemente “Cayenne”. In questo caso si ha a che fare con un 3.0 V6 sovralimentato da 340 Cv, comunque in grado di portare la vettura a 100 km/h in 6 secondi netti, con una velocità di punta che supera di slancio i 240 km/h. Insomma, versione base “si fa per dire”, perché ce n’è comunque in abbondanza per togliersi parecchie soddisfazioni. Anche perché il 3.0 ha un bel temperamento, prende giri con vivacità e vigore, ed è sempre un piacere addentarsi con il contagiri verso la zona rossa. Difetti? Difficili da trovare. Uno, anche se la colpa non è di Porsche, è sicuramente il superbollo, che grava (ingiustamente) vetture come queste Cayenne. Sulla “Turbo”, selezionando la modalità sportiva, non ci sarebbe dispiaciuta una tonalità di scarico più accentuata e prorompente. Per carità, non appena si aprono le valvole il sound non manca, ma non c’è quel guizzo come scoppiettii e backfire in cambiata ed in rilascio, che aggiungono un filo di emozionalità in più che non guasta mai. A completare la gamma, già ordinabili in questi giorni, ci sono la “Cayenne E-Hybrid Coupé” con il 3.0 V6 che, grazie all’aggiunta del propulsore elettrico, raggiunge una potenza complessiva di 462 Cv, nonché l’ancora più spaventosa “Cayenne Turbo S E-Hybrid Coupè”. In questo caso, l’unità termica 4.0 V8, è affiancata dall’elettrico per raggiungere addirittura 680 Cv totali e 900 Nm! Da ultimo, la “Cayenne S Coupè”, dotata del 2.9 da 440 cv. I prezzi, partono dagli 86.692,00 Euro necessari per portarsi a casa la versione d’ingresso.

Porsche Cayenne Coupé: nella vita…ci vuole sempre un po’ di “lato b” [PROVA SU STRADA]
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