WP_Post Object ( [ID] => 664666 [post_author] => 40 [post_date] => 2019-10-04 19:13:08 [post_date_gmt] => 2019-10-04 17:13:08 [post_content] => Si risale al settembre del 1969, quando DS fu la prima vettura transalpina a presentare in serie un sistema di iniezione a controllo elettronico. Soluzione presente su DS21 e poi su DS23 anche nella variante Cabriolet. Esemplari riconoscibili dalla sigla "Injection Electronique", localizzata sul cofano bagagli al di sotto del monogramma.

Il sistema

L'iniezione elettronica rappresenta una risposta evoluta rispetto alla pur funzionale azione dei carburatori. Una modulazione della stessa carburazione gestita attraverso un calcolatore. In base a ogni giro dell'unità motrice era stabilita l'opportuna dose di miscela aria/benzina, favorendo l'efficienza di esercizio in base a differenti condizioni e parametri. In sostanza, riprendendo le indicazioni, aumentò la velocità della DS21 dai precedenti 180 a 195 km/h, così come la potenza da 115 a circa 130 cavalli SAE, palesando anche una certa fluidità di ritmo. Si parla di 140 cavalli parlando di DS23 I.E. Diversamente da quelli più recenti, la soluzione adottata sulle storiche DS non presentava una "mappatura" e ricalcolava in modo costante i parametri di iniezione migliori, considerando le variabili recepite. Dal 1972 divenne di serie anche sui modelli SM, che erano alimentati attraverso tre carburatori Weber, sostenendo l'erogazione di oltre 180 cavalli proposti dall'unità Maserati.

Il dosaggio del carburante

Già dai primi motori a benzina, ossia "a combustione interna", la misura del quantitativo di benzina fu uno degli aspetti cruciali sotto il profilo dell'efficienza. L'azione stessa prevede una miscela composta da aria e benzina, con un rapporto ottimale nelle varie condizioni di esercizio, in base a diversi fattori tra temperatura e richieste di potenza. Al minimo un sostanziale rapporto prevede una miscela composta da una parte di benzina per diciotto d’aria, ma già marciando su strada il rapporto ottimale risulta di 1/15, che diventa 1/13 in caso di un sorpasso data la maggior richiesta di energia. Dunque un dosaggio variabile, come segnalato. L'introduzione del carburatore alla fine dell’800 offrì una valida risposta nella parzializzazione. Il controllo elettronico, però, ha permesso una variazione maggiormente ottimizzata a seconda dei valori ambientali, con ricadute positive a livello prestazionale tra spinta e contenimento dei consumi. Un passaggio che risale alla seconda metà degli anni '60, con la necessità di nuovi sistemi legati al costante progresso tecnologico per rispondere a norme più stringenti riguardanti l'ambiente, come ricordato. Foto: DS Automobiles – foto allegate di Miranda Ukleba [post_title] => DS Automobiles: l'adozione dell'iniezione elettronica nel lontano 1969 [FOTO] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => ds-automobile-storia-iniezione-elettronica [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-10-07 18:07:58 [post_modified_gmt] => 2019-10-07 16:07:58 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.motorionline.com/?p=664666 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

DS Automobiles: l’adozione dell’iniezione elettronica nel lontano 1969 [FOTO]

L'ottimizzazione del dosaggio

Una nuova pagina dedicata al passato, quando su DS fu introdotto un sistema di iniezione elettronica

Si risale al settembre del 1969, quando DS fu la prima vettura transalpina a presentare in serie un sistema di iniezione a controllo elettronico. Soluzione presente su DS21 e poi su DS23 anche nella variante Cabriolet. Esemplari riconoscibili dalla sigla “Injection Electronique”, localizzata sul cofano bagagli al di sotto del monogramma.

Il sistema

L’iniezione elettronica rappresenta una risposta evoluta rispetto alla pur funzionale azione dei carburatori. Una modulazione della stessa carburazione gestita attraverso un calcolatore. In base a ogni giro dell’unità motrice era stabilita l’opportuna dose di miscela aria/benzina, favorendo l’efficienza di esercizio in base a differenti condizioni e parametri.
In sostanza, riprendendo le indicazioni, aumentò la velocità della DS21 dai precedenti 180 a 195 km/h, così come la potenza da 115 a circa 130 cavalli SAE, palesando anche una certa fluidità di ritmo. Si parla di 140 cavalli parlando di DS23 I.E.
Diversamente da quelli più recenti, la soluzione adottata sulle storiche DS non presentava una “mappatura” e ricalcolava in modo costante i parametri di iniezione migliori, considerando le variabili recepite. Dal 1972 divenne di serie anche sui modelli SM, che erano alimentati attraverso tre carburatori Weber, sostenendo l’erogazione di oltre 180 cavalli proposti dall’unità Maserati.

Il dosaggio del carburante

Già dai primi motori a benzina, ossia “a combustione interna”, la misura del quantitativo di benzina fu uno degli aspetti cruciali sotto il profilo dell’efficienza. L’azione stessa prevede una miscela composta da aria e benzina, con un rapporto ottimale nelle varie condizioni di esercizio, in base a diversi fattori tra temperatura e richieste di potenza. Al minimo un sostanziale rapporto prevede una miscela composta da una parte di benzina per diciotto d’aria, ma già marciando su strada il rapporto ottimale risulta di 1/15, che diventa 1/13 in caso di un sorpasso data la maggior richiesta di energia. Dunque un dosaggio variabile, come segnalato. L’introduzione del carburatore alla fine dell’800 offrì una valida risposta nella parzializzazione. Il controllo elettronico, però, ha permesso una variazione maggiormente ottimizzata a seconda dei valori ambientali, con ricadute positive a livello prestazionale tra spinta e contenimento dei consumi. Un passaggio che risale alla seconda metà degli anni ’60, con la necessità di nuovi sistemi legati al costante progresso tecnologico per rispondere a norme più stringenti riguardanti l’ambiente, come ricordato.

Foto: DS Automobiles – foto allegate di Miranda Ukleba

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