Auto storiche, dibattito sul certificato di rilevanza storica: il botta e risposta tra ACI e ASI

Auto storiche, dibattito sul certificato di rilevanza storica: il botta e risposta tra ACI e ASI

La replica di Alberto Scuro ad Angelo Sticchi Damiani

Alberto Scuro, presidente dell'Automotoclub Storico Italiano, risponde alle dichiarazioni fatta da Angelo Sticchi Damiani, presidente dell'ACI, in merito al rilascio del certificato di rilevanza storico e all'attività dell'ASI.
Auto storiche, dibattito sul certificato di rilevanza storica: il botta e risposta tra ACI e ASI

Sul tema del certificato di rilevanza storica rilasciato dall’ASI si è aperto un accesso dibattito, dopo le parole del presidente dell’ACI alle quali è seguita la pronta risposta dell’Automotoclub Storico Italiano. 

Le parole del presidente dell’ACI

Due giorni fa, in occasione della Conferenza del Traffico e della Circolazione svoltasi a Roma, il presidente dell’Automobile Club Italia, Angelo Sticchi Damiani, parlando delle auto storiche ha affermato: “Il certificato di rilevanza storica viene rilasciato da un’associazione privata di cui non sappiamo nulla, nulla, nulla, e viene applicato sulla carta di circolazione. Per me un documento dello Stato non può essere imbrattato con delle cose che non sappiamo come, a che costo e con che sistemi sono state definite. Questo non è serio”.

L’ASI: “Dichiarazioni assolutamente non condivisibili”

Parole che hanno scatenato la reazione dell’ASI, Automotoclub Storico Italiano, che ritiene assolutamente non condivisibili le dichiarazioni di Sticchi Damiani. L’ASI, che si è sentita chiamata in causa della parole del presidente dell’ACI, non ha esitato a rispondere ricordando di essere la principale associazione che, insieme alla Federazione Motociclistica Italiana ed ai Registri Storici Fiat, Lancia e Alfa Romeo, è riconosciuta dallo Stato come ente certificatore, e in quanto tale applica le normative previste dallo Stato.

Il presidente di Automotoclub Storico Italiano, Alberto Scuro, evidenzia: “Sticchi Damiani ha anche dichiarato che tutti gli attori del motorismo storico tranne ASI sarebbero d’accordo sulla necessità di stilare una lista di veicoli che a parità di anzianità e grado di conservazione avrebbero la possibilità di essere tutelati come storici. Con tale lista lo Stato aiuterebbe chi possiede veicoli costosi ed esclusivi e non chi vuole conservare, osservando le specifiche normative previste, veicoli più diffusi e di minor valore, ma che hanno comunque segnato la storia del nostro Paese e delle nostre famiglie. Quattro dei cinque enti certificatori nazionali sono contrari a stilare la lista proposta da ACI, che non trova riscontro né nelle direttive europee né nelle indicazioni della Federazione internazionale dei veicoli storici (FIVA), né nelle normative di altri paesi europei”.

Attenzione a far confusione tra veicoli vecchi e storici

Anche altri concetti espressi da Sticchi Damiani non sono condivisibili da ASI. “I veicoli vecchi in Italia sono moltissimi – sottolinea Alberto Scuro – ma quelli storici pochissimi e se si vuole tutelare quello che è un vero e proprio patrimonio nazionale non si deve far confusione tra loro: i veicoli che alla Motorizzazione risultano circolanti sono 56 milioni, quelli ultraventennali 12 milioni. Quelli storici con oltre vent’anni sono 400.000 circa. Numeri completamente diversi da quelli dei veicoli vecchi e che si commentano da soli. Inoltre, tutti questi veicoli storici hanno mediamente percorrenze annue bassissime. Il mancato rinnovamento del parco auto italiano non è quindi legato ai veicoli storici che lo Stato tutela, ma a problemi ben diversi”.

Anche i dati sul costo della tutela fiscale dei veicoli storici reintrodotta nel 2019 (con la tassa di possesso al 50%) – spiega in una nota l’ASI – non risultano quelli esposti da Sticchi Damiani (7 milioni di euro per quest’anno e addirittura 25 milioni per il 2020) che non ha minimamente accennato alle maggiori entrate che derivano allo Stato da questa tutela.

ASI: “Nostra attività non costa nulla allo Stato”

“Il fatto poi – dice ancora il presidente dell’ASI Scuro – che attività di interesse pubblico non possono essere delegate a privati, come ancora ha espresso Sticchi Damiani, mi sembra una tesi piuttosto ardita: demandare mansioni a enti che, anche se privati, hanno l’esperienza per fare una specifica attività è uno strumento importante e decisamente poco costoso rispetto alla gestione pubblica. Nello specifico, gli enti certificatori previsti dall’art. 60 del CdS non costano nulla allo Stato. Noi restiamo aperti al dialogo e a un percorso virtuoso che, nel rispetto delle specifiche competenze dei diversi attori, possa vedere tutti protagonisti di questo mondo di passione che promuove cultura e turismo ed è un enorme volano di indotto nazionale, che nel 2018 è stato stimato in 2,2 miliardi di euro”.

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    1 commento

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    • Raffaele ha detto:

      Sticchi Damiani è il tipico burocrate ignorante e saccente.Finche’ in Italia tali soggetti si troveranno in posizioni apicali lo Stato non potrà funzionare.

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