Citroen XM: un ricordo a distanza di trenta anni [FOTO]

“Auto dell'Anno 1990”

Un quadro riassuntivo dell'ammiraglia francese introdotta alla fine degli anni Ottanta

La storia della Citroën XM inizia a essere delineata su un tovagliolo, durante un volo per Parigi nell’ottobre del 1984. Un altro interessante tassello nel percorso evolutivo e centenario della casa, come ricordato.

Il modello

Quel tovagliolo è custodito al Conservatoire Citroën e il disegno anticipa già vari elementi del modello definito. Uno stile che, come nel caso della BX, è stato plasmato in collaborazione con il designer torinese Nuccio Bertone, traendo spunto da un’idea di Marc Deschamps.
I tratti risultano tesi, i fari sottili, rimandando alla storica SM, la stessa impostazione delle superfici vetrate e della zona posteriore appaiono connotative, come la disposizione dei gruppi ottici posteriori. Ma altrettanto caratteristica è la presenza di un portellone legato a questa ampia berlina, un concetto “due volumi e mezzo”. Un ampio portellone che consente di posizionare anche oggetti piuttosto voluminosi nel vano, ribaltando le sedute in seconda fila. Figura anche un secondo lunotto, noto come “13° vetro” e distinto dal portellone, che separa l’abitacolo proteggendolo dal caldo o dal freddo esterno, se il vano non è occupato da carichi voluminosi.
Interessante anche l’innovazione tecnologica contraddistinta da sospensioni idropneumatiche con geometria similare a quella presente sulla più compatta BX, considerando uno schema pseudo-McPherson anteriore e bracci trainati retrostanti, quindi blocco pneumatico per singola ruota, oltre a un terzo blocco su ciascuno assale gestito da una centralina elettronica. Ad esempio in modalità “Auto”, in meno di cinque centesimi di secondo il sistema gestisce la rigidità delle sospensioni in base a vari parametri tra posizione del volante, accelerazione, freno e altri; ma anche all’apertura di una delle portiere si ricorda una certa rigidità al momento di accedere e scendere, tornando più morbida una volta chiuse le porte, tra gli aspetti indicati.
Dunque l’elettronica, tramite una centralina, che si occupa del controllo del sistema idropneumatico, introducendo verso un’era di nuovi e successivi sviluppi tecnologici pensati per rafforzare il comfort di ogni vettura.
Restando all’interno, che presenza una plancia a sviluppo prettamente orizzontale, la distanza tra i sedili anteriori e posteriori risulta similare a quella della storica DS, essendoci oltre 50 cm tra lo schienale anteriore e il cuscino posteriore, riprendendo sempre le indicazioni. Il divanetto posteriore può ospitare tre persone.
Quindi la spinta è proposta da un’unità a sei cilindri che eroga la stessa cavalleria trasmessa dalla precedente SM, assieme ad alternative a quattro cilindri di due litri e a gasolio con testata a tre valvole per cilindro. Il propulsore Diesel Turbo2 della CX, nonostante la minor potenza, propone su XM una consistente progressione a fronte di consumi più contenuti, in rapporto anche a un coefficiente di penetrazione pari a 0,28.

Nel segno dell’evoluzione

Proposta dal mese di maggio del 1989, sul mercato italiano giungerà a ottobre, è stata “Auto dell’Anno 1990”. Il successivo rinnovamento estetico è datato 1994 e sotto il cofano figurano nuovi propulsori Diesel da 2.5 litri e 130 cavalli di potenza. Quindi anche due unità V6 di tre litri e doppia valvola per cilindro da 170 cavalli di spinta. Un motore noto con nome in codice ZPJ affiancato da un ZPJ4 ancora più sportivo e con quattro valvole per cilindro, in grado di generare una potenza superiore ai 200 cavalli e legato alla V6.24 capace di valicare i 235 km/h con iniezione elettronica sequenziale e aspirazione a geometria variabile, riprendendo le informazioni.
Poi nel 1995 si introduce un nuovo motore ES9 J4 realizzato da PSA che prende il posto dei citati, caratterizzato da una coppia più robusta, nonostante una potenza leggermente ridimensionata. Nell’arco vitale della Citroën XM, durato dieci anni, la vettura è stata animata da tutte le unità di due litri a quattro cilindri realizzate nel periodo da PSA, con carburatore o sovralimentati “a coppia costante” i Turbo_CT (Constant Torque).
Nel settembre ‘91 è stata introdotta anche la variante Break, proposta con le unità motrici più prestazionali, a parte lo ZPJ4. Poi negli anni 2000 sono arrivate C5 e C6.
La XM figura tra le rappresentanti di un percorso innovativo siglato dalla casa francese nel corso dei suoi cento anni, considerando la Traction Avant e l’altrettanto rivoluzionaria DS19 realizzata a metà degli anni ’50, quindi la CX del 1974 e la presenza di contenuti tipici del concetto “ammiraglia”. Un’espressività dinamica caratteristica della stessa XM.

Foto: Citroën

Leggi altri articoli in Auto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati