Autostrade, rapporto del MiT: “200 le gallerie a rischio in tutta Italia”

Autostrade, rapporto del MiT: “200 le gallerie a rischio in tutta Italia”

Di queste 105 fanno parte della rete in concessione ad Autostrade per l'Italia

Da un dossier dell'organo tecnico del Ministero delle Infrastrutture emerge che quasi 200 gallerie delle autostrade italiane sono a rischio, di cui 105 sulla rete gestita da Autostrade per l'Italia e 90 su tratti in concessione ad altre società.
Autostrade, rapporto del MiT: “200 le gallerie a rischio in tutta Italia”

Complessivamente ci sono circa 200 gallerie autostradali a rischio nel nostro Paese. Il dato emerge da un dossier realizzato a novembre 2019 dal Consiglio dei Lavori pubblici (organo tecnico del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture) ed inviato alla direzione del Mit, ad Autostrade per l’Italia, ai Vigili del Fuoco e ai Provveditorati delle Opere pubbliche per segnalare le gallerie a rischio.

105 le gallerie con criticità gestite da Autostrade per l’Italia

Nel report redatto dall’organo del MiT due mesi fa, dunque molto prima del crollo del soffitto della galleria Bertè sulla A26 avvenuto un paio di settimane fa, ci sono 105 gallerie a rischio sulle rete in concessione ad Autostrade per l’Italia e altre 90 gallerie pericolose sparse per tutta la rete autostradale gestite da altre società.

Gallerie non a norma con la direttiva europea 54 del 2004

Il documento che segnala le criticità alle quasi 200 gallerie sulle autostrade italiane è emerso tra i file sequestrati nell’indagine sul ponte Morandi. Il dossier evidenzia la gestione negligente di Aspi e di altre concessionarie, in particolare viene segnalato come tutti i tunnel più lunghi di 500 metri sono a rischio di incidenti o crolli, oltre che non a norma rispetto alla direttiva europea 54 del 2004 sui requisiti minimi di sicurezza, alla quale le concessionarie avrebbe dovuto conformarsi entro aprile 2019. Di fatto, secondo quanto stabilito dalla normativa comunitaria, queste gallerie oltre i 500 metri sono prive di impermeabilizzazione e soggette a infiltrazioni di acqua, prive di sistemi di sicurezza, di corsie di emergenza e vie di fuga, di videosorveglianza, di sensori di rilevamento fumi e sistemi di allarme antincendio, di luci di guida in caso di evacuazione, di stanze a tenuta stagna e mancano di un responsabile che effettui verifiche e controlli.

I controlli “morbidi” di Spea

Il report, venuto alla luce dall’inchiesta della Procura di Genova sul crollo del ponte Morandi, è ora finito agli atti dell’indagine aperta in seguito al cedimento del soffitto della galleria Bertè sulla A26, avvenuto il 30 dicembre scorso, dove per miracolo non sono state coinvolte auto in transito. Le indagini stanno dunque facendo emergere che, sul crollo sulla A26 così come su quello del ponte Morandi, il sistema dei controlli delle infrastrutture era a dir poco inefficace. Di fatto Autostrade per l’Italia affidava i controlli alla Spea, società subordinata del Gruppo Atlantia, di cui fa parte anche Aspi, con l’azienda chiamata a effettuare le verifiche che “ammorbidiva” i rapporti sullo stato generale delle gallerie, non segnalando criticità e interventi di manutenzione invece necessari per evitare rischi e pericoli.

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