Citroen e la sicurezza: le storiche soluzioni dalla Type A del 1919 alla CX [FOTO]

Un'attenzione focalizzata dall'inizio sulla progettazione

Un riassunto dedicato a un'altra interessante parte del passato di Citroën

La sicurezza è uno degli aspetti cardini nello sviluppo di un’auto. Un tema curato sin dall’inizio da Citroën, considerando le più evolute soluzioni disponibili nel periodo, come ricordato.

Dalla Type A alla DS

Risalendo agli anni ’20 dello scorso secolo, la resistenza di un’auto era direttamente associata alla protezione. Le auto circolanti allora, però, erano poche. Si era agli albori di un’automazione più ramificata e solo col tempo sarebbe maturata una certa attenzione per l’assorbimento degli urti. Questo è un aspetto cruciale dal punto di vista ingegneristico, dato che si è compreso progressivamente che una rigidità troppo marcata non consente un efficace assorbimento della decelerazione causata da un urto, con conseguenti problematiche per chi occupa l’abitacolo. Un elemento da rapportare anche alla velocità del mezzo, valutando ad esempio che nel 1919 su una 10HP Tipo A si superavano appena i 60 km/h, mentre solo quindici anni dopo a bordo di una Traction Avant 22 sarebbe stato possibile oltrepassare già i 140 km/h. Frutto di una convergenza tra parte meccanica e aerodinamica. Un altro funzionale fronte di studi.
Procedendo con ordine, per incrementare la sicurezza interna si adottò inizialmente una struttura “tutto acciaio”, proprio nella prima metà degli anni ’20, rafforzando la rigidezza delle auto monoscocca. Ma un’evoluzione più evidente si registrò poi nel 1934 con l’introduzione della Traction Avant, considerando subito il comportamento in caso di eventuali urti frontali, grazie a un’architettura nuova, senza telaio rigido, studiando una zona frontale strutturata per assorbire urti di piccola e media entità, proprio a protezione degli occupanti. Ma un ulteriore grande progresso avvenne anche con l’introduzione della DS, grazie a un’attenzione ancora maggiore per le persone presenti a bordo. Basta considerare alcuni elementi come un cruscotto “collassabile” data la prossimità di alcune parti del corpo, un piantone di sicurezza, nessuna centina sul tetto, maniglie di sicurezza a bordo, nonché freni a disco all’avantreno legati a un sistema che bilanciava la forza frenante in base del carico, come ricordato. Allora la DS fu premiata come “auto più sicura del mondo”.

Le peculiarità della CX

Dall’iconica 2CV alla SM, sono state diverse le soluzioni e gli affinamenti adottati per consolidare la sicurezza giungendo al 1974 e all’introduzione della CX, caratterizzata da un’inedita tecnologia costruttiva composta da due telai. Quello anteriore sviluppato per sostenere il gruppo composto da motore, sospensioni e sterzo; a differenza di quello posteriore funzionale per retrotreno e serbatoio del carburante deformabile e collocato in un’opportuna posizione. I telai risultano accoppiati da due longheroni. La carrozzeria, poi, è stata progettata per “deformarsi in maniera programmata”, riprendendo ancora le informazioni, assorbendo buona parte dell’energia cinetica sviluppata in caso di urto. Più contenuto anche il peso rispetto a una storica DS e, a parità di motore, proponeva prestazioni più efficienti. Interessanti, a proposito di quest’auto, gli sviluppi fatti con il progetto ESV (Experimental Safety Vehicle) all’inizio degli anni ‘70, con un’attenzione mirata sul concetto di “sicurezza passiva” e i test effettuati allora con manichini equipaggiati con sensori attivi.

Foto: Citroën

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