Renault Morphoz raccontata da Laurens Van Den Acker

Come nasce la nuova concept elettrica Renault Morphoz

La Renault Morphoz è l’ultima creazione di Laurens Van Den Acker, capo del design della Losanga, e sarebbe stata presentata all’annullato Salone di Ginevra 2020. Nonostante non si sia potuto ancora ammirarla dal vivo, foto e video parlano da soli. Abbiamo quindi parlato con lo stesso designer olandese, che ci ha introdotto anche alla creazione della Dacia Spring

Il Gruppo Renault avrebbe decisamente fatto parlare molto di sé al Salone di Ginevra 2020, grazie in particolare ai due prototipi elettrici portati in Svizzera. Stiamo parlando della Renault Morphoz e della Dacia Spring, due vetture che, in misure diverse, anticipano il futuro del gruppo della Losanga. Sicuramente dal punto di vista tecnologico, ma anche da quello estetico e stilistico. Abbiamo così avuto l’opportunità di parlare con l’autore principale di queste due vetture, ovvero Laurens Van Den Acker, Capo Designer del Gruppo Renault, per scoprire su quali idee si basano i concept del presente e come questi si proietteranno nel futuro.

Una delle caratteristiche più innovative della Renault Morphoz è la sua capacità di allungarsi o accorciarsi a seconda delle necessità. Com’è nata questa idea? Sarebbe applicabile anche su un’auto di serie?

L’idea dietro alla Renault Morphoz era quella di rispondere alle esigenze d’uso di una famiglia e, in secondo luogo, avere anche un’auto adatta per il car sharing. Ci siamo però resi anche conto che una sola auto non era sufficiente a rispondere a queste esigenze. Anche perché, pensandoci bene, ci siamo resi conto che quest’auto avrebbe avuto bisogno di una batteria importante da 50 kWh, che però comportava un aumento di 350 kg sull’auto. Si sa benissimo che quando si fa un uso urbano dell’auto non ci vuole tutto questo peso. È la situazione di una famiglia che deve acquistare un’auto per fare tre settimane di vacanza, ma che poi diventa troppo onerosa per la vita quotidiana. Quindi l’idea è quella di avere un’auto che potesse adattarsi all’utilizzo che se ne vuole fare ad esempio in città, dove i 40 kWh possono essere sufficienti, ma anche nei grandi viaggi, quando si ha bisogno di una maggiore batteria. Un’auto pensata per i lunghi viaggi poi deve essere anche più aerodinamica, così abbiamo anche questa linea molto filante ed elegante. Infine c’è bisogno di più spazio. Da tutti questi elementi nasce lo spirito che vediamo in quest’auto.

Con la Renault Morphoz avete mostrato il vostro percorso stilistico. Come si evolverà nei prossimi anni?

Abbiamo tenuto molto a mantenere a livello di design la sensualità che caratterizza i nostri veicoli. Al tempo stesso l’abbiamo voluta associare a quella che gli inglesi chiamano “charm”, una certa tecnicità e perfezione da un punto di vista tecnico. L’unione di questi elementi saranno caratterizzanti anche dei modelli dei prossimi dieci anni.

Stiamo vivendo la nuova epoca del car sharing. Secondo lei le auto condivise potranno ancora essere belle o preferiranno puntare alla massima praticità a discapito del design?

Quando la mobilità condivisa sarà così tanto diffusa probabilmente ci sarà un importante elemento di convenienza nella valutazione dell’acquisto di un’auto. Questo porterebbe quindi a considerare le auto come dei trasporti pubblici. In questo senso abbiamo di recente lanciato anche una Dacia elettrica. Non tutti vedranno però la mobilità in questo modo. Ci saranno ancora delle persone con esigenze diverse, che anche nel car sharing ricercheranno la passionalità e il carattere dell’auto. Spero quindi che noi potremo coprire tutte queste esigenze di mobilità. Ci deve essere qualcosa di differenziante, perché altrimenti perché scegliere una Renault piuttosto che una Fiat o una Volkswagen?

Parliamo dell’abitacolo della Morphoz, in particolare del volante.

Non soltanto l’esterno si trasforma, ma anche l’interno. Tra le varie configurazioni c’è anche quella del car sharing, con la possibilità di ruotare i sedili e di far stare i passeggeri faccia a faccia. Tutto questo rientra nella tradizione di Renault da tanto tempo. Il volante è un oggetto meraviglioso che invita il conducente a prendere la guida del veicolo. Quindi si vuole da una parte offrire questa esperienza di condivisione e guida autonoma, ma al tempo stesso invita il conducente a prendere il volante.

Cosa significa creare un’auto elettrica per una casa come Dacia che fa anche della convenienza un suo punto di forza?

Abbiamo cercato anche nell’elettrico di offrire qualcosa che fosse molto vicino ai valori di Dacia stessa. Quindi una Dacia elettrica più accessibile, ma che fosse anche associato a quelli che sono da sempre gli elementi delle auto del marchio: praticità, pragmaticità e robustezza. Dei valori che sono anche ben assortito sull’elettrico e sul car sharing, dove appunto la robustezza diviene una delle caratteristiche più richieste. Proprio per questo non vedo una competizione nello sviluppo per Dacia di questo veicolo, ma piuttosto come un’opportunità.

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