UNRAE, Michele Crisci: settore auto centrale, servono sostegni aziende e incentivi [INTERVISTA ESCLUSIVA]

UNRAE, Michele Crisci: settore auto centrale, servono sostegni aziende e incentivi [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Crisi Coronavirus: “Non possiamo aspettare la riaperture per incentivare la domanda”

UNRAE, Michele Crisci: settore auto centrale, servono sostegni aziende e incentivi [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Il settore dell’auto, così come molti altri, sta subendo un durissimo contraccolpo in seguito al lockdown per arginare l’epidemia di Coronavirus che sta ormai flagellando il mondo. Se è vero che debellare questa malattia sia naturalmente il primo dei pensieri, al tempo stesso non si può pensare a ciò che succederà “dopo” che tutto questo sarà finito. Le aziende dovranno tornare a funzionare e il business a girare, dato che da questa dipende la vita quotidiana di tutti noi. Per avere le idee più chiare, abbiamo intervistato Michele Crisci, Presidente di Volvo Italia e soprattutto di UNRAE (Unione Nazionale Rivenditori Auto Esteri), che proprio ieri a rilasciato i risultati di vendita del mese di marzo, naturalmente sconfortanti. L’intervista è disponibile integralmente nel video in apertura oppure testuale qui di seguito.

Una perdita che purtroppo non ha precedenti. Misura -85% e qualche decimale rispetto a marzo 2019. Ovviamente è così perché una situazione come questa non si era mai verificata nel mercato italiano, ma mi viene da pensare nemmeno in quello europeo e mondiale, a meno di una coincidenza con qualche conflitto armato come le Guerre Mondiali. È una situazione particolarmente pesante e difficile, per non usare termini ancora più drammatici. Perché è avvenuta all’improvviso rispetto alla crisi che siamo stati abituati a vivere e quelle che abbiamo vissuto in passato come quella nata da Lehman Brothers in poi. Crisi in cui anno dopo anno i mercati si erano deteriorati. Questa è una crisi che è arrivata dalla sera alla mattina e ha comportato sostanzialmente lo spegnimento di tutti gli impianti di produzione. La chiusura di tutti i concessionari sostanzialmente in modo contemporaneo. Questo naturalmente ha comportato un effetto sui fatturati drammatico perché siamo scesi da un certo fatturato a zero. Completamente zero. Questa è una situazione naturalmente non gestibile con delle misure normali, ma ovviamente con misure straordinarie. Tutte le aziende stanno facendo quello che possono, immaginando che la crisi non duri più di tanto. Quello che si è creato negli ultimi 20-30 giorni è impietoso. Fatturati annullati e quindi liquidità in entrata sostanzialmente azzerata. Invece i costi sono sempre ben presenti. I costi del personale, le scadenze tributarie e finanziarie. Quindi è una situazione di grandissima difficoltà, di grandissima tensione che prefigura una situazione di grandissimo rischio per fine anno”.

Dal punto di vista della gestione dei dipendenti e del lavoro, come stanno operando i costruttori?

“I costruttori sostanzialmente la stanno affrontando con delle misure predeterminate che sono la sospensione, se non la cancellazione, dei costi che in situazioni come queste sono assolutamente non indispensabili. Naturalmente ci sono stati dei tagli molto pesanti agli investimenti di marketing e di comunicazione. Agli investimenti di tutte quelle che sono le attività non necessarie per far sopravvivere nel breve un’azienda. Ovviamente anche per salvaguardare il più possibile il personale e tutte le attività vitali alla continuità aziendale. Peraltro ci siamo molto occupati di mantenere con una certa tranquillità tutta la parte di distribuzione, che naturalmente sta subendo lo stesso peso della chiusura delle fabbriche. Quindi grossa crisi di liquidità anche per i concessionari e i rivenditori, che stiamo cercando di gestire con prolungamenti di franchigie, rinvii di scadenze per le forniture e i pagamenti per le parti di ricambio, riconoscimento di parti variabili di bonus che in questo momento sono fondamentali e che nessuno ha voglia di legare a particolari obiettivi di mercato che ovviamente non si possono immaginare oggi, dato che lo stesso è azzerato. Insomma stiamo cercando in qualche maniera di lenire la situazione, ma è evidente che se dovesse perdurare a lungo, e ad oggi io non riesco a fare delle previsioni anche se abbiamo sentito oggi del prolungamento fino a dopo Pasqua del lockdown, la cosa che preoccupa oltre alla gravità e alla serietà del momento è anche che stiamo parlando di una crisi che riguarda l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Per cui potrà avere delle ripercussioni a ‘ondate diverse’. Io dico che paradossalmente noi potremo essere i primi, con tutte le prudenze del caso, a poter riaprire i nostri concessionari e i nostri stabilimenti produttivi, ma magari quei concessionari che ricevono le auto dall’estero non le avranno, perché magari gli stabilimenti esteri sono chiusi. Nel momento in cui noi apriremo alcune nazioni che hanno stabilimenti al loro interno potranno essere ancora in fase di lockdown. Mi vengono in mente gli USA, alcuni Paesi in cui la crisi del Coronavirus è cominciata dopo e adesso sono ben lontani dal raggiungere il culmine, come pensiamo magari di aver fatto in Italia. Quindi quando qui potremo pensare di avere riaperto, il settore dell’auto sarà comunque in sofferenza per lungo tempo”.

In passato il settore del noleggio è sempre stato importante per il mercato nazionale. Come si sta comportando in questo momento di crisi?

Il settore del noleggio è diviso in due tra breve e lungo termine. Stanno vivendo entrambi momenti molto difficili, ma direi che quello più drammatico è quello del noleggio a breve. Questo vive in Italia per servire clienti che sono nella grande maggioranza dei casi turisti e comunque in buona parte sono persone che girano per motivi di business. Quindi arrivano negli aeroporti e noleggiano le auto. Il turismo, soprattutto dall’estero, è stato completamente azzerato. Abbiamo visto disdette che sono arrivate nelle nostre zone turistiche per la Pasqua adesso e poi probabilmente per l’estate, anche se io mi auguro che questo possa non succedere interamente. Il blocco completo dell’attività del business in Italia ha portato a una totale cancellazione di servizi di noleggio anche da questo punto di vista. Quindi il noleggio a breve è in grandissima difficoltà. Il noleggio a lungo è ovviamente un po’ meno in difficoltà, ma è altrettanto ovvio che il rinnovo di parchi auto di grandi aziende sta rallentando vistosamente, perché anche queste stanno andando in difficoltà dal punto di vista economico. Quindi stanno valutando quando dovranno eventualmente sostituire i loro parchi auto. È possibile che ci saranno delle conseguenze negative anche nel mondo del noleggio. Penso che nessun settore sia salvaguardato, dalla distribuzione dell’auto ai veicoli commerciali, né quello dei privati che ad oggi è in grossa sofferenza per la possibile perdita di posti di lavoro, né quello delle aziende che stanno subendo questa crisi enorme di liquidità.

Di cosa avrebbero bisogno le case a livello di aiuti o collaborazione da parte delle autorità? State ricevendo ciò che vi aspettavate?

Gli aiuti che noi pensiamo li abbiamo anche resi noti molto chiaramente. Noi pensiamo che il settore del trasporto, della mobilità e dell’auto sia un settore centrale, vitale per la nostra economia. Non solo perché dal punto di vista dimensionale sposta dei fatturati che valgono più o meno il 10% del PIL italiano. Anche perché dal punto di vista dell’importanza per il nostro erario il mondo dell’auto e dei trasporti rappresenta una sorgente imprescindibile per quanto riguarda il bilancio del Paese. In termini proprio di raccolta e imposte. Rappresenta un’enorme quantità di gettito e per questo pensiamo che sia centrale. Anche perché naturalmente gli spostamenti aiutano il business, il commercio, i rapporti sociali ed economici tra le persone. Per cui non si può davvero pensare ad un Paese fermo. Bisogna rimetterlo in moto prima possibile e per farlo bisogna fare in modo che gli operatori di questo settore, in particolare le aziende sia di produzione che di distribuzione, possano avere un occhio di riguardo dal punto di vista della gestione della liquidità. Si parla di avere linee di credito in aggiunta a prestiti pluriennali garantiti da fondi governativi. Magari non per la totale entità, ma per la maggior parte di questi finanziamenti a 15-20 anni, in modo tale da dare respiro alle aziende e permettere loro di continuare i processi di investimento. Soprattutto continuare a mantenere per quanto possibile inalterata la forza lavoro. È chiaro che nel momento in cui le aziende vanno in sofferenza, lo stesso va anche la forza lavoro e così si crea disoccupazione. Questa è la prima fase che noi abbiamo chiesto come supporto, che non è solo questo ma anche un’attività strategica per il governo per un settore importante per l’Italia intera. La seconda fase di supporto fondamentale non può che essere quello di stimolare la domanda. L’importanza della domanda in questo settore e per l’erario dello Stato è gigantesca, quindi pensare di non stimolare questa domanda sarebbe un po’ miope. Perché ci metterebbe in condizione di continuare a chiedere supporti per mantenere in piedi le aziende. Invece queste devono stare in piedi perché la domanda riparte. Quindi stimolare la domanda sarà fondamentale per permettere di interrompere i supporti a monte per la liquidità e per le situazioni finanziarie aziendali. Bisogna far ripartire il mercato e questo si fa intervenendo sulla propensione all’acquisto da parte dei privati e delle aziende. Come abbiamo detto l’altro giorno con UNRAE, intervenendo con incentivi specifici nel mondo dei privati e con parametri fiscali diversi per quanto riguarda le aziende”.

C’è altro che vorreste chiedere a supporto o qualcosa da aggiungere nel caso il 14 aprile finisca il lockdown?

Sì, secondo me c’è da aggiungere qualcosa di importante. Non possiamo aspettare la riapertura per pensare di lanciare stimoli alla domanda. Prima dell’apertura bisogna aspettare di tenere in piedi le aziende e l’occupazione con quanto abbiamo detto prima. Quindi con un sostentamento alle finanze e alla liquidità delle aziende. Ma nel contempo all’interno dello stesso piano deve essere già pronto un disegno di sostegno e di stimolo alla domanda che vada “in onda”, per usare un termine televisivo, quando riapriranno i mercati, i negozi, i concessionari e le fabbriche. Se anche dovessero aprire il 2 maggio, dovremo essere operativi con tutti i sistemi di stimolo alla domanda già in posizione. Differentemente perderemmo ulteriore tempo e poi il gap da colmare in termini di fatturato e utili diventerà sempre più grave.

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