Coronavirus: la transizione verso l’elettrico potrebbe rallentare drasticamente

Coronavirus: la transizione verso l’elettrico potrebbe rallentare drasticamente

Si prevedono almeno 2 anni di ritardo

Coronavirus: la transizione verso l’elettrico potrebbe rallentare drasticamente

In un periodo così importante per la transizione verso il mondo dell’auto elettrica, la pandemia da Coronavirus è arrivata come un fulmine a ciel sereno, rallentando tutti i processi che avrebbero portato ad una rapida accelerazione verso la nuova motricità a zero emissioni. Il rallentamento della domanda a breve e medio termine potrebbe causare uno shock non da poco verso le auto elettriche, con conseguente prudenza da parte delle case automobilistiche nell’investire in questo settore.

Lo studio arriva direttamente da Deloitte, una nota società di consulenza e revisione che pronostica una netta traslazione del processo di avvicendamento all’elettrico di almeno 1-2 anni rispetto a quanto previsto. Vi è dunque la necessità di posticipare l’entrata in vigore delle nuove norme sul contenimento della CO2, in programma per il 2025, per dare tempo alle case automobilistiche di ammortizzare questo stop alla produzione e le conseguenti perdite finanziarie. A livello globale, infatti, si prevede quest’anno un crollo della produzione di veicoli leggeri pari a circa 11 milioni di unità, dagli 88,9 milioni del 2019 ai 77,9 milioni per l’anno in corso. Si prevede un calo della produzione pari a -2,219 milioni di unità nel Nord Americae -2,956 milioni in Europa. Il nostro paese, nel mese di marzo, ha riscontrato un crollo delle immatricolazioni dell’85% a quota 28.000, senza contare che questo rallentamento potrebbe protrarsi per altri 4-6 mesi.

Il rallentamento sul comparto elettrico

La transizione verso l’elettrico non è da mettere in discussione, mentre i suoi tempi potrebbero appunto essere rivisti di almeno un paio d’anni. L’anno scorso la vendita di auto elettriche aveva fatto registrare un +80,5% ma con lo stop della Cina, principale produttore delle batterie agli ioni di litio (oltre il 50% della produzione mondiale), la filiera dell’auto elettrica si è completamente arrestata.

Giorgio Barbieri, Partner Deloitte e responsabile italiano per il settore Automotive, ha commentato: “Il passaggio dei Paesi più avanzati verso l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili è un processo irreversibile, ma la complessità della tecnologia legata allo sviluppo della mobilità elettrica richiede enormi investimenti pluriennali, oggi poco compatibili con la contrazione dei margini di profitto e la crisi di liquidità delle imprese. A questa possibile contrazione degli investimenti, vanno aggiunti anche gli effetti dello slittamento del lancio di nuovo modelli elettrici, dovuti anche al rinvio dei principali eventi di settore.

La crisi economica che seguirà la pandemia metterà più in cattiva luce l’ancora troppo elevato costo delle auto elettriche, non giustificato da alcun beneficio pratico nell’utilizzo quotidiano, se non una riduzione dei costi di esercizio, ma principalmente nel lungo periodo. Le auto elettriche rappresentano ancora una parte residuale e limitata del mercato auto europeo e i governi, superata la crisi sanitaria, punteranno soprattutto sulle auto più a buon mercato e disponibili anche in vasti stock, come benzina e diesel che ad oggi rappresentano ancora il 58.9% e il 30.5% delle vendite sul mercato europeo. 

Con il crollo delle vendite, non è immaginabile una penalizzazione dei modelli benzina o diesel che hanno maggior mercato. Inoltre, l’incertezza dell’effettiva ripartenza dei produttori asiatici di batterie e componenti elettrici potrebbe compromettere la supply-chain e la capacità produttiva dei veicoli elettrici in Europa” – commenta sempre Barbieri. Fra le possibili soluzioni ipotizzabili, vi è lo slittamento temporale dei target di almeno uno o due anni, che consentirebbe alle imprese di ritrovare l’ossigeno di cui hanno bisogno per tornare poi ad investire in innovazione.

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