Autostrade per l’Italia: tra le difficoltà del coronavirus e la volontà di chiudere l’accordo

A che punto è una delle situazioni più spinose del Paese

Autostrade per l’Italia: tra le difficoltà del coronavirus e la volontà di chiudere l’accordo

L’attuale situazione di Atlantia e della sua società controllata Autostrade per l’Italia è forse una delle più spinose e difficili attualmente in essere nel nostro Paese. L’ente che gestisce la rete autostradale italiana, appartenente alla holding della famiglia Benetton, è da quasi due anni impegnata in una sorta di battaglia per salvare se stessa e la concessione statale per il suo lavoro, che il Governo ha minacciato più volte di rescindere in seguito al crollo del ponte Morandi di Genova, avvenuto il 14 agosto 2018. La situazione è molto difficile in quanto la tragedia umana e le difficoltà finanziarie si sono intrecciate in modo continuo con le posizioni politiche, rendendo estremamente complicato capire fino a che punto arrivassero i fatti e quando iniziassero le interpretazioni (legittime, ma pur sempre personali e soggettive). Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Piano da quasi 3 miliardi per evitare la revoca della concessione

Poco più di una settimana fa, proprio quando è stata posata l’ultima piattaforma sul nuovo ponte sul fiume Polcevera, Atlantia ha presentato al Governo un piano da quasi 3 miliardi di euro per riuscire ad accordarsi con lo Stato e fare in modo che la concessione ad Autostrade per l’Italia non venisse revocata. In questa cifra sono compresi prima di tutto 1,5 miliardi di euro che verranno completamente dedicati agli investimenti e alle operazioni di taglio delle tariffe autostradali. Il procedimento per investire questa cifra andrà concordato direttamente con il Governo e potrà contenere anche quote dedicate allo sviluppo delle infrastrutture. Altri 700 milioni di euro, invece, verranno aggiunti alla cifra già stanziata per le opere di manutenzione nel quinquennio 2019-2023. Infine vi sono anche i 600 milioni di euro dedicati alla riscostruzione del nuovo ponte sul Polcevera, con un importo massimo di ulteriori 100 milioni per eventuali costi extra. Come ulteriore misura, Atlantia ha proposto all’assemblea dei soci di destinare l’intero utile dell’esercizio 2019 alla riserva disponibile, annullando quindi di fatto i dividendi. Una mossa che si sposa anche con la previsione di calo del traffico autostradale e aeroportuale rispettivamente del 30 e del 50%. L’utile di pertinenza del gruppo Atlantia con Aspi nel 2019 è di 136 milioni di euro, che costituisce un calo dell’85% rispetto al 2018.

Delicata questione prestiti

Questa manovra, già decisamente complessa per sua natura, è ovviamente stata resa ancora più ingarbugliata dall’attuale emergenza sanitaria, che ha ulteriormente ridotto le entrate della società. Nei giorni scorsi alcuni quotidiani a diffusione nazionale, tra i quali il Fatto Quotidiano, hanno riportato come Aspi avrebbe chiesto la garanzia dello Stato su un prestito di oltre 1 miliardo di euro. Si tratta di una pratica che lo Stato sta mettendo in atto per salvaguardare le aziende nostrane in questo momento di crisi dovuta al coronavirus, ma le parole nei confronti di Aspi sono state piuttosto dure. “Come secondo punto siamo perplessi ma non stupiti che vengano richiesti anche da Aspi (notizie su organi di stampa) i prestiti garantiti dallo Stato – ha dichiarato Egle Possetti, presidente del Comitato “Ricordo Vittime di Ponte Morandi” in una lettera al Secolo XIX – Su questo permettiamo solo di lasciarvi un sorriso”. Per il momento, comunque, non abbiamo ancora trovato conferme circa questa eventuale richiesta da parte di Aspi.

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