Alfa Romeo Giulia: in evidenza “Pantere” e “Gazzelle” nel nuovo episodio di “Storie Alfa Romeo” [FOTO E VIDEO]

L'innata sportività delle berline

Il dopoguerra, la rinascita del Paese e anche le auto impiegate nella lotta alla criminalità, sono i temi al centro del quinto appuntamento “Storie Alfa Romeo”. Citate le “Pantere” e le “Gazzelle” delle Forze dell’Ordine e, in modo particolare, la storica Giulia del 1962. Nomi evocativi legati ad esemplari Alfa Romeo 1900, alla Giulietta e alla già citata Giulia, dagli anni ’50 in avanti, con un’interessante parentesi cinematografica legata al genere “poliziottesco” tra anni ’70 e primi anni ’80.

La prima “Pantera”

L’Alfa Romeo 1900 del 1950 è una vettura dai diversi primati. La prima vettura del marchio con guida a sinistra, la prima con struttura a scocca autoportante, la prima a prendere forma su catena di montaggio e anche la prima “Pantera” della Polizia. Precisamente un esemplare del 1952 ribattezzato così per il design grintoso.
La vettura pensata da Orazio Satta Puliga, oltre agli aspetti citati, presenta un nuovo motore a quattro cilindri diverso dalle tipologie a sei e otto cilindri, caratterizzato da una testata in alluminio e due assi a camme gestiti tramite catena. L’alimentazione avviene tramite un unico carburatore, per complessivi 80 cavalli e una esuberante e gestibile dinamicità. “La vettura di famiglia che vince nelle corse”, è la definizione che accompagna il modello in quegli anni. Grazie allo sviluppo in catena di montaggio, i tempi di realizzazione calano da 240 a 100 ore e i risultati commerciali premiano anche questo nuovo approccio, dato che la 1900 registra numeri superiore all’intera produzione del costruttore fatta sino ad allora. Sono sviluppate anche varianti ad alte prestazioni, come la 1900 TI, la 1900 C Sprint e Super Sprint, quindi la 1900 Super, vincenti anche nelle competizioni del periodo. Così come prosegue la collaborazione con grandi firme del design automobilistico, ricordando le concept car BAT (Berlinetta Aerodinamica Tecnica) siglate da Bertone e disegnate dall’allora giovane Franco Scaglione, proprio sulla meccanica della 1900. Il cuore che spinge la berlina, poi, figura anche sotto il cofano del veicolo 4×4 AR51, meglio conosciuto come “Matta” e sviluppato per prendere il posto dei fuoristrada risalenti al dopo guerra e impiegati dalle Forze Armate in Italia.

Giuseppe Nuraghi

L’Alfa Romeo diventa un grande costruttore con l’introduzione della Giulietta, altro storico esemplare del marchio, nel periodo di trasformazione gestito da Giuseppe Luraghi. Scrittore, giornalista, editore, promuove negli anni ’50 iniziative culturali anche a livello aziendale, come quella del 1953 con la collaborazione di Leonardo Sinisgalli, “il poeta ingegnere”, a cui è affidata la creazione di una rivista che unisca la cultura umanistica, la conoscenza tecnica e l’arte; ossia “La Civiltà delle Macchine” sulla quale compaiono contributi redatti da Giuseppe Ungaretti e Carlo Emilio Gadda, come ricordato.
Luraghi è nativo di Milano e tra i suoi interessi c’è anche la boxe, praticata nei suoi anni universitari alla Bocconi. Un manager capace, già protagonista in Pirelli. Dal 1951 al 1958 risulta direttore generale di Finmeccanica, holding che nel periodo controllava Alfa Romeo. Dopo un periodo in Lanerossi, torna nel 1960 come presidente di Alfa Romeo, mantenendo tale carica sino al 1974.
Luraghi già dai suoi primi anni in Alfa Romeo rivede la struttura, dando spazio al progettista Rudolf Hruska e a Francesco Quaroni per la ridefinizione dei processi. La visibilità del marchio, grazie alle vittorie che catturano l’attenzione di tanti, è un aspetto da tenere presente in un periodo di forte rinascita. Sono gli anni che anticipano il cosiddetto “boom economico” italiano e l’auto è tra i beni più desiderati ed ambiti. Possedere un’Alfa Romeo offre un’idea di benessere, un bene “aspirazionale” diverso dalla dimensione troppo elitaria del passato. La Giulietta rappresenta proprio questa svolta di grande espansione, tenendo sempre presenti i valori e la sportività riconosciuta della casa milanese.

La prima “Gazzella”

Giulietta diventa anche la prima “Gazzella” dei Carabinieri, un rapporto consolidato con le Forze dell’Ordine. Nel gergo dell’Arma la “Gazzella” indica velocità, agilità e resistenza; qualità insite nel modello destinato proprio al servizio di pattuglia. Previsto nell’equipaggiamento di ogni mezzo un impianto radio che consenta i collegamenti con la Centrale operativa.
Il successo di Giulietta è tale che diventa nell’immaginario la “fidanzata d’Italia”, con più di 177.000 unità vendute. Interessanti sono soprattutto le sue caratteristiche: una vettura di dimensioni più contenute, più stretta e leggera della precedente 1900, che attrae nuova clientela anche grazie all’aspetto moderno e profilato, oltre alla funzionale abitabilità. Tra i punti di forza spiccano anche ripresa, velocità e tenuta, tutti collegati alla prestanza di un propulsore in alluminio da 65 cavalli. Si raggiungo i 165 chilometri orari. La prima versione coupé di Giulietta è introdotta nel 1954 al Salone di Torino, prima della versione standard. Una scelta replicata anche di recente con la versione più sportiva (la Quadrifoglio) della nuova Giulia. La Giulietta Sprint, dotata di un design siglato Bertone, risulta di forme contenute e appare filante, diventando subito una “instant classic”.

L’iconica Giulia

Orazio Satta Puliga è consapevole che dopo Giulietta è necessaria una vettura fuori dagli schemi, che entri nell’immaginario collettivo e dia ulteriore notorietà alla qualità costruttiva e alla tradizione di Alfa Romeo. Con il gruppo di esperti composto da Giuseppe Busso, Ivo Colucci, Livio Nicolis, Giuseppe Scarnati e il collaudatore Consalvo Sanesi, si definisce una delle auto prodotte più famose del costruttore.
La Giulia è una delle prime a livello mondiale con struttura portante a deformazione differenziata, presentando zone di assorbimento studiate in caso di impatto e un abitacolo protettivo piuttosto rigido. Idee che fanno scuola. La spinta è proposta da un propulsore bi-albero da 1.6, diretta evoluzione del quattro cilindri da 1.3, con valvole di scarico raffreddate con inserti di sodio. La linea è distintiva, netta, aerodinamica, riconoscibile dal frontale basso e la coda tronca. Il coefficiente Cx è di appena 0,34. Un valore di assoluto rilievo nel periodo.
Una vettura di successo anche sul grande schermo, come testimoniato al Museo Storico di Arese in una sala dedicata alla presenza nel cinema e in particolare nei “poliziotteschi”, film di genere “B-movie” tra anni ’70 e ’80 divenuti nel tempo dei “cult”. Sono stati oltre 570.000 gli esemplari complessivamente venduti, ovvero più del triplo rispetto a Giulietta.

L’opera di Orazio Satta Puliga

Velocità, resistenza e costanza sono alcuni aspetti peculiari di ogni vettura Alfa Romeo. Elementi di una storia mitica in pista e su strada. La presenza di modelli del Biscione tra le squadre operative delle Forze dell’Ordine è un altro interessante capitolo ricordato nel nuovo episodio del ciclo “Storie Alfa Romeo”, ricordando i 110 anni del costruttore. Dagli anni cinquanta i modelli del Biscione sono scelti per mansioni di pronto intervento e controllo, diventando “volanti” o in modo ancora più specifico “Pantere” della Polizia e “Gazzelle” dei Carabinieri. Due metafore che sottolineano potenza e agilità, dall’originaria Alfa Romeo 1900 del 1952 alla Giulia Super, proseguendo con “Matta”, Alfasud, Alfa Romeo 75, Alfetta e sempre più avanti sino a 156, Giulietta e la più recente Giulia.
Parlando del legame con le Forze dell’Ordine, si rievocano anche l’evoluzione stessa dell’Alfa Romeo e il lavoro del torinese di origine sarda Orazio Satta Puliga, citato nell’occasione. Interessante una sua frase: “Ci sono molte Marche di automobili, e tra esse l’Alfa occupa un posto a parte. È una specie di malattia, l’entusiasmo per un mezzo di trasporto. È un modo di vivere, un modo tutto particolare di concepire un veicolo a motore”.
Nel 1946 è direttore della progettazione, accompagnando Alfa Romeo nella transizione da realtà artigianale a costruttore moderno, seguendo l’opera di Ugo Gobbato. Al Portello prendono forma le diverse parti meccaniche dei modelli, razionalizzando ed esternalizzando le attività secondarie per contenere i costi, verso un’efficienza sempre più marcata.
Nelle precedenti puntate si è parlato di: A.L.F.A. 24 HP, Alfa Romeo 6C 1750, 6C 2500 SS “Villa d’Este” e Alfetta 158.

Foto e video: Alfa Romeo

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