Michele Crisci, UNRAE: previsioni da 1,2 milioni di auto, “una catastrofe” [VIDEO INTERVISTA ESCLUSIVA]

Michele Crisci, UNRAE: previsioni da 1,2 milioni di auto, “una catastrofe” [VIDEO INTERVISTA ESCLUSIVA]

“L’Italia può sopravvivere al primo lockdown, ma non ad un secondo”

Michele Crisci, UNRAE: previsioni da 1,2 milioni di auto, “una catastrofe” [VIDEO INTERVISTA ESCLUSIVA]

Dopo le prime due settimane di apertura dei concessionari in seguito all’inizio della Fase 2 del periodo di lockdown per l’arginamento della pandemia causata dal coronavirus, è venuto il momento di iniziare a tirare un po’ le somme e capire come il settore automotive italiano potrà uscire da questa crisi planetaria. Per questo motivo abbiamo intervistato Michele Crisci, presidente di UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), per capire come siano andati questi primi quattordici giorni.

Come sono andate le vendite in queste prime due settimane?

“Sono andate un po’ a macchia di leopardo. Alcune città e regioni sono andate un po’ meglio, mentre in altre c’è stata ancora un po’ di fase di stallo. Diciamo che le cause principali sono il fatto che i clienti non sapevano esattamente come recarsi in concessionaria, anche se i concessionari molto attivamente si erano preparati su base di appuntamento, chiamate singole, prenotazioni. Tutti erano già in grado sin dai primi giorni di gestire il flusso sia negli showroom che nelle officine in maniera assolutamente rispettosa di quelli che sono i protocolli in atto. Questa è stata una problematica. L’altra è stata il fatto che questa situazione pandemica ha creato ovviamente una conseguenza economica importante a livello dei privati e anche a quello delle aziende. Quindi la propensione al consumo oggi non è assolutamente paragonabile a quella pre-COVID. Anche perché oggi comunque permangono delle incertezze. Continuiamo a sentire chi ci governa dire che potremmo richiudere e ritornare al lockdown se determinati indici dovessero risalire. Io dico sempre che l’Italia forse potrà resistere al primo lockdown, ma sicuramente non potrebbe farlo ad un secondo. Quindi è chiaro che chi oggi dovessere pensare di avvicinarsi all’acquisto di un bene durevole com’è quello di un’auto, al momento è in attesa di sapere che cosa succederà nel corso dell’estate e dell’autunno. Quindi queste due dinamiche hanno fatto sì che le prime due settimane di ordini, da non confondere con le immatricolazioni, siano state particolarmente basse. Noi abbiamo fatto un’indagine nel pieno rispetto delle normative anti-trust e risulta un ordinativo che è al di sotto di circa il 65% rispetto a maggio dello scorso anno. Quindi a fronte di immatricolati che un po’ si stanno muovendo, perché si stanno targando le auto che erano rimaste chiuse all’interno delle concessionarie per il lockdown e che erano già venduto. Ma anche qui siamo sotto di un abbondante 40-50%. Quello che conta adesso è verificare gli ordinativi e purtroppo questi sono bassissimi.”

L’ultima volta ci eravamo lasciati augurandoci che arrivasse da parte del Governo qualche genere di aiuto. Siete riusciti a parlare? Siete stati ascoltati?

Abbiamo avuto un’interlocuzione continua e incessante con i ministeri preposti a questo tipo di attività. Mi riferisco a quello dello sviluppo economico e a quello delle finanze, ma anche con la Presidenza del Consiglio. Siamo stati direi ‘super ascoltati’. Tra l’altro mai come in questa situazione la filiera dell’automotive si è dimostrata compatta, dalla produzione di auto alla componentistica e alla distribuzione, dalla filiera dei concessionari finanche ai sindacati. Quindi direi che tutta la filiera è stata compattissima. È stata ascoltata. Purtroppo non abbiamo visto alla fine un risultato concreto su quelli che potrebbero essere degli aiuti essenziali per il mondo dell’auto. C’è stato un rifinanziamento con l’ultimo decreto crescita del fondo per l’ecobonus di 100 milioni di euro per quest‘ anno e 200 milioni per il prossimo. Che comunque è un risultato, perché va nella direzione di riconfermare quanto il Governo aveva deciso con il decreto Milleproroghe pre-pandemia. Chiaro che non sia sufficiente. Stiamo continuando le interlocuzioni con tutti i ministeri e i parlamentari nella speranza che con gli emendamenti che ci saranno da adesso fino alla conversione del decreto in legge si possa ottenere qualcosa. È fondamentale condividere con tutti che la situazione è di emergenza e urgenza. Qualsiasi intervento tardivo, nel senso di non ‘adesso’, in supporto dell’auto rischierebbe di essere inefficace, perché non troverebbe nessuno per poterlo portare avanti. Perché qui il rischio di perdere posti di lavoro e centinaia di aziende è assolutamente concreto. Quello che noi stiamo dicendo al Governo, oltre che identificare quali siano le misure di cui pensiamo di avere bisogno, è che alla fine il Governo dovrà decidere se vorrà sostenere per sempre cassa integrazione e paracadute sociali, che costano tantissimo, o piuttosto investire sullo stimolo della domanda per fare in modo che i lavoratori vengano riportati in azienda e che le aziende possano rimanere in salute. Un ‘deal’ che il Governo deve decidere di fare molto in fretta.”

Come vedi il futuro del mercato sia sul breve termine che sul lungo?

“Noi abbiamo fatto delle previsioni a inizio aprile che purtroppo si stanno verificando e confermando come molto concrete. Avevamo detto che ci sarebbe stato un ‘best case scenario’ e un ‘worst case scenario’. Direi che adesso queste due opzioni possano essere eliminate, perché erano basate essenzialmente su quando avremmo riaperto. Adesso è successo, quindi non c’è più uno scenario migliore e uno peggiore, ma c’è una previsione che ad oggi, senza interventi consistenti e concreti da parte dei Governi, crediamo che il mercato italiano si arresterà intorno a 1,2 milioni o 1,250 milioni. Che sarebbe, lo dico senza enfatizzare troppo, una catastrofe. Perché 700.000 auto in meno, senza parlare di veicoli commerciali e industriali, che pure sono in grandissima sofferenza, da un anno all’altro vuol dire l’eliminazione tout court del 30% delle aziende, mettere a rischio seriamente 20-25.000 posti di lavoro sui 160.000 che occupa solo la parte della distribuzione. Questa è la nostra previsione ad oggi. Va detto, con molta onestà, che comunque le case auto si stanno tutte impegnando a lanciare delle promozioni fortissime sul mercato e questo riusciranno a farlo fintanto che le finanze glielo consentiranno. Quindi abbiamo visto che ad oggi in TV, in radio, sui social siamo pieni di comunicazioni di tutti i brand che stanno dando un aiuto agli automobilisti. Perché stanno dicendo ‘acquista la macchina adesso, inizi a pagarla tra mesi’, ci sono tassi e finanziamenti interessantissimi. Chiaro che la liquidità non è un problema solo delle imprese, ma anche di chi vuole acquistare un’auto. Quindi ci sono fortissime promozioni e questo in qualche maniera potrebbe dare una piccola mano. Bisogna capire quanto le case auto riusciranno ad andare avanti con tutte queste promozioni senza che intervenga il Governo con un aiuto. Oggi rimaniamo su questa previsione, che ripeto, seppur concreta, è anche drammatica. Il fatto di avere una previsione non significa non considerare quali saranno le conseguenze che questa comporterà.”

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