Lockdown nazionale sempre più probabile se entro il 15 novembre non si abbassa la curva epidemiologica

Nel governo si fa più concreta l'ipotesi di una chiusura totale

Lockdown nazionale sempre più probabile se entro il 15 novembre non si abbassa la curva epidemiologica

Mentre da domani alcune Regioni passano dall’area gialla a quella arancione, con altre discussioni in corso in queste ore tra il CTS e il governo, in particolare sulla Campania, per ulteriori aggiornamenti sulla collocazione nelle tre fasce d’emergenza definite dal Dpcm in vigore dal 6 novembre, si fa sempre più concreta la possibilità di un lockdown nazionale.

Senza segnali d’inversione del trend entro il 15 novembre si va verso la chiusura

Dopo l’appello arrivato nelle scorse ore da parte degli Ordini dei Medici che invocano la chiusura generale del Paese, almeno per un mese, per far fronte a una pressione sugli ospedali italiani sempre più forte e ingestibile, il governo si sarebbe dato ancora un po’ di tempo, alcuni giorni, per decidere, con la speranza di vedere qualche primo effetto sull’andamento della curva epidemiologica. Primi effetti che, se ci saranno, dovrebbero vedersi attorno al 15 novembre. Se tra cinque giorni dunque non ci saranno segnali di rallentamento o inversione significativa della diffusione del contagio, il governo non avrebbe altre alternative al lockdown nazionale, mandando così in soffitta zone gialle, arancioni e rosse, facendo diventare di fatto tutta l’Italia un’unica grande zona rossa e imponendo una chiusura più pesante su tutte le attività, scuole comprese, almeno fino a metà dicembre.

Tenere duro aspettando il vaccino Pfizer-Biontech

Nonostante il premier Conte proverà fino all’ultimo a evitare il lockdown generalizzato, al momento non sembrano esserci segnali e spiragli che possano far pensare all’applicazione di altre misure restrittive, diverse da quelle attuali, che non portino alla chiusura di tutto il Paese. Invertire il trend della curva epidemiologica e ridurre la pressione sulle strutture sanitarie, soprattutto sulle terapie intensive dove sono attualmente ricoverati 2.749 pazienti gravi, è l’obiettivo prioritario del governo, ovviamente sempre ponendo la massima attenzione alla tenuta dell’economia. Un equilibrio precario e difficile da tenere ancora almeno per qualche mese, ma con un po’ di speranza e fiducia in più dettata dalle recenti buone notizie sull’arrivo di un vaccino efficace annunciato ieri dall’azienda farmaceutica americana Pfizer, sviluppato in collaborazione con la tedesca Biontech.

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