Audi Quattro: un VIDEO come tributo allo splendido SOUND del suo 5 cilindri turbo

Oltre 10 minuti di video per rendere omaggio a questa leggenda dei Rally

Audi Quattro: un VIDEO come tributo allo splendido SOUND del suo 5 cilindri turbo

Ci sembrava giusto dedicare un video a questa splendida auto, questo capolavoro dell’ingegneria che ha risollevato un marchio al tempo in crisi come Audi, donandole un’identità, una storia e un marchio di fabbrica. L’Audi Quattro, poi sostituita dalla più potente e sportiva Audi Sport Quattro fu un’auto che rivoluzionò il concetto di auto sportiva, introdusse la trazione integrale sulle auto stradali e dettò le regole per il mondo dei Rally del futuro. 

Audi Quattro: la storia 

L’idea balenò nella mente dell’ex responsabile Audi per i telai, Jörg Bensinger capeggiato da Ferdinand Piëch, all’epoca direttore tecnico dell’Audi. I due capirono, già nel 1977 che la trazione integrale (al tempo impiegata solo sui fuoristrada) poteva rappresentare un vantaggio in termini di performance ma anche di sicurezza soprattutto sulle auto stradali, in condizioni di scarsa aderenza o fondo scivoloso. Si, esistevano già alcuni impieghi come per la Jensen Interceptor o la Subaru Leone AWD, ma rappresentavano delle sperimentazioni o progetti ancora sconosciuti in Europa. Piëch decise di sviluppare un’auto apposta capace di ospitare una trazione integrale, piuttosto che modificarne una già esistente e il progetto prese il nome di EA 262. Il budget era ridotto ma le idee di una trazione integrale di larga scala non fermarono gli ingegneri. Si costruì un primo concept, chiamato Audi A1 quattro 80, derivato da un’Audi 80 con la trazione integrale del fuoristrada Iltis e le sospensioni di un’Audi 200. Dopo vari fallimenti fu avviato un progetto più ampio, con l’intento di produrre circa 400 auto stradali per ricevere l’omologazione dei Rally gruppo B e dare credito alle teorie di Bensinger. I primi collaudi con un nuovo sistema di trazione integrale, con differenziale centrale e carrozzeria dell’Audi 80 fecero registrare un tempo record sul circuito di Hockenheim: con circa 160 CV riuscirono a battere una Porsche 928 da 240 CV. 

I collaudi proseguirono anche nel 1979 con un nuovo sistema di trazione integrale più compatto, leggero ed efficiente ed un collaudatore d’eccezione, Hannu Mikkola. Nel 1980 l’auto era quasi pronta e si decise di optare per una carrozzeria simile a quella dell’Audi Coupè B2, chiamandola semplicemente “Quattro” ad indicarne la sua trazione integrale. Debuttò al Salone di Ginevra 1980 e riscosse un successo planetario, con l’approvazione dei pochi giornalisti europei che riuscirono a provarla in anteprima. 

Audi Quattro: motore, meccanica e trasmissione 

Il telaio dell’Audi Coupè, scelto per questa vettura compiva un bel viaggio: dalla fabbrica di Ingolstadt era inviato alla bar di Stoccarda per modificarne i supporti così da ricreare spazio per la trazione integrale. Una volta fatto ciò, ritornava in sede per completarne il processo di assemblaggio. Era dotata di 4 sospensioni indipendenti MacPherson, ereditate dall’Audi 200 o dall’Audi 80 e dalla prima eredità anche il motore più potente in gamma, un 5 cilindri in linea 2.144 cc con iniezione meccanica Bosch e turbina KKK-k26 più un intercooler di serie, che portò la potenza da 170 a 200 CV

Era ovviamente dotata di una trazione integrale permanente con 3 differenziali, uno centrale (50:50) che rimandava la trazione ai due assi  dove era presente un altro differenziale per ognuno. Si trovò una soluzione geniale: l’albero di “andata” dal cambio manuale 5 marce al differenziale centrale, e l’albero di “ritorno” verso l’asse anteriore erano coassiali e disposti uno dentro l’altro, essendo il primo cavo, così da risparmiare spazio e peso. 

Con un prezzo che si aggirava intorno ai 50 mila marchi, ne furono costruite quasi 2.000 contro le 400 inizialmente pronosticate. 

Video Credit: 19Bozzy92 (Youtube)

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