Auto elettrica, Visser (ex CEO Lynk e Co): “L’industria tradizionale la odia perché apre all’addio dell’auto privata”

Secondo il manager l'elettrico è osteggiato perché può sbloccare il modello della mobilità condivisa in cui l'auto da oggetto di proprietà diventa un servizio

Auto elettrica, Visser (ex CEO Lynk e Co): “L’industria tradizionale la odia perché apre all’addio dell’auto privata”

Alain Visser, ex CEO di Lynk & Co per l’Europa, torna a far discutere con una lettura molto critica dello stato attuale dell’industria automobilistica, emersa nel corso di alcune dichiarazioni pronunciate nel corso di una recente intervista. Secondo il manager, il settore auto si trova nel pieno di una vera e propria “tempesta perfetta“, frutto di resistenze culturali, cambiamenti tecnologici e nuove abitudini di consumo che stanno mettendo sotto pressione i costruttori tradizionali.

L’odio nei confronti dell’auto elettrica perché spinge verso la mobilità condivisa

Durante l’intervista rilasciata a Turi.One/Turi.Moove, Visser non ha usato tanto giri di parole per definire l’avversione nei confronti della transizione all’elettrico: “L’industria tradizionale odia l’auto elettrica“. Un’affermazione forte e netta, che Visser però chiarisce subito. Il “nemico”, secondo l’ex CEO per l’Europa di Lynk & Co, non sarebbero i motori elettrici o le batterie in sé, bensì ciò che l’elettrico può sbloccare: un nuovo modello di mobilità, basato sulla condivisione. Questo perché la mobilità condivisa riduce la necessità di possedere un’auto privata e va quindi in direzione opposta rispetto al business storico dei costruttori, fondato ovviamente sulla vendita di veicoli.

L’auto come servizio per soddisfare il bisogno di mobilità

Secondo Visser, l’industria automobilistica starebbe persino lavorando attivamente per dimostrare che lo sharing non funziona. Non a caso, costruttori come Mercedes e BMW hanno ceduto le loro joint venture operanti nel settore car sharing. Il successo delle auto elettriche, sostiene Visser, potrebbe quindi concretizzarsi in contesti molto diversi da quelli che si sono imposti per decenni, contesti meno tradizionali dove le persone non vogliono “possedere” un’auto ma semplicemente spostarsi in modo efficiente. Una visione in linea con l’esperimento di Lynk & Co che qualche tempo fa ha provato a lanciare il modello di mobilità basata sul concetto di “auto privata in condivisione”.

Il possesso dell’auto è destinato a perdere valore nei prossimi vent’anni

Guardando al 2050 come orizzonte temporale, Visser immagina un mondo in cui l’80% della popolazione vivrà nelle città, con il possesso dell’auto che perderà gradualmente importanza e la mobilità sarà gestita tramite app. Un futuro che sarà caratterizzato da auto elettriche, condivise e supportate da una capillare e omogenea infrastruttura di ricarica. Alla luce di tali evoluzioni, sottolinea il manager, le Case auto che non si adegueranno rischiano di diventare semplici fornitori di carrozzerie per aziende di servizi. Per superare la “tempesta perfetta”, l’industria automobilistica europea, secondo Visser, dovrà avere la maturità necessaria per abbracciare davvero l’elettrico, affrontare adeguatamente la concorrenza cinese, puntare sul software e accettare il cambiamento dei comportamenti e delle abitudini dei consumatori.

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