Automotive, dicembre in ripresa (+13,5%) ma il 2025 chiude in forte calo (-10,3%)
Automotive: la produzione in Italia a dicembre 2025 segna un +13,5%
Dopo tre mesi in territorio negativo, a dicembre 2025 l’industria automotive italiana torna a crescere. Secondo i dati diffusi da ISTAT, la produzione segna un +13,5% rispetto a dicembre 2024. Una boccata d’ossigeno che però non basta a cambiare il bilancio complessivo: sull’intero 2025 il settore chiude con una flessione del 10,3%, confermando un anno complesso per tutta la filiera.
Automotive: la produzione in Italia a dicembre 2025 segna un +13,5%
Guardando ai singoli comparti dell’industria Automotive, la fabbricazione di autoveicoli (Ateco 29.1) mette a segno un robusto +35,3% nel mese di dicembre. Nel confronto annuale, tuttavia, il dato resta pesante: -15,3% rispetto al 2024. Ancora più in difficoltà la produzione di carrozzerie, rimorchi e semirimorchi (Ateco 29.2), che perde il 20% nel mese e l’1,5% nell’anno. La componentistica (Ateco 29.3, esclusi pneumatici) mostra maggiore tenuta: +1,2% a dicembre, ma -4,8% nel cumulato gennaio-dicembre.
I numeri preliminari di ANFIA aiutano a leggere meglio il rimbalzo di fine anno dell’Automotive. A dicembre sono state prodotte circa 22mila autovetture, oltre il doppio rispetto allo stesso mese del 2024 (+104,3%), quando i volumi avevano toccato livelli particolarmente bassi. Nonostante il recupero finale, il 2025 si chiude con 238mila autovetture prodotte (-19,8%) e 474mila autoveicoli complessivi, anch’essi in calo del 19,8%. Il settore si muove in un contesto industriale leggermente più favorevole: l’indice generale della produzione, corretto per calendario, cresce del 3,2% a dicembre e limita il calo annuo al –0,2%.
Sul fronte estero, nei primi dieci mesi del 2025 l’export di autoveicoli vale 13,45 miliardi di euro, ma l’import resta più che doppio (29,83 miliardi). La Germania guida tra i mercati di destinazione, seguita da Stati Uniti e Francia. La componentistica, invece, mantiene un saldo commerciale positivo di oltre 6 miliardi, segnale della competitività di una parte importante della filiera.
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