Beneteau Oceanis 37.1: la prova dello yacht a vela da Olbia

Le sensazioni di Bacci Del Buono sull'imbarcazione francese

Beneteau Oceanis 37.1: la prova dello yacht a vela da Olbia

Pensate alla vostra prima esperienza in barca a vela. Escluse le eccezioni, sono sicuro che si trattasse di una crociera, o con la famiglia o con gli amici. Certo, regatare o condurre navigazioni difficili o estreme affascina tutti, questo è ovvio, ma l’andar per mare tranquilli, rilassandosi e fondendosi con tutti gli elementi che ci circondano è semplicemente la cosa più bella del mondo. E quindi il mezzo diventa fondamentale perché assume il ruolo di tramite tra noi e il nostro obiettivo. Una barca adatta a questo deve essere quindi facile, divertente, ma soprattutto spaziosa. Spaziosa e comoda, esattamente le prerogative sulla quale si è basato il nuovo progetto di Beneteau. Signore e signori, l’Oceanis 37.1! E io oggi sono a Olbia, sulle splendide acque della Sardegna, per testarlo. Voi mettetevi comodi e godetevi la crociera, io mi metto al lavoro. Beh, certo, questo è The Boat Show.

Le caratteristiche

Il Beneteau Oceanis 37.1, degno successore del celebre 38.1, è l’ottavo modello della settima generazione di Oceanis, lanciata nell’ormai lontano 2017 dal cantiere francese Beneteau. La sfida, accolta dalla storica penna di Marc Lombard per le linee d’acqua e dallo studio Nauta Design per la progettazione degli interni e del piano di coperta, è stata quella di, se possibile, sviluppare ancora di più la percezione di uno spazio confortevole, ampio nella sua gestione, coniugato ad una capacità di navigazione agile e divertente che insinuasse il desiderio in chiunque si trovi a bordo di spegnere il motore e godersi la bellezza della navigazione a vela. A poppa, la grande plancia bagno misura 2 metri e 69 centimetri per una profondità di 77 cm. Molto interessante è la scelta di non porre cornici al piano di calpestio, il che alla vista lo fa sembrare ancora più grande e assicura il grip anche con i piedi bagnati lungo tutto il perimetro. L’apertura, come la chiusura, è manuale per mezzo del paranco e la risalita dall’acqua è agevolata da due solidi maniglioni in inox. E qui c’è la zattera. Spero davvero che non vi serva mai, ma qualora fosse, ci si arriva così.

Beneteau Oceanis 37.1: la prova dello yacht a vela da Olbia

La gestione degli spazi ed il layout del pozzetto sono caratterizzati da elementi che, più di tutti, sottolineano il DNA crocieristico di questo modello. Uno di questi è la mancanza del patarazzo o delle volanti, che strutturalmente viene compensato da due ordini di crocette con un angolo di quartiere molto accentuato. Ed in effetti sarebbero stati degli impicci inutili qua nella zona di comando, che è molto arretrata per lasciare a sua volta il maggior spazio possibile nell’area conviviale. Il pozzetto di manovra comunque lo proverò dopo, quando cominceremo a navigare. Ma intanto queste le ritiro su e tutta quest’area sembra ancora più grande. Le manovre sono rinviate in pozzetto e sulla tuga, quattro winch in totale vicino alla timoneria, uno per bordo per le scotte, sulla tuga invece per le drizze. E qui uno è persino elettrico.

La zona ospiti è una delle aree centrali di una barca da crociera che si rispetti. Il tavolo trasformabile è un modulo fisso che, oltre che a dare un solido appiglio in navigazione, deve ospitare tutti i commensali che si possono trovare a bordo, che in categoria A sono 8, ma in categoria C o D arrivano fino a 14. Ed è per questo che le panche sono così lunghe, arrivando a misurare 1 metro e 75, ma anche così profonde con 52 cm. Eh già, perché in rada bisogna potercisi sdraiare sopra comodamente fino a farle diventare un romanticissimo giaciglio sotto le notti più stellate. Personalmente dormire qua davvero non ha prezzo. E siccome l’ecosostenibilità è uno dei punti fondamentali della nuova veste degli Oceanis, questo, come quella a poppa, è iroko, che è un legno africano ad alta densità che si è scoperto essere un ottimo sostituto del teak e anche molto più sostenibile.

In alternativa ad una propulsione endotermica come quella installata su questa unità, Beneteau propone anche una versione full electric con un pod da 12 kW. Il suo pacco batterie è naturalmente ottimo per una navigazione in acque interne. Questo invece è uno Yamaha 40 cavalli. E già che siete scesi sotto coperta, prendetevi un attimo, date un’occhiata. Visto? Dieci metri e 99 centimetri, questa è la lunghezza nominale dello scafo. Mentre invece 3 metri e 92 è la sua larghezza nel punto di baglio massimo. Se c’è una cosa che continua a farmi specie è che, nonostante le tantissime barche che provo ogni stagione, ci sono progetti che riescono ancora a stupirmi. Eh già, perché guardandolo dal fuori non lo si direbbe mai che all’interno i volumi siano così grandi. Pensate che in quadrato, dove sono ora, l’altezza è di 1 metro e 92 centimetri. Già, su un 37 piedi! Vabbè, scusate, ora torno ad essere analitico e cerchiamo di capire come sono riusciti a ritrovare tutte queste grandezze.

Beneteau Oceanis 37.1: la prova dello yacht a vela da Olbia

Partiamo dalla forma dello scafo che Lombard ha concepito. Il disegno lo chiamano a tulipano, il che prevede linee d’acqua più snelle che si espandono appena sopra la linea di galleggiamento per tutta l’opera morta. Guardata dalla mura poi si nota bene anche la linea del cavallino rovescio molto pronunciata, che aiuta a ritrovare altezze interne così importanti senza dover alzare esageratamente la tuga. Il quadrato è decentrato sulla murata di sinistra. Un divano a L si prolunga verso poppa condividendo la seduta del tavolo da carteggio, complemento sempre più raro su imbarcazioni come questa. In fondo questo è un po’ l’ultimo baluardo di una tradizione marinaresca che sembra voler scomparire. Però seduti qua ci si ricorda di essere in barca. Un modulo cuscinato completa la seduta della dinette e, come tutto il resto della cuscineria, nasconde molto spazio per lo stivaggio. Un’altra scelta interessante dello studio lombardo Nautadesign è stata la disposizione lineare e a murata della cucina sul bordo di dritta. A bordo di solito questa zona viene sviluppata con una pianta a L o addirittura a U per massimizzare il contenimento. Naturalmente però occupa più spazio, quindi vi sconsiglio di mettervi ai fornelli in navigazione. Ma d’altronde, in vacanza chi è che si mette a cucinare mentre gli altri sono fuori a divertirsi navigando?

Il layout degli interni prevede ben 3 possibilità differenti. La versione standard ha l’armatoria alla prua con un letto davvero enorme, 2 metri e 07 per 161 cm. E poi una seconda cabina a sinistra, a poppa, e un unico bagno a centro barca. A dritta rimane un grande vano per lo storage, accessibile sia dal gavone in pozzetto che da qui. Nel secondo layout, invece, questo volume viene rimpiazzato da una terza cabina speculare a quella di poppa. E savà san dir che l’ultima proposta di layout è proprio quella su cui oggi ci troviamo, ottimizzata per il charter perché la cabina armatoriale di prua ha il secondo bagno a lei dedicato. E ora, prima di navigare, andiamo a scoprire com’è l’armo e il rigging di questo modello. Il punto di scotta della randa è esattamente sopra l’entrata del tambuccio, molto comodo ma soprattutto molto snello grazie a questo archetto in tessile. Il musone dell’ancora è integrato sul piccolo compresso a prua sul quale si possono murare gli asimmetrici. Per le vele di prua le sono diverse. Si può avere la versione standard che prevede un fiocco autovirante, oppure un fiocco con sovrapposizione maggiore o un genoa armato sulle rotaie longitudinali sullo spigolo di tuga. E ora sapete proprio tutto! Dai, si naviga!

La prova

Beneteau Oceanis 37.1: la prova dello yacht a vela da Olbia

Siamo in uno dei posti più belli del mondo, la Sardegna. In particolare siamo a nord, a Olbia, dove Spartivento ha una delle 6 basi che ha sparse per tutta Italia. Pensate che in tutte le loro basi sono riusciti a superare il numero di 130 imbarcazioni adibite al charter. Noi oggi siamo proprio su una di quelle, e questa è una cosa molto interessante ma soprattutto comoda per chi potesse essere interessato a questo tipo di imbarcazione. Normalmente si va a vederla ai saloni nautici, la vedete su The Boat Show e scoprite tutti i dettagli con noi, ma a provarla è un altro paio di maniche. E con Spartivento si potrebbe fare una vacanza a bordo per 1-2 settimane conoscendo l’imbarcazione intimamente, e poi decidere se comprarlo o meno. Da chi? Beh, ma proprio da loro, perché Spartivento oltre che ad essere una delle agenzie più importanti sul charter è anche dealer ufficiale di Beneteau. Ok, adesso cominciamo a navigare.

Aprire il genoa non è stato assolutamente difficile. Potrei mettermi a raccontarvi quelli che sono stati i concetti alla base delle linee d’acqua di questa imbarcazione. Sono state concepite da Marc Lombard, come abbiamo già detto, e la forma dello scafo è fatta a tulipano. Questo che cosa significa? Che sopra la linea d’acqua la barca è più bombata, ha più volumi, ma sotto invece, nell’opera viva, la barca è più snella. E questo che cosa comporta? Beh, sicuramente una fluidità nel flusso maggiore, una maneggevolezza ottimale. È molto interessante vedere su una barca del genere anche le due pale della timoneria. Questo ha dei pro e dei contro. Beh, i contro sono che in manovra la manovrabilità ha una sensibilità leggermente minore, mentre invece nelle andature dove la barca risulta un po’ più sbandata, tutta la pala sottovento ha un’incidenza perfetta per avere una sensibilità al timone ottimale. Potrei anche dirvi che a prua le linee d’acqua hanno ricercato comunque anche nell’opera viva i volumi massimi. Questo perché? Per diminuire il beccheggio in fase di navigazione. E aumentare tutta quella che è la portanza in quella zona.

Beneteau Oceanis 37.1: la prova dello yacht a vela da Olbia

Potrei dirvi tutto questo, ma volendo andare in crociera rilassandosi e godendosi il mare, sono questi realmente i dati che volete sapere piuttosto di come si sta al timone? Adesso facciamo qualche manovra e vediamo com’è organizzata. Qua ho il fiocco e là sulla tuga ho la randa. Beh, sinceramente non è comodissimo avere la randa così distante dal punto di comando, però dall’altra parte lo si sa, in crociera la randa la si setta all’inizio e poi ce la si dimentica. Ok, prepariamo una virata. E mentre la barca vira, noi recuperiamo subito il genoa, di modo da non dover poi usare troppa maniglia dopo. Self, raddrizzo il timone e intanto cazzo. Effettivamente lo potrebbe fare chiunque. La randa è passata naturalmente da sola. Beh, è ovvio, non dobbiamo andare a ricercare le massime prestazioni possibili, però devo essere sincero che navigare in questo modo è davvero rilassante. Poi la barca risponde anche molto bene.

Questo di bolina, adesso proviamola di poppa. E qua forse può spuntare qualche criticità, perché per lascare il genoa, come dicevo, ce l’ho qua ed è molto semplice, ma per la randa posso usare questo piccolo trick. Venite, mi metto al timone, lo blocco al centro e a questo punto arrivo qua e la lasco. Facciamo qualcosa di divertente, la contrastiamo tutta, diamo strambata, la blocchiamo e il fiocco però lo mettiamo dall’altra parte. L’andatura a farfalla è una delle cose che sin da bambino mi ha sempre affascinato tantissimo. Non riuscivo a capire il motivo per cui una vela riuscisse a stare da una parte e un’altra dall’altra. Adesso naturalmente l’ho capito, ma sapete che cosa? Mi rimane sempre nel cuore questa piccola emozione di vedere una randa ed un fiocco che si gonfiano e davanti a me con la loro potenza mi riportano nel sogno della meraviglia della crociera.

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