De Antonio D60: la prova dell’ammiraglia iberica da Genova [VIDEO]

Le sensazioni di Maurizio Bulleri dalle acque italiane

De Antonio D60: la prova dell’ammiraglia iberica da Genova [VIDEO]

Il successo di questo cantiere non è arrivato per caso, è stata la sapiente costruzione di un sogno. La storia di De Antonio è così affascinante che meriterebbe un docufilm. Passione, determinazione e capacità non comuni hanno portato i due giovani fondatori del cantiere, Mark De Antonio e Stan Smiljewski, alla realizzazione di un piccolo motoscafo in un garage, un 23 piedi per arrivare poi, dopo 13 anni, alla realizzazione della loro ammiraglia, il De Antonio D60. Lo stile è lo stesso dei modelli che l’hanno preceduta. Purezza, linearità, essenzialità, abitabilità e consistenza la caratterizzano.

Le caratteristiche

De Antonio D60: la prova dell'ammiraglia iberica da Genova

Murate alte e verticali, dritte già dalla linea di galleggiamento. Nei masconi, un spigolo pronunciato che deflette la scia e sostiene sulle onde la prua fendente e perpendicolare alla superficie. La tuga ha le vetrate riparate dalla sporgenza del tetto. È un tratto distintivo e al tempo stesso utile. Sopra un prendisole facile da raggiungere più di quanto possa sembrare e comunque utile per trovare una zona relax riservata. In alternativa, una vetrata apribile di dimensioni uguali a quella di poppa. È una barca per tutte le stagioni perché la tuga è completamente chiusa ma anche totalmente aperta. Si apre il tetto, le due porte laterali accanto alla timoneria, le finestre di poppa e la porta finestra verso il pozzetto. È incredibile, come questo cantiere riesca sempre a stupirci con idee semplici, ma originali e soprattutto funzionali per vivere la barca meglio possibile. In questo caso, adattandola anche al clima della giornata e persino delle stagioni.

Sotto il prendisole c’è un gavone molto ampio per water toys e tender e, sotto di esso, i quattro fuoribordo: Mercury Verado V12 da 600 cavalli. La piattaforma di poppa si solleva per diventare una comoda scala per scendere a terra, oppure si immerge per facilitare la risalita a bordo. È interessante osservare che tutti i meccanismi che la movimentano nella posizione neutra, quella attuale, rimangono fuori dall’acqua. Al centro dell’enorme prendisole, c’è un ice bucket per tenere le bottiglie al fresco. Una fascia di carbonio in mezzo al tavolo accompagna quelle più grandi applicate a puro scopo estetico sulle murate. Dal tetto fuoriesce un tendalino che ripara dal sole il living esterno. Nel quadrato, troviamo la zona dinette, con tavolo up and down ampliabile, per pranzare anche in sei con tre sedie pieghevoli. Il televisore risulta ben visibile da tutti i divani, interni ed esterni. Sopra un piccolo lavabo, ma dov’è la cucina?

De Antonio D60: la prova dell'ammiraglia iberica da Genova

La barca è walk around fuori e walk around dentro. Ci sono due scale, una conduce alle cabine, l’altra proprio alla cucina. Questo layout è perfetto per chi vuole avvalersi dell’aiuto del personale che può così agire in ambienti dedicati. A proposito, la cabina equipaggio con due cuccette e il bagno si trova a prua ed è più spaziosa di quelle che solitamente troviamo su yacht di questa misura. L’area di prua è composta da arredi apparentemente tradizionali ma, sotto questo prendisole scorrevole, potreste trovare una jacuzzi. Adesso vi porto in questa cabina e vi faccio una domanda: secondo voi è l’armatoriale? È grande, è comoda, ha tanto spazio per sistemare il proprio guardaroba in due armadi e ha anche due divanetti. Sdraiati sul letto si gode la vista del mare. È così grande che anziché avere un matrimoniale potremmo avere due doppie. Eh no. Mi spiace dovervi dire che questa non è l’armatoriale.

E ora vi faccio vedere la cabina padronale, che ovviamente è ancora più comoda. Si trova al centro dello scafo, cioè nella posizione migliore per riposare, perché si percepiscono meno le eventuali oscillazioni dello scafo. C’è anche la zona beauty, con specchio arretrato per avere più spazio di appoggio. E questa superficie è inoltre un grande scrittorio. Sulla murata opposta c’è un divano. Poi ci sono la cabina armadio e ovviamente il bagno en-suite. Per la cabina VIP e per gli ospiti, c’è il day head nel disimpegno. Prima di portarvi a navigare ho voluto farvi scendere nella cala di poppa. Questo ambiente è enorme, così spazioso non esiste neanche su un cento piedi. Gli impianti ben in vista per facilitare le manutenzioni e poi tanto spazio per ricoverare i toys ma anche le biciclette e tutto quello che volete.

La prova

De Antonio D60: la prova dell'ammiraglia iberica da Genova

Proviamo il De Antonio D60 nelle acque fra Genova e Portofino. La postazione di pilotaggio prevede tre poltroni anatomiche. Quella del comandante è anche regolabile per avvicinarla di più al timone e alle manette, se volete. Ho scelto questa posizione sull’appoggiareni perché è quella per me più comoda, ma in realtà, anche quando mi metto in piedi, l’altezza dei miei occhi non cambia e la visuale è perfetta anche proprio vicino alla prua. Perfetta ovunque la visuale, perché questa tuga è piena di vetrate. Ha un altro vantaggio questa postazione, è al centro dello scafo, significa controllare meglio la barca, stancarsi meno e poter uscire rapidamente su entrambe le fiancate dove ci sono due porte. Velocità di trasferimento notturna 10 nodi, il consumo è inferiore ai 100 litri per ora. Se quando siete al comando volete rinfrescarvi, aprite lo steriggio qui sopra. Non si vedono, ma ci sono quattro motori fuoribordo a spingere questa imbarcazione. Sono quattro Mercury V12 Verado da 600 cavalli ciascuno.

In questo momento siamo in prima marcia. Sì, hanno il cambio automatico. La velocità è di 20 nodi. Non ho dovuto fare niente, né controllare il trim, né i flap, perché l’assetto è perfetto, cioè lo scafo riesce a trovare la sua giusta angolazione senza fare nulla. Diamo un po’ di gas, passiamo in seconda marcia. Non si vedono i motori e non si vede neanche lo scafo e allora ve lo descrivo. Ha due step, una configurazione piuttosto inusuale per una barca di queste dimensioni. Un terzo step, incidentalmente, è creato dal dislivello fra l’asse di chiglia e il bracket su cui sono installati i fuoribordo. In tutto il range, che va da 22 a 34 nodi, il consumo per miglio rimane costante, circa 12 litri per ciascun miglio. Questo è uno dei grandi vantaggi di questo tipo di scafo, la possibilità di scegliere la velocità di navigazione senza dover far nulla, senza dover correggere l’assetto. Ma adesso andiamo un po’ di più. Spingendosi alle velocità più alte, se vogliamo trovare la massima efficienza, possiamo dare un po’ di trim, cioè alzare un po’ l’inclinazione dei fuoribordo. Velocità massima che sfiora i 47 nodi. Era già un po’ di tempo che non provavo una barca così grande, con queste prestazioni.

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