Gasolio oltre 2,10 euro al litro: CNA Fita denuncia la crisi del trasporto, colpa anche dello Stretto di Hormuz

Il prezzo medio del gasolio self sulla rete stradale italiana ha superato la soglia dei 2,10 euro al litro, attestandosi a 2,107 euro. In autostrada la situazione è ancora più pesante: 2,181 euro al litro. Anche la benzina continua a salire, con 1,942 euro sulla rete ordinaria e 2,032 euro in autostrada. L’allarme arriva da CNA Fita, l’associazione degli autotrasportatori professionali, che denuncia una crisi in rapido aggravamento per le imprese del settore.
+18% dal gasolio di gennaio: la tregua è finita
La breve pausa registrata a inizio luglio si è esaurita in pochi giorni. Secondo i dati MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), il prezzo medio settimanale era sceso a 1,887 euro il 6 luglio per poi risalire a 1,957 euro già il 13 luglio: quasi sette centesimi di aumento in una sola settimana. Rispetto ai valori di metà gennaio — quando il gasolio costava circa 1,660 euro al litro — la crescita complessiva aveva già raggiunto il 18% prima dell’ulteriore fiammata di questa settimana.
Le aree dove il diesel è più caro: Bolzano (2,144 €/l), Sicilia (2,142 €/l), Friuli-Venezia Giulia (2,133 €/l), seguite da Calabria (2,119 €/l), Basilicata (2,118 €/l) e Campania (2,115 €/l).
Lo Stretto di Hormuz alimenta la fiammata
La nuova accelerazione dei prezzi è riconducibile alla grave instabilità dei mercati energetici internazionali e, in particolare, alle forti limitazioni ai traffici attraverso lo Stretto di Hormuz. Il ritorno delle tensioni in quest’area strategica ha ridotto i transiti lungo una rotta attraverso cui passa circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio, innescando una nuova ondata di volatilità nelle quotazioni del greggio e, di riflesso, dei carburanti alla pompa.
Il paradosso del rimborso accise: le imprese ci rimettono due volte
Se l’aumento dei prezzi alla pompa colpisce tutti gli automobilisti, per le imprese di autotrasporto professionale il quadro è ancora più penalizzante. Il rimborso delle accise — riservato ai veicoli di massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate di categoria ambientale Euro 5 o superiore — è calcolato sulla differenza tra l’accisa ordinaria applicata e l’aliquota agevolata prevista per il gasolio commerciale.
Il temporaneo taglio delle accise disposto dal governo, che ha alleggerito la spesa per la generalità degli utenti, ha però prodotto un effetto paradossale per il trasporto professionale: abbassando l’accisa ordinaria, ha di fatto ridotto il credito d’imposta rimborsabile alle imprese. Nel secondo trimestre 2026 le ripetute modifiche all’aliquota hanno generato tre diversi livelli di rimborso:
- 69,68 euro per mille litri per i consumi dal 1° aprile al 22 maggio
- 169,68 euro per mille litri dal 23 maggio al 6 giugno
- 219,68 euro per mille litri dal 7 al 30 giugno
Una simulazione CNA su un veicolo che abbia consumato 9.000 litri nel trimestre mostra una riduzione del rimborso da oltre 2.000 euro a circa 1.130 euro: quasi 900 euro in meno per mezzo, proprio nei mesi con più scadenze fiscali da rispettare.
“Siamo di fronte a un vero paradosso“, sottolinea CNA Fita. “Le imprese di autotrasporto pagano oggi il gasolio a prezzi molto più elevati, ma dispongono di un credito d’imposta sensibilmente più basso. Il beneficio concesso alla generalità degli utenti si è così tradotto, per una parte rilevante del trasporto professionale, in una perdita di liquidità”.
Italia, la maggiore pressione fiscale sui carburanti in Europa
Sulla rilevazione del 20 luglio, la struttura fiscale italiana incide in modo determinante sul prezzo del gasolio: le accise rappresentano il 34,4% del prezzo finale, mentre l’IVA aggiunge un ulteriore 18%, per un carico fiscale complessivo di circa il 52,4%. Un primato poco invidiabile nel confronto europeo:
- Francia: 47,9%
- Germania: 40,4%
- Spagna: 32,1%
L’Italia presenta così la maggiore incidenza fiscale sul diesel tra le principali economie europee, un divario strutturale che amplifica ogni oscillazione del prezzo del petrolio e rende le imprese italiane sistematicamente meno competitive rispetto alle controparti europee.
Domande frequenti sul caro gasolio in Italia
Quanto costa il gasolio oggi in Italia?
Al 20 luglio 2026, il gasolio self sulla rete stradale ordinaria ha superato i 2,107 euro al litro. In autostrada il prezzo sale a 2,181 euro. In alcune regioni come Bolzano (2,144 €) e Sicilia (2,142 €) i prezzi sono ancora più elevati.
Perché il gasolio è tornato a salire?
La nuova fiammata dei prezzi del gasolio è riconducibile alle tensioni geopolitiche che limitano i traffici attraverso lo Stretto di Hormuz, rotta strategica per circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio. L’instabilità dei mercati energetici internazionali ha innescato una nuova ondata di volatilità nelle quotazioni del greggio.
Quanto è aumentato il gasolio rispetto a gennaio 2026?
Il gasolio è aumentato di circa il 18% rispetto a metà gennaio 2026, quando costava circa 1,660 euro al litro. Nella sola settimana tra il 6 e il 13 luglio 2026 il prezzo è salito di quasi sette centesimi.
Come funziona il rimborso accise gasolio per gli autotrasportatori?
Il rimborso delle accise sul gasolio per l’autotrasporto professionale spetta alle imprese con veicoli di massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate e categoria Euro 5 o superiore. È calcolato sulla differenza tra l’accisa ordinaria e quella agevolata per il gasolio commerciale. Nel 2026 le variazioni frequenti delle accise hanno generato tre livelli diversi di rimborso nel solo secondo trimestre, riducendo sensibilmente il credito disponibile.
L’Italia ha la tassazione più alta sul gasolio in Europa?
Sì. Con un carico fiscale complessivo (accise + IVA) di circa il 52,4% del prezzo finale del gasolio, l’Italia ha la maggiore incidenza fiscale sul diesel tra le principali economie europee, davanti a Francia (47,9%), Germania (40,4%) e Spagna (32,1%).
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