Mercato auto: in Italia a febbraio +14%, ma il noleggio resta decisivo

A febbraio le auto elettriche pure (BEV) hanno raggiunto il 7,9%

Mercato auto: in Italia a febbraio +14%, ma il noleggio resta decisivo

Il mercato auto italiano continua a muoversi in territorio positivo e il mese di febbraio rafforza questa traiettoria. Le immatricolazioni hanno raggiunto 157.334 unità, contro le 137.965 dello stesso mese del 2025, con una crescita del 14%. Un risultato che, nel contesto economico attuale, assume un valore non scontato e conferma una dinamica di recupero ormai avviata da diversi trimestri.

Tuttavia, come spesso accade quando si analizzano i dati del settore, la lettura richiede qualche distinguo. Il noleggio a breve termine ha avuto un ruolo determinante nel sostenere i volumi del mercato auto in Italia. Se si esclude questa componente, la crescita si ridimensiona al +9%. Un incremento comunque significativo, ma che racconta una realtà meno brillante rispetto al dato aggregato. In altre parole, la domanda privata non sta ancora correndo alla stessa velocità dei canali professionali.

Immatricolate nel mese di febbraio 157.334 autovetture

Il noleggio a breve termine beneficia di una combinazione di fattori: la ripresa del turismo, la necessità di rinnovare flotte rimaste ferme negli anni più complessi, l’evoluzione delle abitudini di mobilità che spinge alcuni utenti a preferire formule flessibili rispetto alla proprietà. È un segmento che garantisce stabilità industriale e alimenta il mercato dell’usato con vetture relativamente giovani, ma non può rappresentare da solo la misura della salute complessiva del settore.

Il primo bimestre del 2026 conferma il trend positivo del mercato auto nel nostro paese. Le immatricolazioni complessive si attestano a 299.373 unità, con un incremento del 10,2% rispetto alle 271.686 di gennaio-febbraio 2025. Ma il confronto con il 2024 mostra un progresso più contenuto, pari al 3,5%, mentre rispetto al 2019 il mercato rimane in flessione del 12,9%. Questo scarto rispetto ai livelli pre-pandemia è un indicatore chiave: il sistema non ha ancora recuperato completamente la capacità di assorbimento di quegli anni.

Le cause sono molteplici. Da un lato, il potere d’acquisto delle famiglie resta sotto pressione, con una maggiore attenzione alla spesa e una crescente valutazione del costo totale di possesso. Dall’altro, la trasformazione tecnologica in atto genera incertezza: scegliere oggi una motorizzazione significa anche interrogarsi sulla sua tenuta futura in termini normativi e di valore residuo.

In questo contesto, l’elettrificazione rappresenta il cambiamento più profondo. A febbraio le auto elettriche pure (BEV) hanno raggiunto il 7,9% di quota mercato, con 12.572 unità immatricolate. È un salto significativo rispetto al 5,0% di un anno fa e al 6,6% di gennaio. Il dato dimostra che l’interesse verso la mobilità a zero emissioni è in crescita, anche grazie a un’offerta sempre più ampia e a un miglioramento progressivo delle autonomie.

Determinante è stato il ruolo degli incentivi MASE, che hanno inciso in modo rilevante sulle decisioni di acquisto. Le agevolazioni hanno ridotto il differenziale di prezzo tra elettrico e motorizzazioni tradizionali, accelerando la domanda. Tuttavia, interventi di questo tipo devono essere calibrati con attenzione. Incentivi discontinui o troppo selettivi rischiano di creare picchi artificiali, seguiti da fasi di rallentamento, oltre a produrre effetti distorsivi sulla concorrenza.

Parallelamente, le plug-in hybrid (PHEV) confermano la loro capacità di intercettare una fascia di clientela che cerca un equilibrio tra innovazione e flessibilità. Con una quota dell’8,5% a febbraio, quasi raddoppiano il risultato di un anno fa. La crescita è sostenuta da una gamma sempre più articolata e dalle modifiche ai fringe benefit per le auto aziendali, che hanno reso queste soluzioni particolarmente competitive nel canale flotte.

Le flotte aziendali, del resto, rappresentano uno snodo cruciale per la transizione energetica. Sono in grado di rinnovare rapidamente il parco circolante e di immettere sul mercato dell’usato vetture tecnologicamente più avanzate, contribuendo così a diffondere l’innovazione anche tra i privati. Una riforma strutturale della fiscalità – con maggiore deducibilità, detraibilità IVA e ammortamenti più competitivi – potrebbe amplificare questo effetto.

Il confronto con l’Europa resta però impietoso. La quota BEV italiana del 7,9% è ben lontana dalla media UE del 19,7%. Germania, Francia e Regno Unito mostrano percentuali sensibilmente superiori. Questo divario riflette differenze infrastrutturali, fiscali e normative. L’Italia è al 16° posto in Europa per densità di punti di ricarica, con 14,2 ogni 100 chilometri contro una media UE di 20,9. La copertura non uniforme del territorio rappresenta un freno psicologico e pratico all’adozione dell’elettrico.

Anche il costo della ricarica gioca un ruolo centrale. Tariffe non sempre allineate ai prezzi all’ingrosso dell’energia possono ridurre il vantaggio economico rispetto ai carburanti tradizionali. Per molti consumatori, la convenienza complessiva resta un criterio decisivo.

Sul piano industriale, il dibattito europeo aggiunge ulteriori elementi di complessità. L’Industrial Accelerator Act, in arrivo dalla Commissione UE, punta a rafforzare la competitività del sistema produttivo continentale. Il principio del “Made in Europe”, che potrebbe richiedere almeno il 70% di componenti europei (batterie escluse) per accedere agli incentivi pubblici, è pensato per sostenere la filiera interna in un contesto globale sempre più competitivo.

La sfida è trovare un equilibrio tra tutela industriale e apertura del mercato. Misure eccessivamente protezionistiche rischiano di limitare la concorrenza e di penalizzare i consumatori, mentre un approccio troppo permissivo potrebbe indebolire la capacità produttiva europea.

“Così non basta. Il Pacchetto Automotive segna un passo avanti, ma non è ancora all’altezza della sfida. Europa e Italia non hanno recuperato i livelli del 2019 e il nostro Paese resta in ritardo nella transizione energetica. La decarbonizzazione è un obiettivo condiviso, ma servono sostenibilità economica, stabilità normativa e strumenti strutturali a supporto della domanda, a partire da una riforma fiscale delle flotte aziendali. Senza queste condizioni non si recuperano competitività né fiducia dei consumatori. E sul ‘Made in Europe’ vogliamo essere chiari: la competitività si costruisce con investimenti e innovazione, non con misure protezionistiche che rischiano di penalizzare imprese e consumatori”, ha affermato Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE.

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