Toyota: il CEO Koji Sato individua le sfide che l’industria giapponese dovrà affrontare

Per il CEO di Toyota il ripristino della competitività internazionale è la massima priorità per le case giapponesi

Toyota: il CEO Koji Sato individua le sfide che l’industria giapponese dovrà affrontare

L’industria automobilistica giapponese è arrivata a un bivio e Koji Sato lo dice senza giri di parole. Il CEO di Toyota Motor Corp., che dal 1° gennaio ha assunto anche la presidenza della Japan Automobile Manufacturers Association (JAMA), ha indicato nel recupero della competitività internazionale la priorità assoluta per il settore, stretto tra tensioni geopolitiche, carenze di risorse e una transizione tecnologica sempre più rapida.

Per il CEO di Toyota il ripristino della competitività internazionale è la massima priorità per le case giapponesi

Il numero uno di Toyota ha richiamato il valore dell’unità industriale. Non è solo una questione di strategie aziendali: l’auto in Giappone sostiene 5,5 milioni di posti di lavoro diretti, che diventano 8,5 milioni includendo l’indotto. “La vera domanda è come individuare le strategie vincenti del Giappone”, ha detto, sottolineando che solo uno sforzo comune può garantire sopravvivenza e crescita, come riportato da Automotive News.

Il passaggio di testimone da Masanori Katayama di Isuzu segna il ritorno di Toyota alla guida dell’associazione dopo il lungo ciclo di Akio Toyoda. JAMA, che riunisce 14 costruttori tra cui Toyota, Honda e Nissan, guarda al 2026 con un piano d’azione focalizzato su sette sfide chiave, meno teoria e più esecuzione concreta.

Il contesto globale non aiuta. Le minacce di nuovi dazi negli Stati Uniti, le restrizioni cinesi su terre rare e semiconduttori e i continui cambi di rotta sulle politiche per i veicoli elettrici mettono sotto pressione i costruttori. In questo scenario, le aziende giapponesi rivendicano la forza maturata negli ibridi, una scelta inizialmente prudente che oggi appare più lungimirante, mentre l’elettrico puro rallenta.

Al centro dell’agenda c’è la sicurezza delle risorse, con piani per evitare stop produttivi, ma anche la neutralità carbonica “multi-percorso”, che include elettrico, idrogeno e carburanti alternativi. Non meno cruciali sono la formazione di nuovi talenti, il passaggio al software e la riforma di una fiscalità automobilistica considerata soffocante per la domanda interna.

Sato guarda avanti con pragmatismo. Vuole sfruttare la solidità della catena di fornitura giapponese e il potenziale dell’intelligenza artificiale, senza illusioni nostalgiche. “Restare ancorati al passato non basta più”, è il messaggio condiviso da molti leader del settore. La sfida ora è trasformare un gigante storico in un’industria capace di resistere e competere nel mondo che cambia.

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