Auto a benzina dopo il 2035? L’Europa riapre il dossier: biocarburanti ed e-fuels tornano in gioco
La Commissione Ambiente del Parlamento europeo avvierà entro novembre il percorso di modifica del Regolamento
L’Europa torna a guardare al 2035, una data che ormai pesa come uno spartiacque sul futuro dell’auto. Da lì, secondo le regole oggi in vigore, dovrebbe scattare lo stop alla vendita di nuove auto a benzina e diesel. Una decisione nata per accelerare la transizione verso una mobilità più pulita, ma che oggi non appare più così semplice da applicare senza correzioni.
La commissione Ambiente del Parlamento europeo avvierà entro novembre il percorso di modifica del Regolamento
Il motivo è sotto gli occhi di tutti. L’elettrico cresce, ma non corre alla velocità che Bruxelles immaginava. Molti automobilisti restano prudenti. C’è chi vorrebbe cambiare auto ma si ferma davanti ai prezzi ancora elevati. C’è chi teme di non trovare colonnine sufficienti. C’è chi vive in piccoli centri o percorre tanti chilometri e non si sente ancora tranquillo con autonomia e tempi di ricarica. La rivoluzione è iniziata, ma nella vita reale procede con più fatica di quanto dicano i piani sulla carta.
Per questo la Commissione Ambiente del Parlamento europeo si prepara a riaprire il confronto sul regolamento che riguarda le emissioni di CO2 di auto e furgoni. Non si tratta, almeno per ora, di cancellare gli obiettivi climatici. Il punto è capire se l’Europa possa arrivarci con una strada meno rigida, lasciando spazio a più tecnologie e non soltanto all’elettrico puro.
La novità più importante riguarda i carburanti rinnovabili. La proposta in discussione punta infatti a riconoscere anche i veicoli alimentati esclusivamente con biocarburanti ed e-fuels, cioè combustibili sintetici pensati per ridurre l’impatto ambientale dei motori termici. In pratica, alcune auto con motore a combustione potrebbero restare in vendita anche dopo il 2035, ma solo se alimentate con carburanti sostenibili e non con benzina o diesel tradizionali.
È un passaggio delicato, perché tocca interessi enormi. Da una parte ci sono i sostenitori dell’elettrico, convinti che ogni apertura rischi di rallentare la transizione e confondere i consumatori. Dall’altra ci sono costruttori, fornitori e lavoratori che chiedono una trasformazione più graduale, capace di proteggere competenze costruite in decenni di industria automobilistica europea.
Il tema non riguarda solo le case auto. Riguarda anche chi l’auto la usa ogni giorno: famiglie, pendolari, professionisti, piccoli imprenditori. Per molti di loro il problema non è essere contrari alla mobilità pulita, ma capire quale soluzione sia davvero sostenibile anche dal punto di vista economico e pratico.
Il percorso politico è appena cominciato. La Commissione Ambiente dovrebbe votare la proposta entro novembre. Poi il testo passerà alla plenaria del Parlamento europeo e al confronto con Consiglio e Commissione. Solo allora si capirà se il divieto del 2035 resterà così com’è o se verrà modificato.
Una cosa, però, è già chiara e cioè che il futuro dell’auto europea è ancora aperto. Il traguardo resta la riduzione delle emissioni, ma il modo per arrivarci potrebbe cambiare. Non più una sola strada obbligata, ma un percorso più ampio, fatto di elettrico, carburanti sostenibili e scelte industriali più pragmatiche. Per l’Europa, sarà una delle partite decisive dei prossimi anni.
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