Auto elettriche: sono quasi 85.000 i punti di ricarica in Italia
Crescono anche in autostrada, dove l'86% è di tipo fast

La crescita delle auto elettriche in Italia è sempre piuttosto limitata, almeno in rapporto a quanto avviene nel mercato europeo, ma le infrastrutture stanno aumentando piuttosto rapidamente. Secondo l’ultimo report di Motus-E, sul monitoraggio a fine secondo trimestre 2026, nel nostro Paese ci sono 84.564 punti di ricarica ad uso pubblico installati. Ed oltre il 50% delle aree di servizio dispone di punti di ricarica, per la maggior parte in corrente continua.
“La crescita record della rete di ricarica è un’ottima notizia per l’Italia e per gli italiani e dimostra che il Paese può essere all’altezza di una delle più importanti partite industriali della nostra epoca – commenta il presidente di Motus-E, Fabio Pressi – Ma la rete non può continuare a crescere da sola e non è più rinviabile un’azione decisa per colmare il ritardo italiano nella diffusione dei veicoli elettrici. La priorità è una revisione della fiscalità sulle flotte aziendali”.
I dati italiani al 30 giugno 2026
Il passo avanti, dal punto di vista delle colonnine, è decisamente importante: oltre 6.000 punti di ricarica installati tra aprile e giugno ed una crescita di 17.000 unità negli ultimi 12 mesi. Si tratta di un record assoluto nella crescita delle infrastrutture, grazie anche all’impiego dei fondi PNRR. Inoltre, il 53% dei punti di ricarica installati nell’ultimo anno è ad alta o altissima potenza, potendo così ricaricare le proprie vetture elettriche con una tempistica più rapida.
Dati confortanti anche sulle autostrade italiane. I punti di ricarica raggiungono quota 1.516 unità (rispetto alle 1.159 del giugno 2025 ed alle 963 del giungo 2024), di cui l’86% è di tipo veloce in corrente continua ed il 59% supera i 150 kW di potenza. Attualmente, oltre il 50% delle aree di servizio autostradali dispone di punti di ricarica, nonostante siano ancora abbastanza lenti i bandi per i concessionari rimasti indietro nel processo di infrastrutturazione.
Comandano Milano e la Lombardia
Per quanto riguarda i dati regionali e provinciali, non ci sono grandi novità, rispetto ai rilevamenti precedenti. La classifica delle regioni è sempre dominata dalla Lombardia (18.177 punti, +4.414 negli ultimi 12 mesi), seguita dal Piemonte (9.003 punti, +2.442), Veneto (8.122 punti, +1.946), Lazio (7.864 punti, +722) ed Emilia-Romagna (6.713, +1.431).
Tra le province, invece, Milano si attesta al primo posto per punti di ricarica installati (7.423 punti, +2.819 nei 12 mesi), seguita da Roma (6.109 punti, +465), Torino (4.498 punti, +1.535), Napoli (3.470 punti, +378) e Brescia (2.489 punti, +597). Sono dati che certificano e confermano come sia soprattutto il Nord ad avere la maggior diffusione di infrastrutture.
Su questo tema, è intervenuto il presidente Pressi: “I comuni sono protagonisti indispensabili di questo processo – sono le sue parole – Auspichiamo quindi di poter avviare quanto prima un confronto diretto con i sindaci e con il presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, per definire regole e strumenti omogenei che consentano alla rete di espandersi più rapidamente, di essere adeguatamente tutelata e di offrire agli utenti un servizio sempre più efficiente”.
”Serve la revisione per le flotte”
Se il numero di colonnine di ricarica è aumentato sensibilmente e si va verso una copertura sempre più capillare del territorio italiano, continua ad esserci un forte ritardo per quanto riguarda la diffusione delle vetture elettriche, tra diffidenza, prezzi alti e tradizionalità. Il primo semestre del 2026, infatti, ha visto una quota di mercato di auto a zero emissioni dell’8,4%, secondo i dati Unrae, rispetto ad una media europea del 20%. Nonostante a giugno, nel nostro Paese, ci sia stato il miglior risultato di questi anni, con quasi 15.000 nuove immatricolazioni.
“La priorità è una profonda revisione della fiscalità sulle flotte aziendali – è l’auspicio di Pressi, per velocizzare questo processo in Italia – che potrebbe essere finanziata anche attraverso una parte delle risorse rese disponibili dalla clausola nazionale di salvaguardia prevista da Bruxelles per gli interventi di sicurezza energetica. Le risorse ci sono: dobbiamo utilizzarle al meglio per accompagnare il Paese attraverso una trasformazione industriale già in corso”.
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