Auto usate, i casi più estremi in Italia: chilometri scalati, danni da 275.000 euro e auto passate da 5 paesi
Ecco i casi più estremi rilevati da carVertical
Comprare un’auto usata, oggi, significa spesso cercare il miglior compromesso possibile tra prezzo, stato del veicolo e affidabilità nel tempo. Per molti automobilisti è una scelta naturale, a volte persino necessaria, perché consente di spendere meno e magari di puntare a un modello più interessante rispetto a quanto si riuscirebbe a fare sul mercato del nuovo. Però il mercato delle auto usate, proprio perché offre tante opportunità, richiede anche molta attenzione. Dietro un annuncio convincente, qualche foto ben fatta e un prezzo allettante, infatti, possono nascondersi dettagli che rischiano di trasformare un apparente affare in una vera delusione.
Uno studio di carVertical svela i record nascosti del 2025 tra le auto usate
Quando si pensa ai rischi legati a un’auto di seconda mano, il primo pensiero va quasi sempre al contachilometri manomesso o a qualche difetto meccanico poco evidente. Sono preoccupazioni legittime, perché si tratta di problemi reali e ancora diffusi. Ma non sono gli unici aspetti da considerare. Anche la storia generale del veicolo può dire moltissimo. Un’auto che nel corso degli anni ha cambiato molti proprietari o che è stata immatricolata in più Paesi può infatti avere alle spalle una vicenda più complessa del previsto, e questo può tradursi in incognite che il futuro acquirente farebbe bene a non sottovalutare.
A mettere in evidenza i casi più estremi emersi in Italia nel 2025 è carVertical, società specializzata nella raccolta e nell’analisi dei dati per il settore automotive. Il quadro che emerge dallo studio invita chiaramente alla prudenza. Si parla di vetture “ringiovanite” di centinaia di migliaia di chilometri, auto passate di mano un numero impressionante di volte e modelli con una lunga serie di danni registrati nel corso del tempo. Tutto questo dimostra quanto, nel mercato dell’usato, la verifica della storia del veicolo sia diventata uno strumento essenziale per evitare brutte sorprese.
Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda il numero di Paesi attraversati da alcune vetture nel corso della loro vita. Non è raro che un’auto venga prodotta in uno Stato, venduta in un altro e poi esportata di nuovo negli anni successivi. È una dinamica normale, soprattutto nel mercato europeo. Tuttavia, quando i passaggi si moltiplicano, ricostruire in modo chiaro e completo il passato del veicolo diventa più difficile. Tra i modelli controllati in Italia da carVertical, diversi hanno fatto segnare fino a cinque cambi di Paese. È il caso di BMW Serie 3, Audi A8, BMW Serie 4, Ferrari 456, Smart Fortwo e Porsche 911 Carrera S. Un dato del genere non significa automaticamente che ci sia qualcosa che non va, ma rappresenta comunque un segnale che merita attenzione, perché più una storia è frammentata tra mercati diversi, più aumenta il rischio di perdere informazioni importanti lungo il percorso.
Non meno significativo è il dato relativo ai passaggi di proprietà. L’auto che in Italia ha fatto registrare il numero più alto di proprietari è stata una BMW M4, passata di mano addirittura 26 volte. Seguono una Fiat 500 con 24 proprietari e una Range Rover con 23. Numeri così elevati non certificano da soli la presenza di problemi gravi, ma sono certamente un campanello d’allarme. Un turnover di questo tipo può infatti suggerire difficoltà tecniche mai risolte, costi di gestione elevati oppure difetti che spingono ogni nuovo proprietario a rivendere il veicolo nel giro di poco tempo.
Secondo Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical, un ricambio così frequente non dovrebbe mai essere ignorato. “Quando un’auto cambia proprietario così frequentemente, spesso significa che presenta problemi seri che non vengono risolti. In molti casi il veicolo viene semplicemente rivenduto a un nuovo acquirente invece di essere riparato correttamente. Non è raro che neanche l’attuale proprietario sappia che l’auto ha già attraversato diversi Paesi. Senza una verifica della storia del veicolo, ottenere queste informazioni con altri mezzi è praticamente impossibile”. È una riflessione che rende bene l’idea di quanto sia facile, per chi compra, trovarsi davanti a una storia molto più complicata di quanto lasci immaginare l’annuncio.

Un altro punto delicato riguarda i danni registrati. Nel mercato dell’usato, un’auto che ha subito un incidente non è necessariamente da scartare, perché molto dipende dalla gravità del danno e dalla qualità della riparazione eseguita. Tuttavia, alcuni veicoli accumulano nel tempo un numero davvero elevato di segnalazioni. In Italia, il caso più estremo rilevato da carVertical è stato quello di una Mercedes-Benz Classe SLK, con 20 segnalazioni di danni. Subito dietro compaiono Audi A4 e Porsche Cayenne, entrambe con 18 danni riportati. Va precisato che il numero delle segnalazioni non coincide per forza con il numero degli incidenti, perché più danni possono derivare anche da un unico sinistro. Resta però un indicatore molto utile per capire quanto un’auto sia stata coinvolta in eventi potenzialmente pesanti.
Lo stesso Buzelis lo spiega in modo molto chiaro: “Quando il valore dei danni di un’auto raggiunge decine o addirittura centinaia di migliaia di euro, è meglio evitarla o almeno sottoporla a un’ispezione approfondita presso un centro di assistenza autorizzato. I report sulla storia del veicolo indicano quali parti sono state danneggiate: queste informazioni possono aiutare a chiedere agli specialisti di controllare con maggiore attenzione componenti specifici. In caso contrario, l’acquisto di un’auto del genere può trasformarsi in un incubo, soprattutto quando arriva il momento di rivenderla con una storia ormai compromessa”. È un consiglio molto concreto, soprattutto per chi si avvicina a modelli di fascia alta attratto da prezzi apparentemente convenienti.
Resta poi uno dei temi più noti ma ancora attualissimi: il chilometraggio modificato. Il numero dei chilometri percorsi incide in modo diretto sull’attrattiva di un’auto usata. In linea generale, più il chilometraggio è basso, più il veicolo appare interessante sul mercato. Ed è proprio per questo che la manipolazione del contachilometri continua a essere una pratica così diffusa. Tra tutte le auto controllate da carVertical in Italia nel 2025, il caso più eclatante è stato quello di una Mercedes-Benz Classe R, con una media di 358.000 chilometri ridotti. Seguono una BMW Serie 7 con 356.000 chilometri alterati e una Mercedes-Benz Classe C con 286.000.
La frode sul chilometraggio colpisce in modo particolare chi acquista auto più costose, perché in questi casi il rischio è di pagare anche decine di migliaia di euro in più rispetto al valore reale del veicolo. E secondo Buzelis esiste un aspetto che rende il fenomeno ancora più insidioso: “Il chilometraggio falsificato è spesso una caratteristica dei veicoli importati dall’estero. Poiché molti Paesi non condividono i dati relativi ai veicoli, le informazioni storiche restano nei database del Paese di origine e non sono accessibili alle istituzioni del nuovo Paese di immatricolazione. Questa situazione potrebbe cambiare permettendo agli acquirenti di accedere alla storia completa di un veicolo senza restrizioni, riducendo così il rischio di frodi”.
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