Autovelox, ora l’Italia ha il suo primo osservatorio: focus su regole, multe e sicurezza
Il nuovo osservatorio trimestrale analizza diffusione degli autovelox, censimento MIT, omologazioni e sicurezza stradale
Nasce anche in Italia il primo Osservatorio Autovelox, pensato per fare chiarezza su un tema che riguarda da vicino milioni di automobilisti. Non si tratta solo di contare quanti dispositivi siano presenti lungo le strade, ma di capire dove si trovano, quali siano regolari, quale impatto abbiano sulla sicurezza e quanto pesino le sanzioni per chi guida.
Il nuovo Osservatorio nasce per fornire un quadro aggiornato e trasparente sugli autovelox
in Italia
Il progetto arriva in una fase in cui il tema degli autovelox è tornato al centro del dibattito pubblico. Nuove regole, censimento nazionale, controlli su omologazione e taratura hanno reso il quadro più complesso. Per questo uno strumento capace di raccogliere e aggiornare i dati può diventare utile sia per gli automobilisti sia per gli enti che gestiscono le strade.
L’Osservatorio Coyote, già attivo in Francia e Spagna, sarà aggiornato ogni tre mesi e seguirà tre filoni principali. Il primo riguarda le norme, con attenzione all’articolo 142 del Codice della Strada, alla riforma del 2025 e al censimento avviato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il secondo riguarda la distribuzione degli autovelox sul territorio. Il terzo, invece, guarda alla sicurezza stradale, analizzando incidenti, mortalità e possibile effetto dei controlli sulla prevenzione.
Il 2025 ha segnato un passaggio importante. Il MIT ha infatti avviato un censimento nazionale obbligatorio, chiedendo a Comuni, Province e concessionari di registrare ogni dispositivo con dati tecnici, omologazioni e verifiche di taratura. L’obiettivo è distinguere con maggiore precisione gli apparecchi pienamente conformi da quelli che devono ancora essere regolarizzati.
Le prime rilevazioni hanno però fatto emergere una differenza evidente tra le stime diffuse negli anni dagli operatori privati e i numeri ufficiali. Piattaforme di navigazione e servizi specializzati hanno indicato per molto tempo oltre 16.000 punti di controllo della velocità in Italia. Il primo censimento del Ministero, invece, ha raccolto circa 3.625 dispositivi dichiarati dagli enti locali, con poco più di 1.000 apparecchi subito compatibili con i nuovi requisiti tecnici.
La distanza tra questi numeri dipende anche dal metodo utilizzato. L’Osservatorio Coyote considera nella propria banca dati anche dispositivi temporaneamente inattivi o non ancora conformi, se risultano fisicamente presenti sulle strade e potenzialmente riattivabili dopo le procedure di regolarizzazione. In questo modo, il monitoraggio prova a raccontare non solo la fotografia burocratica del momento, ma anche la reale presenza degli strumenti di controllo sul territorio.
Il nuovo osservatorio nasce quindi per aiutare a leggere un settore spesso difficile da interpretare, dove sicurezza, multe, regole e trasparenza si incrociano continuamente. Il punto centrale resta uno: gli autovelox devono essere strumenti utili a ridurre la velocità e a rendere le strade più sicure, non soltanto un tema di sanzioni.
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