Car sharing in crisi? Matteo Forte (Switch): “Il settore si è evoluto, servono nuovi strumenti”
Secondo il founder e CEO della startup italiana senza dati integrati, AI e algoritmi le flotte non sono più sostenibili
Il car sharing sta vivendo una fase di crisi, da come si evince dai recenti dati che descrivono un settore in forte contrazione: negli ultimi cinque anni, il numero dei noleggi in Italia si è più che dimezzato, scendendo da 10 milioni del 2019 a circa 4,2 milioni del 2024, con molte città che hanno visto ridursi o scomparire del tutto servizi un tempo centrali per la mobilità urbana.
Tuttavia più che di fallimento del modello “car sharing”, quella in atto è un’evoluzione del settore che richiede strumenti nuovi: AI, algoritmi predittivi, ottimizzazione operativa continua. Di questo ne è convito Matteo Forte, fondatore e CEO di Switch, startup italiana che sviluppa piattaforme AI per ottimizzare la gestione di flotte nella mobilità urbana e logistica, e che lavora con operatori di mobilità condivisa in diversi Paesi, elaborando oltre 10 milioni di corse.
Sottolineando come il gap tra la domanda crescente (+20%) e l’offerta calante (-17%) sia da ricercare nella maggiore complessità di gestire flotte profittevoli rispetto a qualche anno fa, Forte fornisce il suo punto di vista sull’evoluzione del car sharing: “Leggo i titoli: ‘crisi nera del car sharing’, ‘modello di business fallimentare’, ‘promessa infranta’. E sì, i numeri raccontano una storia difficile: dai 10 milioni di noleggi del 2019 ai 4,2 milioni del 2024, flotte dimezzate, operatori che si ritirano dalle città”.
Il car sharing si è evoluto, servono strumenti diversi
“Ma c’è un dettaglio che cambia tutto: la domanda di mobilità condivisa – afferma il CEO di Switch – continua a crescere a doppia cifra (+20% il comparto), ma nel car sharing si scontra con un muro: l’offerta di auto si è contratta del 17%. C’è un disallineamento evidente: gli utenti cercano questo tipo di servizio, ma le flotte si riducono. Il problema è che gestire un’operazione di car sharing profittevole è molto più complesso di quanto sembrasse all’inizio.
E questo non è colpa di nessuno. Semplicemente, il settore si è evoluto. Quello che funzionava cinque anni fa, mettere auto in strada e aspettare che gli utenti le prendessero, oggi non basta più. I margini si sono assottigliati, la concorrenza è aumentata, i costi operativi sono esplosi. Servono strumenti diversi.
Gli operatori che oggi prosperano hanno capito una cosa fondamentale: ogni decisione operativa può fare la differenza tra profitto e perdita. Dove posizionare i veicoli domani mattina. Quando programmare la manutenzione. Come bilanciare la flotta tra zone diverse. Come prevedere i picchi di domanda. Non sono più scelte che si possono fare “a sensazione”, richiedono dati, algoritmi, ottimizzazione continua. Non a caso, ci sono in Europa operatori come GreenMobility che oggi gestiscono questo business con successo, usando tecnologia e intelligenza artificiale per prendere decisioni più informate, più rapide, più precise e modelli operativi snelli e molto efficaci”.
La specificità italiane che rendono tutto molto più complicato
Focalizzando l’attenzione sul settore in Italia Forte aggiunge: “Fare questo mestiere in Italia è ancora più difficile. Il nostro Paese ha delle specificità che non puoi ignorare: i costi assicurativi sono alle stelle, il vandalismo è diffuso e alcuni centri sono un incubo logistico. Qui il margine di errore è zero. Qui ancora più che altrove è finita l’epoca del ‘mettiamo le auto in strada e vediamo che succede’. Oggi, se vuoi sopravvivere, devi gestire la flotta come un’azienda tech: servono dati, algoritmi, precisione chirurgica nel capire dove servono i mezzi prima ancora che il cliente la cerchi. Chi non si adatta a questa complessità chiude, ma chi lo capisce ha davanti una grande opportunità di mercato”.
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