Diesel: l’Italia è il paese più caro in Europa
Tra accise e IVA, in Italia le imposte rappresentano oggi il 59% del costo complessivo del gasolio
Il 2026 è iniziato parecchio male per quegli utenti italiani che possiedono un’auto a gasolio: con l’allineamento delle accise a quelle della benzina, l’Italia diventa nazione “maglia nera” per il prezzo del diesel. Il nuovo anno si è aperto con una sorpresa poco gradita per milioni di automobilisti italiani. Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore l’allineamento delle accise sul gasolio a quelle della benzina, una misura che ha avuto un impatto immediato sui prezzi alla pompa. Il risultato è un aumento di 4,05 centesimi di euro al litro per il diesel, che rende l’Italia il Paese europeo con il gasolio più caro in assoluto.
Tra accise e IVA, in Italia le imposte rappresentano oggi il 59% del costo complessivo del diesel
A pesare in modo determinante sul prezzo finale non è tanto la materia prima, quanto il carico fiscale. Tra accise e IVA, in Italia le imposte rappresentano oggi il 59% del costo complessivo del gasolio. Tradotto in cifre, su un prezzo medio di 1,644 euro al litro, ben 0,969 euro finiscono direttamente nelle casse dello Stato, secondo le elaborazioni di Facile.it.
Il confronto con il resto d’Europa è impietoso. In Slovenia la quota fiscale si ferma al 58%, mentre in Francia, Belgio e Irlanda non supera il 55%. In Germania le tasse incidono per il 54%, e in Paesi come Svezia e Spagna il peso scende addirittura sotto il 45%. Un divario che si riflette chiaramente nei costi di utilizzo dell’auto.
Sempre secondo Facile.it, con la fiscalità attuale un automobilista italiano spende circa 533 euro di sole tasse e accise per percorrere 10.000 chilometri con un’auto diesel. In Germania la stessa percorrenza costa 494 euro, in Francia 480 euro, mentre in Spagna l’esborso si riduce a 341 euro, circa il 36% in meno rispetto all’Italia.
L’unico lato positivo della riforma è lo spostamento dei 4,05 centesimi di accise dalla benzina al gasolio, che rende oggi i modelli a benzina leggermente più convenienti. Un sollievo, però, che lascia completamente scoperti i proprietari di vetture diesel, sempre più penalizzati da una fiscalità record.
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