Elezioni in Germania, De Rosa (SMET): “il segnale sul Green Deal che l’Europa non può ignorare”
Il risultato delle elezioni regionali tedesche e il riconoscimento, da parte del cancelliere Friedrich Merz, della sconfitta più grave degli ultimi decenni per la CDU diventano lo spunto per una riflessione di Domenico De Rosa, CEO di SMET, gruppo attivo nella logistica automotive, pubblicata su LinkedIn. Al centro dell’analisi non c’è la dinamica politica tedesca, ma le conseguenze economiche e industriali delle politiche ambientali europee.
Il monito di Merz sul Green Deal
De Rosa richiama un passaggio che, a suo giudizio, precede e spiega il risultato elettorale: le parole pronunciate da Merz davanti al Bundestag, secondo cui una politica climatica capace di mettere a rischio la base industriale e la prosperità del Paese “perde il consenso della popolazione e, alla fine, porta anche al fallimento politico”. Per il manager, non è la battaglia tra i partiti tedeschi a contare, ma il fatto che “nel cuore industriale d’Europa si stia finalmente riconoscendo un problema che il mondo produttivo denuncia da anni”.
Un problema di competitività, non di schieramenti
Secondo De Rosa, le politiche ambientali europee, quando si sono trasformate “in un’impostazione ideologica fatta di divieti, scadenze rigide e scelte tecnologiche decise a tavolino”, hanno inciso pesantemente sulla competitività dell’industria del continente. Il manager precisa di condividere l’obiettivo alla base del Green Deal, ridurre le emissioni e rendere l’economia più sostenibile, ma osserva che “un obiettivo corretto può essere perseguito con strumenti sbagliati”. Automotive, energia, manifattura e trasporti, sostiene, stanno pagando il prezzo di una transizione che “troppo spesso ha imposto costi prima di creare alternative economicamente sostenibili”. De Rosa richiama anche la richiesta dello stesso Merz di maggiore neutralità tecnologica e flessibilità nella regolazione europea dell’automotive, affinché clima, mercato, imprese e occupazione “siano tenuti insieme”.
Il rischio del tempo perduto
Per De Rosa il vero nodo è ormai il tempo a disposizione: se l’Europa non cambia rapidamente direzione, alcuni danni rischiano di diventare difficilmente reversibili. “Una fabbrica che chiude non si riapre con un regolamento europeo. Una filiera che si trasferisce fuori dall’Europa non torna perché abbiamo modificato una scadenza. Una competenza industriale perduta richiede anni per essere ricostruita”, scrive il manager, che non chiede di abbandonare la transizione ambientale ma di renderla “industrialmente sostenibile, tecnologicamente neutrale e compatibile con la capacità delle nostre imprese di competere”.
Conclude De Rosa: quando anche il cancelliere della principale potenza industriale europea riconosce pubblicamente che una politica climatica capace di indebolire l’industria finisce per perdere anche il consenso dei cittadini, “ignorare il segnale sarebbe un errore ancora più grave”. Per il manager, l’Europa non ha bisogno di abbandonare i propri obiettivi, ma di cambiare con urgenza il modo in cui prova a raggiungerli.
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