Guerra in Iran: il diesel già vola, anche la benzina destinata a salire

Il timore è un rincaro fino 30-40 centesimi al litro

Guerra in Iran: il diesel già vola, anche la benzina destinata a salire

L’avvio della guerra in Iran rischia di portare conseguenze particolarmente importanti nei portafogli degli italiani, in particolare quelli degli automobilisti. Un po’ come era accaduto con l’avvio del conflitto in Ucraina quattro anni fa, c’è l’ipotesi di un’impennata dei prezzi dei carburanti e dell’energia, portando così un costo maggiore ai distributori ed anche alle colonnine per i modelli elettrici. Il diesel ha già toccato in Italia il livello più alto da oltre un anno.

La situazione

Il punto chiave è lo Stretto di Hormuz. Si tratta di un lembo di mare, di circa una quarantina di chilometri tra gli Emirati Arabi e l’Iran, dove passa circa il 20% del petrolio mondiale. Il paese attaccato da USA e Israele ha chiuso lo stretto, bloccando così il transito a numerose petroliere e navi di gas liquefatto. Intanto, le grandi compagnie di navigazione hanno ordinato alle proprie navi di dirigersi verso porti sicuri, sospendendo anche le prenotazioni per la regione.

Una situazione destinata a diventare sempre più complessa, con il passare dei giorni, nonostante l’OPEC+ (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) abbia deciso di aumentare la produzione del petrolio di 206mila barili al giorno, nell’incontro avuto nella giornata di ieri. Tuttavia, questa decisione potrebbe non bastare per evitare una corsa al rialzo del prezzo del greggio e, di conseguenza, anche quello dei costi dei carburanti ai distributori.

I prezzi di petrolio e gas

Gli effetti della guerra in Iran, iniziata sabato mattina, si sono già visti nelle quotazioni odierne dei prodotti petroliferi. Infatti, il Brent è salito di quasi il 10% ed è stato scambiato a 78,80 dollari, arrivando ai livelli più alti dal luglio 2024, con una tendenza ancora in crescita.

Lo stesso vale per il prezzo del gas, andato oltre i 40 euro al megawattora, ai massimi da febbraio 2025. Il rialzo nelle ultime ore è stato del 25%. Uno scenario, dunque, molto preoccupante, visto che il conflitto appare solo all’inizio e potrebbe protrarsi per settimane, se non oltre.

I prezzi dei carburanti del 2 marzo 2026

Ora veniamo a quello che tocca maggiormente le tasche degli automobilisti italiani, il prezzo dei carburanti ai nostri distributori. È già iniziata la corsa al rialzo, a partire dal diesel. Oggi la quotazione al self service è di 1,728 euro al litro, si tratta del livello più alto dal 28 febbraio 2025, cioè da oltre un anno. Anche il servito, ovviamente, ne ha pagato le conseguenze ed è salito a 1,865 euro al litro, con un prezzo in autostrada già ben oltre i 2 euro/litro.

Meno critica, ma solo per il momento, la situazione sulla benzina verde. C’è stato un aumento, ma piuttosto limitato: secondo la consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, oggi è quotata 1,673 euro al litro al self e a 1,813 euro al litro al servito, anche in questo caso oltre i 2 euro/litro in autostrada. Per quanto riguarda i carburanti alternativi: Gpl servito a 0,690 euro/litro, metano servito a 1,404 euro/kg, mentre il Gnl ha una quotazione odierna pari a 1,232 euro/kg.

Le previsioni per il prossimo futuro

Rischiano, tuttavia, di essere aggiornati giorno dopo giorno i record di prezzi ai nostri distributori. Secondo quanto affermato da Staffetta Quotidiana, infatti, questi primi aumenti sono “solo l’inizio”, perché non tengono conto delle quotazioni petrolifere di questa mattina dopo l’attacco all’Iran, quindi “gli effetti sui prezzi alla pompa si vedranno a partire da domani”.

Per alcune stime, se la guerra dovesse protrarsi molto nel tempo, con la chiusura di Hormuz per tutto il periodo, il prezzo dei carburanti potrebbe crescere anche di 30-40 centesimi al litro, nel corso delle prossime settimane. Andando, dunque, ad avvicinarsi o a superare quella quota di 2 euro al litro, vista nel 2022, quando poi l’allora Governo decise per un taglio delle accise, per contrastare gli effetti dei rialzi, avuti con lo scoppio della guerra in Ucraina.

La speranza del mondo dell’auto e dei trasporti, non certo solamente e principalmente legata ai prezzi dei carburanti, è che si possa trattare di un conflitto lampo, chiuso in pochi giorni o, al massimo, poche settimane, potendo così contenere gli effetti sulle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e di quelle dell’energia, non facendo così impennare i costi come quattro anni fa, i cui effetti sono ancora visibili sulle bollette e alle pompe di benzina.

(foto di Engin Akyurt da Pixabay)

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