Il Gruppo Renault presenta il piano per i prossimi 5 anni: 36 nuovi modelli entro il 2030
Il CEO François Provost ha svelato il piano “futuREady”
Renault archivia la stagione della sola rincorsa all’elettrico puro e apre una nuova fase industriale fondata su pragmatismo, innovazione e presenza globale. A nove mesi dal suo insediamento alla guida del gruppo, il CEO François Provost ha presentato nella capitale francese “futuREady”, il piano strategico che raccoglie l’eredità della “Renaulution” e la proietta nei prossimi cinque anni. Il messaggio è netto: la transizione energetica continua, ma senza dogmi. L’ibrido resta centrale, la tecnologia E-Tech sarà ulteriormente sviluppata e il futuro del costruttore francese passerà attraverso una gamma molto ampia, articolata e capace di rispondere alle diverse esigenze dei mercati.
Renault: François Provost ha svelato il piano “futuREady”
Il dato più forte del piano è l’annuncio di 36 nuovi modelli entro il 2030. Di questi, 22 arriveranno in Europa, con 16 proposte elettriche, mentre altri 14 saranno destinati ai mercati internazionali. Una strategia che fotografa bene l’ambizione del gruppo Renault: consolidare il proprio peso nel Vecchio Continente, ma soprattutto rafforzare la proiezione fuori dai confini europei, fino a raggiungere una presenza sul 55% del mercato globale. L’obiettivo commerciale è altrettanto ambizioso: superare i due milioni di veicoli venduti all’anno entro la fine del decennio, con circa la metà delle consegne realizzate fuori dall’Europa.
Provost ha impostato il piano su alcuni target finanziari precisi, che dovranno misurare l’efficacia della nuova fase. Nel medio termine Renault punta a generare un margine operativo compreso tra il 5% e il 7% del fatturato e un flusso di cassa libero Automotive pari o superiore a 1,5 miliardi di euro l’anno in media. Numeri che confermano come “futuREady” non sia soltanto una piattaforma di prodotto, ma un disegno complessivo che intreccia redditività, innovazione e posizionamento internazionale.
Al centro della strategia c’è una convinzione che segna una discontinuità rispetto a molte narrazioni degli ultimi anni: non ci sarà uno stop immediato ai motori ibridi. Anzi, Renault rivendica apertamente la scelta di proseguire nello sviluppo della tecnologia E-Tech anche oltre il 2030. È una presa di posizione che pesa nel dibattito dell’industria europea, perché certifica il superamento dell’idea del “tutto elettrico” come unica risposta. Per il gruppo francese, la mobilità dei prossimi anni sarà invece plurale, con soluzioni differenti a seconda delle infrastrutture disponibili, del livello di maturità dei mercati e della sostenibilità economica per i clienti.
Sul fronte dell’elettrico, tuttavia, Renault alza l’asticella. Il gruppo farà leva sulla nuova piattaforma RGEV medium 2.0, architettura destinata alle future generazioni di veicoli del segmento C, una fascia che secondo l’azienda potrà rappresentare circa un terzo delle vendite. La nuova base tecnica è pensata per adattarsi a berline, Suv e monovolume, con una flessibilità che dovrà accelerare lo sviluppo dei modelli e abbatterne i costi. L’obiettivo dichiarato è ridurre del 40% il costo dei veicoli elettrici rispetto all’attuale generazione, comprimendo allo stesso tempo a due anni il ciclo di sviluppo.
Le caratteristiche tecniche annunciate puntano a collocare Renault nella fascia alta del mercato per efficienza e competitività. La piattaforma sarà dotata di architettura a 800 Volt e, se le infrastrutture di ricarica lo consentiranno, entro il 2030 promette tempi di rifornimento fino a 10 minuti. L’autonomia prevista raggiungerà i 750 chilometri nel ciclo WLTP per la versione elettrica pura, mentre la configurazione Range Extender EV potrà arrivare fino a 1.400 chilometri, con emissioni inferiori a 25 grammi di CO2 per chilometro. Il sistema sarà inoltre compatibile con diverse tipologie di batterie, comprese soluzioni ad alta densità energetica e altre pensate per i modelli più compatti.
Per i segmenti d’ingresso, Renault continuerà invece a utilizzare architetture elettriche più tradizionali, a conferma di una logica industriale calibrata per fasce di mercato. A ciò si aggiunge lo sviluppo di una nuova generazione di motori elettrici privi di terre rare, scelta che risponde sia all’esigenza di ridurre la dipendenza da materiali critici sia a quella di contenere i costi della catena produttiva.
“futuREady” si muove poi su quattro direttrici tecnologiche principali: elettrificazione, software, piattaforme e digitalizzazione. Il capitolo software è destinato ad avere un peso crescente, con l’introduzione di un’architettura elettronica centralizzata di tipo Software Defined Vehicle. Renault stima che il 90% delle funzionalità potrà essere aggiornato over the air, rendendo l’auto sempre più simile a un dispositivo in evoluzione continua. In questo contesto nascerà anche il primo carOS del gruppo, sviluppato con Google e basato su Android. Il passo successivo sarà un’architettura fondata sull’intelligenza artificiale, destinata a governare infotainment, Adas e telaio, aprendo la strada alla vettura intelligente.
Un altro capitolo riguarda la qualità. Il gruppo intende rafforzare i controlli automatici lungo la catena produttiva, con l’obiettivo di ridurre gli incidenti nel primo anno di utilizzo e abbassare nel medio periodo il numero di reclami da parte dei clienti. È un segnale preciso: la competitività non si giocherà soltanto su autonomia, software o design, ma anche sulla capacità di offrire affidabilità e di preservare il valore del marchio.
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