Mercato dei veicoli commerciali leggeri, febbraio 2026 chiude a -0,1%

Le immatricolazioni si sono fermate a quota 15.287 unità, appena 22 in meno rispetto allo scorso anno

Mercato dei veicoli commerciali leggeri, febbraio 2026 chiude a -0,1%

Dopo tre mesi consecutivi in territorio negativo, il mercato dei veicoli commerciali leggeri in Italia prova a ritrovare un minimo di equilibrio. I dati di febbraio 2026 raccontano infatti di una situazione quasi immobile: le immatricolazioni si fermano a 15.287 unità, appena 22 in meno rispetto alle 15.309 dello stesso mese del 2025. In termini percentuali, il risultato si traduce in un -0,1%, un dato che di fatto segna una sostanziale stabilità.

Dopo tre mesi consecutivi di calo il mercato dei veicoli commerciali leggeri torna alla stabilità

Non si può ancora parlare di vera ripresa, ma certamente il rallentamento della discesa rappresenta un segnale da osservare con attenzione. Anche perché il confronto avviene con un febbraio 2025 che, a sua volta, aveva chiuso con una pesante contrazione del 15,3%. Questo significa che il comparto continua a muoversi in uno scenario fragile, dove ogni piccolo recupero va letto con prudenza.

A dare una mano al mercato, anche in questo caso, è stato il noleggio a breve termine. Proprio come già accaduto nel settore delle autovetture, questa formula ha contribuito in maniera positiva al risultato del mese, contenendo una flessione che altrimenti sarebbe stata più marcata. Senza il sostegno del noleggio a breve, infatti, febbraio avrebbe fatto registrare un calo del 3,5%. Un dettaglio importante, perché mostra come la domanda “tradizionale” resti ancora debole e come la stabilità odierna sia frutto anche di dinamiche particolari, più che di una reale accelerazione del mercato.

Lo sguardo ai primi due mesi dell’anno conferma questa lettura. Tra gennaio e febbraio 2026, il totale delle immatricolazioni raggiunge quota 29.563 unità, contro le 30.379 dello stesso periodo del 2025. Il saldo è quindi negativo del 2,7%. Anche in questo caso il dato appare meno severo rispetto ai mesi più difficili, ma continua a riflettere un contesto economico che resta segnato da incertezza, prudenza negli investimenti e attenzione crescente ai costi da parte delle imprese.

Il mercato dei veicoli commerciali leggeri, del resto, è uno dei più sensibili all’andamento dell’economia reale. È il comparto che accompagna la logistica urbana, le consegne, l’artigianato, i servizi, le piccole e medie imprese. Quando il contesto rallenta o diventa instabile, la sostituzione dei mezzi viene spesso rinviata o gestita con maggiore cautela. Ed è proprio ciò che sembra emergere in questa prima parte del 2026.

Una possibile spinta potrebbe arrivare dagli incentivi annunciati dal MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Per ora, però, manca ancora l’ufficializzazione dello schema operativo, e questo rende difficile immaginare effetti concreti nell’immediato. I tempi tecnici per l’attivazione della misura rischiano di allungare l’attesa, tanto che l’impatto reale sulle immatricolazioni viene stimato solo a partire dall’ultimo quadrimestre dell’anno.

Per questo motivo, le previsioni sul 2026 restano improntate alla cautela. La stima per l’intero anno parla di 187.000 immatricolazioni, contro le 189.000 registrate nel 2025. Sarebbe quindi una lieve flessione, pari all’1,1%, che confermerebbe un mercato sì stabile, ma ancora lontano da un ritorno a una crescita solida e strutturale.

Più complessa, invece, la situazione sul fronte dell’elettrificazione. A febbraio i veicoli elettrici puri rappresentano il 2,7% del mercato. Si tratta di un piccolo miglioramento rispetto al 2,4% di gennaio, ma anche di un arretramento rispetto al 3,1% dello stesso mese del 2025. Un segnale che, secondo gli operatori del settore, conferma l’esaurimento della domanda spinta dagli incentivi erogati con le risorse del MASE.

Una volta terminato quell’effetto di sostegno, il mercato è tornato a scontrarsi con i limiti strutturali che frenano la diffusione dei veicoli commerciali elettrici. Non basta infatti il contributo all’acquisto per accelerare davvero la transizione, soprattutto in un comparto dove autonomia, tempi di ricarica, organizzazione del lavoro e costi energetici incidono in modo diretto sulla produttività quotidiana delle aziende.

A ribadirlo è Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE, che torna a sottolineare come gli incentivi siano solo una parte della soluzione. Accanto a questi, secondo l’associazione, servono misure concrete in grado di accompagnare davvero il cambiamento. Tra le priorità indicate ci sono il rafforzamento delle infrastrutture di ricarica dedicate a questa tipologia di veicoli, l’introduzione di un credito d’imposta del 50% per gli investimenti privati in colonnine fast oltre i 70 kW nel triennio 2026-2028 e, soprattutto, un intervento sui costi dell’energia per la ricarica, oggi resi ancora più pesanti dal quadro geopolitico internazionale.

Mercato dei veicoli commerciali leggeri, febbraio 2026 chiude a -0,1%

Anche sul fronte europeo il settore chiede un approccio più mirato. In vista della revisione dei Regolamenti sulle emissioni di CO2, UNRAE ritiene che i veicoli commerciali leggeri debbano essere trattati in modo distinto rispetto alle autovetture, con obiettivi specifici e scadenze calibrate sulle reali esigenze del comparto.

Nel frattempo, il dibattito si arricchisce con l’“Industrial Accelerator Act” presentato dalla Commissione Europea il 4 marzo. La proposta introduce, per i veicoli leggeri elettrici, ibridi plug-in e a idrogeno, una quota minima di contenuto europeo per accedere a incentivi e appalti pubblici. In pratica, i veicoli agevolati dovrebbero essere assemblati nell’Unione Europea e contenere almeno il 70% di componenti di origine europea, escludendo le batterie.

Su questo punto UNRAE esprime perplessità. L’associazione teme che una misura di questo tipo possa penalizzare sia le imprese sia i clienti finali, limitando la competitività del settore. Secondo Pietrantonio, la forza dell’industria europea dovrebbe basarsi su innovazione, capacità industriale e investimenti strategici, più che su meccanismi di stampo protezionistico.

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