Multe stradali: stop alle sanzioni con le telecamere di sorveglianza
Possono essere utilizzate solo per reati penali

Le telecamere di videosorveglianza non possono più essere utilizzate dai Comuni per verificare eventuali sanzioni del Codice della Strada e poi emettere delle multe. Lo ha stabilito il Garante della Privacy, dopo un caso di incidente stradale a Reggio Calabria. Infatti, le videocamere possono essere utilizzate solamente in caso di reati penali, ma non amministrativi, come appunto sono le multe stradali. Un chiarimento importante sui limiti di utilizzo di questi apparati.
Il caso di Reggio Calabria
La decisione del Garante della Privacy è dello scorso 14 maggio, legato come dicevamo ad un caso avvenuto a Reggio Calabria. Il comune calabrese aveva utilizzato una telecamera di sorveglianza per ricostruire la dinamica di un incidente stradale, individuare le responsabilità dei conducenti e constatare una violazione del Codice della Strada, per poi trasmettere il filmato alla Motorizzazione civile per eventuali revisioni sulla patente del conducente ritenuto responsabile.
Il Garante ha dato parere negativo su questo utilizzo delle videocamere, sostenendo che non c’era alcuna base giuridica e sono stati così violati i principi di liceità, correttezza, trasparenza e limitazione della finalità. Inoltre, non c’era stata alcuna denuncia da parte del conducente ferito, che aveva riportato un danno con prognosi di 10 giorni, e non c’erano quindi presenti elementi penali da accertare. Anche la condivisione del video con la Motorizzazione è stata bocciata.
L’utilizzo delle videocamere di sorveglianza
Le videocamere, tuttavia, possono essere utilizzate in alcuni casi, anche in caso di incidente stradale. Nel caso in cui sono presenti dei reati, connessi all’incidente. Come, ad esempio, potrebbe essere un’omissione di soccorso o un furto dopo lo schianto. La distinzione è legata all’ambito amministrativo e penale: nel primo caso la videosorveglianza non può essere utilizzata, mentre nel secondo caso sì. Anche successivamente per sanzionare e punire il colpevole.
Entrando più nel dettaglio, l’utilizzo delle videocamere di sorveglianza è sottoposto ad uno dei principi fondamentali del GDPR (General Data Protection Regulation, Regolamento UE 2016/679), cioè la normativa europea che disciplina la protezione ed il trattamento dei dati personali, quello legato alla limitazione della finalità. Le telecamere sono autorizzate per prevenire reati, contrastare fenomeni di criminalità diffusa e tutelare la sicurezza pubblica. Di conseguenza, non possono essere utilizzate per finalità diverse, anche se non c’è una norma specifica che lo vieta.
Il GDPR
Il GDPR, acronimo di General Data Protection Regulation, è il Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Unione europea. Entrato in applicazione il 25 maggio 2018, stabilisce le regole per raccogliere, usare, conservare e proteggere i dati personali delle persone fisiche. Si applica non solo a imprese, enti pubblici e associazioni con sede nell’UE, ma anche a organizzazioni esterne che offrano beni o servizi a cittadini europei o ne monitorino il comportamento.
Per dato personale si intende qualsiasi informazione che possa identificare, direttamente o indirettamente, una persona: nome, indirizzo email, numero di telefono, dati di geolocalizzazione, identificativi online e, in alcuni casi, immagini o registrazioni vocali. Il regolamento riserva tutele ancora più rigorose ai cosiddetti dati “particolari”, come quelli sanitari, biometrici, genetici, politici o religiosi.
Il principio centrale del GDPR è che il trattamento dei dati debba essere lecito, corretto e trasparente. Chi raccoglie informazioni deve spiegare con chiarezza quali dati utilizza, per quale finalità, per quanto tempo e con quali eventuali destinatari li condividerà. Il consenso dell’interessato è una delle basi giuridiche possibili, ma non l’unica: il trattamento può essere necessario anche per eseguire un contratto, rispettare un obbligo di legge o tutelare un interesse legittimo.
Nella pratica, aziende e amministrazioni devono adottare misure organizzative e tecniche adeguate: informative privacy comprensibili, procedure per gestire richieste degli utenti, sistemi di sicurezza contro accessi non autorizzati e regole interne per limitare la raccolta dei dati allo stretto necessario. In caso di violazione dei dati, il titolare deve valutare il rischio e, quando necessario, notificare l’autorità di controllo entro 72 ore.
Il GDPR riconosce inoltre diversi diritti: accesso ai propri dati, rettifica, cancellazione, limitazione del trattamento, portabilità e opposizione. In Italia, il controllo sull’applicazione della normativa è affidato al Garante per la protezione dei dati personali, cioè il Garante della Privacy.
Seguici qui






