Prezzi benzina: il petrolio sale, si riduce l’effetto riduzione accise
Allarme Codacons: "In pochi giorni si vanificherà del tutto"
La scorsa settimana il Governo ha varato il decreto per ridurre le accise sui carburanti, di circa 25 centesimi al litro (IVA compresa), per allentare l’effetto dei pesanti rincari dell’ultimo mese, da quando è scoppiata la guerra in Medio Oriente. Ma la situazione in Iran è sempre più tesa, tra minacce da una parte e dall’altra degli attori del conflitto, ed il prezzo del petrolio e dei prodotti petroliferi sta continuando a salire, riducendo così l’effetto del provvedimento.
“Il calo dei prezzi avvenuto col contagocce e durato tre giorni – afferma il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona – è terminato e i prezzi sono tornati a salire ovunque”. Parole simili sono arrivate anche dal Codacons, con un nuovo allarme: “Un andamento al rialzo, che rosicchia giorno dopo giorno lo sconto sulle accise, determinando un mancato risparmio da 5,85 euro su un pieno di gasolio, e che di questo passo entro pochi giorni vanificherà del tutto la riduzione della tassazione che durerà solo per un periodo di 20 giorni”.
Cosa sta accadendo ai distributori
La riduzione delle accise è stata varata mercoledì scorso, ma si è dovuto attendere per vederne l’effetto sui prezzi. I distributori hanno recepito questo ‘sconto’ con differenti tempistiche. Alcuni già giovedì mattina avevano ridotto i prezzi, altri hanno impiegato alcuni giorni per farlo ed alcuni ancora oggi hanno un prezzo decisamente superiore ad altri.
Il motivo? I distributori decidono il prezzo sulla base di quanto hanno pagato il carburante che vendono, di solito applicando un profitto di circa 3 centesimi al litro. Non hanno abbassato il prezzo fino a quando non hanno distribuito il carburante pagato con le accise ridotte. Poi non è comunque mancata un po’ di speculazione e, su questo, il Governo ha annunciato una serie di controlli della Guardia di Finanza nei confronti degli impianti che non si sono adeguati.
I rincari, secondo il Codacons, “non dipendono dalla mancata applicazione del taglio delle accise, dal momento che solo il 2,7% degli impianti non aveva adeguato i prezzi allo sconto disposto dal governo, ma sono causati dalla crescita del prezzo industriale dei carburanti, che prosegue inesorabile, e dalle forti anomalie che permangono a livello regionale”.
I prezzi di lunedì 23 marzo 2026
Visti i rincari degli ultimi giorni del petrolio e dei prodotti petroliferi, rispetto ai prezzi medi praticati prima del varo del decreto del Governo, il gasolio alla pompa scende solo di 12,7 centesimi di euro, a fronte di un taglio delle accise di 24,4 centesimi, e la benzina cala di 15 centesimi. E, nel frattempo, anche nel weekend si sono registrati ulteriori rialzi.
Entrando nel dettaglio, il prezzo medio del diesel al self si attesta a 1,976 euro/litro, tornando così vicinissimo alla soglia dei 2 euro al litro superata nettamente prima del decreto e già rivista in più di un distributore anche oggi, con Campania, Calabria e Molise le regioni dove il costo è più elevato. La benzina ha un prezzo medio odierno di 1,717 euro/litro al self, mentre sulle autostrade il costo sale a 1,781 euro/litro, con il diesel risalito rapidamente a 2,045 euro/litro.
Il nodo dell’8 aprile
La situazione in Medio Oriente resta molto tesa, soprattutto con lo Stretto di Hormuz nel mirino, dove transita circa il 20% del petrolio mondiale. E, di conseguenza, non pare esserci all’orizzonte una schiarita, che possa far terminare la corsa al rialzo dei prezzi dei prodotti petroliferi. Anzi, il rischio è il contrario, un ulteriore rialzo, che faccia così salire i prezzi anche ai distributori. E anche il prezzo del gas sta salendo rapidamente, oggi sopra i 60 euro/MWh.
Per l’Italia, una data chiave sarà mercoledì 8 aprile. Quel giorno, infatti, terminerà la riduzione delle accise di 20 giorni, varata dal Governo. Cosa accadrà dopo? Se non ci sarà una proroga, i prezzi risaliranno immediatamente dei circa 25 centesimi legati al decreto, rischiando di raggiungere nuovi livelli record. Ovviamente, la speranza è una conclusione del conflitto nel frattempo. Ma, se non sarà così, toccherà al Governo prendere una decisione su questo tema.
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