Prezzi benzina: sfondato il tetto di 2,1 euro/litro, vola anche il diesel

Gli aumenti continuano e giovedì scade lo sconto accise

Prezzi benzina: sfondato il tetto di 2,1 euro/litro, vola anche il diesel

Il weekend ha portato nuovi pesanti aumenti per i prezzi dei carburanti, che hanno superato ulteriori soglie ai nostri distributori. La benzina ha sfondato il tetto di 2,1 euro al litro, mentre il diesel è andato oltre 2,2 euro a litro nei prezzi medi al self su rete stradale. Valori che non venivano raggiunti da oltre quattro anni, che rischiano di essere ulteriormente superati, vista la situazione in Medio Oriente. E giovedì scadrà l’ennesima proroga dello sconto accise.

I prezzi di lunedì 14 settembre

Il balzo in avanti dei prezzi è arrivato nel corso del fine settimana, in particolare tra venerdì e sabato, mentre oggi gli aumenti sono stati più limitati. Il prezzo della benzina al self su rete stradale è oggi di 2,107 euro al litro, con una crescita di 2 millesimi rispetto a ieri, ma un +21 millesimi sul costo di venerdì. Un andamento simile per quanto riguarda il diesel: 2,216 €/l è la quotazione odierna, +2 millesimi rispetto a ieri e +23 millesimi rispetto a venerdì scorso.

Come dicevamo, si tratta di valori che non venivano raggiunti dal 2022, quando scoppiò la guerra in Ucraina. E, senza il taglio delle accise prorogato da parte del Governo fino a giovedì prossimo (17 settembre), il prezzo del gasolio raggiungerebbe oggi un nuovo record storico a 2,384 euro al litro. Situazione identica anche sulla rete autostradale, dove il prezzo odierno è rispettivamente di 2,198 euro/litro per la verde e 2,293 euro al litro per il diesel.

Un futuro con poco ottimismo

Sono ormai settimane che i prezzi dei carburanti stanno salendo in maniera vertiginosa e le sensazioni non sono per nulla positive, anche per il prossimo futuro. Mentre la guerra tra Stati Uniti ed Iran prosegue, con lo Stretto di Hormuz sempre più coinvolto nel conflitto, si è aggiunto anche il fronte in Arabia Saudita, altra regione chiave per il petrolio a livello mondiale. Nel weekend sono arrivati i nuovi attacchi degli degli Houthi yemeniti e la conquista di Bab el-Mandeb.

Quest’ultimo è un altro punto fondamentale nelle rotte commerciali, perché apre la strada dal Mar Rosso al Golfo di Aden. Ed è abbastanza semplice da controllare, visto che nel punto più stretto è largo solamente una trentina di chilometri, potendo così minacciare facilmente gli armatori e costringendoli ad una rotta più lunga. Inoltre, il porto saudita di Yanbu ospita l’oleodotto saudita che porta il greggio dai giacimenti dell’Est alla costa occidentale, con il trasporto di circa 4-5 milioni di barili di petrolio al giorno. Ed è ora temporaneamente chiuso.

Le conseguenze sul prezzo del petrolio si sono viste solamente questa mattina, con il forte rialzo sui mercati delle materie prime: il Wti con consegna a ottobre passa di mano a 102,73 dollari al barile, con un avanzamento del 2,68% mentre il Brent con consegna a novembre è scambiato a 107,32 dollari al barile, con una crescita del 2,59%. Questo porterà ad ulteriori rialzi ai costi dei carburanti nei prossimi giorni, quando le compagnie recepiranno questi rialzi.

Il nodo accise

Questo contesto si unisce alla situazione legata allo sconto delle accise sul diesel. Come dicevamo, nei giorni scorsi è stato rinnovato fino a giovedì 17 settembre, ma la scadenza è ormai vicina e, nel caso non ci siano nuovi interventi, il prezzo del gasolio raggiungerebbe il suo nuovo record storico. Solo che stanno finendo anche i fondi per finanziarlo e, il Governo vuole sostituire questo taglio generalizzato con misure più mirate, dedicate a chi ne ha più bisogno.

“Vorremo un provvedimento più targettizzato verso i consumatori e i fruitori che hanno maggiormente bisogno – ha detto venerdì la premier Giorgia Meloni – Sono ottimista che i primi giorni della settimana prossima, o comunque al massimo durante la settimana prossima, arriveremo con il provvedimento”. Non è però semplice, perché non c’è un’intesa nella maggioranza, sul reperimento delle risorse e anche su come sarebbero poi ripartite.

La Lega continua a parlare di un contributo dalle banche, ma Forza Italia non è d’accordo. Si studia anche di tassare gli extraprofitti delle società che fanno raffinazione, però c’è il rischio di scoraggiare gli investimenti. Per distribuire i fondi, i buoni benzina per i dipendenti sarebbero la soluzione più semplice. Ma la Lega preme perché si aiutino anche gli autonomi, Forza Italia i pensionati. Insomma, una situazione ancora molto complessa.

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