Rifiutare l’alcoltest conviene? Cosa prevede davvero la legge

Rifiutare l’alcoltest comporta sanzioni pesanti, ma in casi particolari può cambiare il quadro delle aggravanti

Rifiutare l’alcoltest conviene? Cosa prevede davvero la legge

Rifiutare l’alcoltest non è mai una scelta leggera. Anzi, nella maggior parte dei casi rappresenta una decisione rischiosa, perché il Codice della Strada considera il rifiuto dell’accertamento una condotta autonoma e severamente sanzionata. Il punto, però, è che in alcune situazioni particolari il rifiuto può modificare il quadro delle conseguenze, soprattutto quando entrano in gioco le aggravanti legate al tasso alcolemico più elevato.

Rifiutare l’alcoltest comporta sanzioni pesanti, ma in casi particolari può cambiare il quadro delle aggravanti

Il tema è stato rilanciato in un video pubblicato su Facebook dall’Avvocato penalista Mattia Fontana, che ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze previste in caso di rifiuto dell’alcoltest e sulle possibili differenze rispetto all’accertamento positivo tramite etilometro.

Il tema riguarda l’articolo 186 del Codice della Strada, che disciplina la guida in stato di ebbrezza. Le sanzioni diventano progressivamente più pesanti al crescere del tasso alcolemico. La fascia più grave è quella superiore a 1,5 grammi per litro, che comporta ammenda, arresto e sospensione della patente da uno a due anni. In caso di rifiuto dell’accertamento, il conducente viene punito con le pene previste proprio per questa fascia più alta.

Questo significa che chi rifiuta l’alcoltest non evita il problema. Al contrario, si espone comunque alle sanzioni più pesanti previste per la guida in stato di ebbrezza. Per questo, sul piano pratico, il rifiuto è quasi sempre una scelta sfavorevole, soprattutto se il tasso alcolemico reale fosse inferiore alla soglia di 1,5 g/l.

Il ragionamento cambia solo in casi specifici. Il Codice prevede infatti conseguenze aggiuntive quando viene accertato un tasso superiore a 1,5 g/l. Tra queste, ad esempio, può esserci il raddoppio della sospensione della patente se il veicolo appartiene a una persona estranea al reato. Inoltre, se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente e viene accertato un valore superiore a 1,5 g/l, la patente può essere sempre revocata.

Ed è qui che nasce il cosiddetto “paradosso” del rifiuto. Secondo l’orientamento della Cassazione, l’aggravante dell’incidente non è configurabile rispetto al reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, perché si tratta di una fattispecie diversa rispetto alla guida in stato di ebbrezza accertata tramite test.

In termini semplici, se manca un tasso alcolemico formalmente accertato, alcune conseguenze legate proprio a quel valore possono non trovare applicazione automatica. Questo non rende il rifiuto una strategia priva di rischi, ma spiega perché, in presenza di condizioni molto gravi e di una probabile alcolemia superiore a 1,5 g/l, il quadro sanzionatorio possa essere diverso rispetto a un test positivo.

Resta un punto fondamentale: la scelta più sicura e corretta è non bere prima di guidare. L’alcoltest non è un dettaglio burocratico, ma uno strumento di sicurezza stradale. Tuttavia, dal punto di vista giuridico, il rifiuto dell’accertamento apre uno scenario complesso, nel quale sanzioni penali, patente, eventuale incidente e proprietà del veicolo possono incidere in modo decisivo.

Insomma rifiutare l’alcoltest non significa evitare le conseguenze. Può, in alcuni casi molto particolari, evitare aggravanti ulteriori, ma comporta comunque l’applicazione di sanzioni elevate. Proprio per questo, ogni situazione va valutata con attenzione e non può essere ridotta a una regola generale valida per tutti.

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